La protesta vince in America e spedisce Donald Trump alla Casa Bianca, col vantaggio aggiuntivo di una tenuta del Repubblicani che mantengono una maggioranza sia alla Camera sia al Senato e conquistano 5 dei 9 seggi da governatore, due in più della tornata precedente. Per i mercati è notte fonda, anche se le prime dichiarazioni di Trump da presidente in pectore sono subito apparse molto più pacate di quelle rilasciate ancora nella notte quando lo spoglio elettorale era appena partito.
Trump ha ribadito subito alcuni punti della sua campagna elettorale, come la necessità che gli Usa tornino ad una crescita vigorosa e non si accontentino di quella vista in questi anni (che agli occhi di un italiano può apparire stratosferica, visto che è al settimo anno e ancora viaggia tra il 2,5% e il 3% in termini di crescita del Pil). Soprattutto Trump vorrebbe una crescita che torni a dare benefici alla classe media, la grande esclusa dalla redistribuzione del reddito sin dai tempi dell’apertura alla globalizzazione e dell’avvento della new economy che accanto ai benefici per i consumatori ha creato pochi super ricchi e molti nuovi poveri.
In concreto, su quali settori e titoli si può puntare a Piazza Affari per approfittare della “rivoluzione Trump” in arrivo? Mediobanca Securities ha già stilato una lista di aziende esposte verso gli Usa in termini di Ebitda (risultato operativo lordo): per Fiat Chrysler Automobiles gli Usa rappresentano l’80% dell’Ebitda complessivo, ma il titolo oggi paga pegno perché è stata proprio l’amministrazione Obama a cedere all’italiana Fiat l’allora morente Chrysler, mentre con Trump ci si aspetta che un eventuale sostegno al settore auto venga offerto a General Motors e Ford, più che ai loro concorrenti internazionali.
Fortemente esposta agli Usa è anche Cnh Industrial(55% dell’Ebitda), che però rischia di essere penalizzata da eventuali sostegni a produttori “a stelle e strisce” come Deere nel settore dei mezzi agricoli o Caterpillar in quelli da cantiere. Dubbi anche per Diasorin: il gruppo farmaceutico italiano nel primo semestre ha realizzato il 25,5% delle vendite negli Usa con una crescita del 4,6% su base annua, ma Trump se da un lato potrebbe essere tentato di disfare la riforma sanitaria di Barack Obama, dall’altro ha già detto di voler aumentare l’importazione di medicinali dall’estero per calmierare i costi della sanità americana.
Ci sono poi aziende esposte verso gli Usa che dovrebbero trarre benefici dal cambio di inquilino alla Casa Bianca, come i titoli del lusso a partire dalla Ferrari (45% dell’Ebitda negli Usa), destinata a rimanere comunque uno status-symbol per i nuovi ricchi anche in America, piuttosto che Luxottica (quasi il 60% dell’Ebitda è a stelle e strisce), Safilo (40%), Brunello Cucinelli (34%, in questo caso delle vendite) e Yoox Net a Porter (30% circa dell’Ebitda), i cui prodotti potrebbero divenire accessibili a una platea di potenziali consumatori più vasta.
Nei beni di consumo, settore pro-ciclico per eccellenza, hanno una consolidata presenza negli States sia Autogrill (circa il 65% dell’Ebitda nasce in America, grazie alla controllata HMSHost, presente in 80 aeroporti e oltre 100 aree di servizio) sia Amplifon e Campari (entrambe realizzano un quarto del risultato operativo lordo negli Usa). E ancora: l’amministrazione Trump, se manterrà la promessa di un incremento della spesa per infrastrutture, potrebbe fare la fortuna di gruppi come Buzzi Unicem (che negli Usa ricava il 68% del suo Ebitda) e forse Salini-Impregilo (viene dagli Usa il 15% dell’Ebitda del gruppo).
Allo stesso tempo una riaccelerazione della crescita Usa farebbe bene a industriali come Interpump e Brembo (per entrambi circa il 30% dell’Ebitda viene dagli Usa), piuttosto che Fincantieri (25% dell’Ebitda), che tramite la controllata Fincantieri Marine Group è uno dei principali costruttori navali di medie dimensioni negli Stati Uniti e opera per clienti civili ed enti governativi tra cui la Us Navy e la Us Coast Guard. Proprio il caloroso ringraziamento tributato da Trump ai 200 generali e ammiragli che hanno sostenuto la sua candidatura è la conferma di come anche il settore delle Difesa stia a cuore al nuovo presidente.
Per questo anche Leonardo-Finmeccanica (20% dell’Ebitda) è stata da subito tra i pochi titoli a salutare l’esito delle elezioni americane con un rialzo. Il gruppo italiano è del resto coinvolto in alcuni dei progetti più redditizi del comparto tra cui il Lockheed Martin F-35 Lightning II, e si prepara a partecipare alla gara che nei prossimi mesi la Us Navy dovrebbe lanciare per un nuovo elicottero d’addestramento (il gruppo guidato da Mario Moretti punta sul TH-119, versione ad hoc del AgustaWestand AW119 che sarà assemblato nello stabilimento di Philadelphia).

