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Economia
Moda, Boselli: nel 2014 fatturato su del 4%. "Moncler? Gabanelli avventata"

Per il sistema moda Italia l'anno si chiuderà col segno più. "Ma solo grazie all'export. I consumi interni sono fermi". Parola di Mario Boselli presidente della Camera della Moda. Che ad Affaritaliani.it assicura: "Renzi sta andando nella giusta direzione. Ma per vedere gli effetti delle riforme che ha annunciato ci vorranno due-tre anni". Su che cosa devono puntare le pmi del settore? "Sulla Cina: nei prossimi 5-10 anni 400 milioni di persone diventeranno consumatori". E sulla polemica Bertelli-Report taglia corto: "La Gabanelli avventata".

L'INTERVISTA

Marzotto di Sistema Moda Italia ha parlato di cauto ottimismo per il 2014. E' iniziata la ripresa per il settore?
"Prevediamo un +4% di fatturato sul 2013. Dato non male ma frutto esclusivamente delle esportazioni. Il mercato interno, per cui avevamo delle attese, è rimasto invece al palo. La crescita che avevamo previsto era infatti del 5%, ma in realtà si fermerà al 4% proprio per la situazione italiana".

I consumi interni dunque non sono ripartiti?
"No".

E quanto annunciato dal governo per far ripartire l'Italia la convince?
"Bisogna chiarire una cosa: anche se le promesse di Renzi si verificassero, gli effetti li vedremmo tra due o tre anni. Quindi la sfida che abbiamo di fronte è di resistere per questi due o tre anni. Prima sarebbe illusorio immaginare qualunque altra cosa".

Ma Renzi sta andando nella giusta direzione?
"Direi di sì. Questo Paese è talmente disastrato che chiunque dia una spallata, e non vedo altri in grado di darla, va nella giusta direzione".

Tornando ai dati, tira solo l'export. Dove il made in Italy non conosce crisi?
"Vanno valutati due ambiti. Il primo: gli storici clienti della moda italiana, dal Giappone agli Usa passando per l'Europa. Insomma i Paesi Ocse più il Giappone. Oltre a questi, dobbiamo guardare ai nuovi consumatori: i Bric. Due di questi, Russia e Cina, sono andati bene nel passato. Gli altri due, Brasile e India, sono stati e sono una delusione".

Russia e Cina però, con l'embargo e la crisi ucraina e con le leggi anti-corruzione, stanno un po' soffrendo.
"La Russia ha fatto registrare cali di fatturato dal 10 al 25% in questa fase.  La Cina invece regge meglio, nonostante il 'raffreddore' a Hong Kong e le leggi anticorruzione, perché c'è un polmone di consumatori che si stanno affacciando al mercato".

Proprio a questi nuovi consumatori lei ha dedicato il suo intervento di apertura del Milano Fashion Global Summit 2014. Quali prospettive ci sono per le aziende italiane?
"In Cina ci sono 400 milioni di abitanti della campagna che saranno inurbati nei prossimi 5-10 anni e che da contadini diventeranno cittadini.  All'inizio ne beneficerà, per il settore tessile e l'abbigliamento, la macchina produttiva cinese. In una seconda fase questi nuovi consumatori cinesi punteranno ad avere prodotti più aggiornati ed entrerà dunque in gioco il nostro sistema produttivo: la richiesta sarà di un prodotto full Made in Italy a prezzi però contenuti. La grande quantità di imprese italiane di piccola e media dimensione  sarebbe teoricamente in grado di rispondere perfettamente a questa domanda. Purtroppo ho dovuto constatare che vi è una quasi totale carenza di nostri prodotti di tale fascia in Cina. Infine, in una terza fase, tali consumatori, dopo una evoluzione anche culturale oltre che estetica, arriveranno ovviamente ad acquistare i prodotti delle aziende top del nostro sistema moda. Quindi dobbiamo occuparci dell’offerta di prodotti per la fase due di quella famosa realtà di 400 milioni di nuovi consumatori, che si aggiungono a quelli già in grado, grazie a un miglioramento del loro tenore di vita, di partecipare a questo fenomeno consumistico".

Se dovesse dare un consiglio a una pmi del settore che deve resistere per i prossimi 2-3 anni in attesa della ripresa?
"Non ho dubbi: a una azienda della subfornitura consiglio di diventare o di mantenersi indirettamente esportatore. Cioè di essere o restare collegata a grandi brand che esportano dai 4/5 in su della loro produzione. Se invece parliamo di aziende del prodotto finito, il discorso è più difficile. Perché nonostante sia il prodotto finito ad essere richiesto nei mercati esteri più lontani, c'è però il problema che in quei Paesi bisogna andarci. Noi ci attiveremo per aiutare queste aziende, ma non è una passeggiata perché le aziende piccole e medie fanno fatica ad andare lontano".

Martedì il presidente di Prada, Maurizio Bertelli, ha dato della stupida alla giornalista Milena Gabanelli a proposito della puntata di Report su Moncler, dicendo che è normale che un'azienda tenti di ridurre i costi. E' d'accordo?
"Premetto che non ho visto la trasmissione perché ero in Cina, ma ne ho solo letto sui giornali. Ma mi pare che la cosa sia stata un po' forzata e attendo di vedere i dati oggettivi. Cioè: quanto fatto vedere dalla trasmissione e quanto scritto dall'azienda nella sua replica mi sembra divergano totalmente. Io direi calma e gesso: mi pare che Report non sia stato abbastanza accorto. Poi la parola 'stupido' non rientra nel mio lessico, ma dico però che la Gabanelli è forse stata non abbastanza accurata nelle verifiche... un po’ avventata".

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