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L’agenzia internazionale di rating Moody’s ha ridotto di un notch il rating di lungo termine di Bpm a “B1” da “Ba3” (e lo “stand alone baseline credit assessment” a “b2” da “b1”), rimuovendo il rating dalla procedura di creditwatch negativo avviata lo scorso 16 maggio. L’outlook resta tuttavia negativo (“come per la maggior parte delle banche italiane”, ricorda una nota della stessa Bpm).

La decisione di Moody’s, spiega la nota di Bpm, appare essenzialmente legata al ritardo nel processo di riforma della corporate governance della banca milanese, il cui titolo stamane sale comunque di quasi tre punti grazie alla decisione a sorpresa della Federal Reserve che ieri ha mantenuto invariato il suo programma di acquisto di bond sul mercato secondario al ritmo di 85 miliardi di dollari al mese (il mercato si attendeva invece una prima riduzione a 75 miliardi di dollari del tetto degli acquisti mensili).

E’ dunque l’occasione per liquidare il titolo nel caso l’aveste in portafoglio o la forza mostrata oggi dal titolo (che nell’ultimo anno accusa ancora una perdita del 10%, ma negli ultimi tre mesi ha invece guadagnato circa il 9%, in gran parte grazie al +7% messo a segno nell’ultima settimana) può costituire un segnale d’acquisto? Gli analisti fanno notare anzitutto un paio di cose.

Anzitutto Andrea Bonomi, presidente del Consiglio di gestione della banca e principale azionista di Bpm, incaricato a inizio mese di avviare, insieme al presidente del Consiglio di sorveglianza, Giuseppe Coppini, “un percorso comune di analisi e approfondimento relativo al necessario sviluppo della governance della banca” da includere nell’aggiornamento del piano industriale 2012-2015, pare aver trovato un compromesso per trasformare la banca da società cooperativa a responsabilità limitata (“Scarl”) in una “Spa ibrida”.

Una soluzione a metà strada tra i desiderata della Banca d’Italia e del mercato (che fanno il tifo per una trasformazione in Spa “pura”) e le forti resistenze dei dipendenti-soci e dei pensionati-soci ,che hanno la maggioranza in assemblea, da convocare per approvare le modifiche allo statuto. Per ulteriormente spianare la strada lo stesso Bonomi avrebbe incontrato negli ultimi giorni ha incontrato il segretario generale della Uilca, Massimo Masi, quello della Fabi, Lando Sileoni, il suo omologo della Fisac Cgil, Agostino Megale, e quello della Fiba Cisl, Giulio Romani.

Oltre alla trasformazione societaria Bonomi sarebbe orientato a ridurre il numero di consiglieri del Consiglio di sorveglianza e a tagliare la rappresentanza al suo interno dei soci-dipendenti e dei soci-pensionati sotto il 50%, mentre nel Consiglio di gestione a diminuire oltre alle poltrone sarebbero i rappresentanti dei soci di capitale. Se tutto andrà in porto Bonomi potrebbe prendere il posto di Coppini, passando dalla presidenza del Cdg a quella del Cds.

Secondo punto: l’aumento di  capitale da 500 milioni di euro, già approvato e in attesa di esecuzione, verosimilmente non scatterà in ottobre come si era ipotizzato fino a questa estate, ma tra fine anno e i primi del 2014. Il tempo necessario per verificare la “tenuta” della nuova governance e per raccordare la struttura organizzativa, top management compreso (secondo alcune voci non è ancora certo che l’amministratore delegato Piero Montani venga riconfermato alla guida della “nuova” Bpm), al rinnovato piano industriale.

Molte, dunque, le incertezze e volatilità che probabilmente è destinata a crescere sul titolo almeno sinché questi due passaggi (nuova governance e aumento di capitale) non saranno un fatto acquisito. Tuttavia proprio l’incertezza che sinora ha gravato su Bpm ha portato il titolo a sottoperformare l’indice Stoxx europeo del settore bancario (da inizio anno a ieri sera Bpm perdeva il 5,7%, l’indice guadagnava il 15%). Così rimossa, quanto meno, l’incertezza in merito al possibile downgrade del rating il titolo potrebbe quanto meno rappresentare un’interessante occasione di trading nelle prossime settimane, potendo anche sfruttare la “sorpresa” appena giunta dalla Federal Reserve che sembra aver riacceso l’interesse per il comparto bancario in tutto il mondo, Italia compresa.

Luca Spoldi

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