Caos Bpm, il titolo crolla. E la Consob vieta le vendite allo scoperto
Lunedì nero a Piazza Affari per la Popolare di Milano, che paga l'esito del voto dell'assemblea di sabato. Il titolo in chiusura lascia sul terreno l'8,5% a 0,63 euro, dopo essere arrivato a perdere in mattinata il 10%. Pesa la mancata approvazione da parte dell'assemblea della riforma 'soft' della governance, fatto che potrebbe ripercuotersi sull'atteso aumento di capitale.
Subito è intervenuta la Consob che ha deciso di vietare temporaneamente le vendite allo scoperto sul titolo Banca Popolare di Milano, nelle sedute di oggi e domani. Il divieto, informa una nota della Commissione, e' stato adottato tenuto conto della variazione di prezzo superiore al 10% registrata oggi dal titolo. Il divieto, si precisa, riguarda le vendite allo scoperto assistite dalla disponibilita' dei titoli, estendendo quindi la portata del divieto di vendite allo scoperto nude, gia' in vigore per tutti i titoli azionari dal primo novembre scorso in virtu' del Regolamento Comunitario.
Sabato sono mancati un centinaio di voti per il via libera alla riforma ma il dato finale evidenzia una emorragia di oltre 2.300 preferenze in quattro mesi per il presidente, Piero Giarda. L'assemblea ha avuto insomma l'esito che nessuno si aspettava. Se nella storia della popolare e' l'ennesimo schiaffo dei soci ai vertici, inediti ne sono i protagonisti: non i sindacati bensi' il comitato dei soci non dipendenti di Piero Lonardi che, per la prima volta dalla sua nascita nel 1994, e' riuscito a imporre la sua posizione.
Per Giarda, Castagna e il presidente del consiglio di gestione, Mario Anolli, che debuttavano nell'arena degli azionisti Bpm, e' un "inciampo", un "infortunio" inaspettato; l'intenzione e', pero', di andare avanti con la tabella di marcia gia' annunciata, che prevede l'avvio dell'aumento di capitale da 500 milioni di euro nella prima settimana di maggio. La borsa, però, non ne è così sicura.