A- A+
Economia

 

call center 500

twitter@andreadeugeni

Palermo come Nuova Dehli. Non serve andare dall'altra parte del mondo, in India, per trovare stipendi da fame, oltretutto in nero, nei call center. Posti di lavoro, quelli in Paesi facenti parte dell'elite ristretta dei Brics, in alcuni casi migliori di quelli che venivano offerti nel capoluogo siciliano in un call center fantasma. Un degrado e una situazione da vero sottosviluppo che in alcuni, ad esempio, è addirittura peggiore di quella di un call center di Bombay, dove la Gtl, per fidelizzare i dipendenti in un settore ad alto tasso di turn-over, mette a disposizione dei propri operatori un locale per la ginnastica, uno per la preghiera, uno per la ricreazione, uno per i baby sitters. Insomma, tutto ciò che serve per coccolare e cercare di trattenere il proprio personale.

Cosa che certo non accadeva a Palermo, dove la Guardia di Finanza, con la collaborazione dell'Ispettorato provinciale del lavoro, dell'Inps e dell'Inail, ha appena scoperto che 37 lavoratori, tra i 19 e i 50 anni, erano addetti alle vendite di depuratori d'acqua, con un fittizio contratto "a progetto", basato sulla vendita di un quantitativo minimo di prodotti da garantire ogni bimestre. Gli operatori venivano pagati 2-3 ora all'ora, senza regolare contratto, senza contributi e su una carta prepagata sulla quale venivano fatti confluire gli stipendi in nero.

Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire l'erogazione di somme sulle carte prepagate per un ammontare superiore agli 80mila euro in sei mesi. I lavoratori, però, non ricevevano lettera di assunzione, nè sottoscrivevano un regolare contratto di lavoro o quietanze di pagamento, percependo una retribuzione oscillante tra i 2 e i 3 euro per ogni ora trascorsa davanti a un computer, con cuffie collegate a una postazione telefonica.

Tale sistema ha consentito all'imprenditore di aggirare i contratti nazionali di settore risparmiando oltre 40mila euro, e di ottenere illeciti risparmi in termini di contribuzione assistenziale e previdenziale. Infatti, per le 2.400 giornate lavorative ricostruite dai finanzieri il titolare avrebbe dovuto versare contributi pari a 20 mila euro. Adesso rischia sanzioni da 72.725 a 644.330 euro. Alla fine dello scorso anno, sempre la Gdf di Palermo aveva scoperto in città un altro call center che impiegava 20 lavoratori in nero.

Mediamente, per i poveri 37 sfruttati, i compensi si aggiravano intorno a 350 euro mensili. Una cifra non lontana dai 200 dollari che a New Dehli un giovane diplomato (alla ricerca del primo impiego, però!) riesce a portare a casa in un call center. Ma lì, almeno, i contratti sono regolari. E con i contributi.

Tags:
call center

i più visti

casa, immobiliare
motori
Mustang Mach-E: Il primo SUV completamente elettrico di Ford

Mustang Mach-E: Il primo SUV completamente elettrico di Ford


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.