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Economia

 

 

Si chiama Confezioni Moda Italia, l’azienda di Trento che produce la prima linea del colosso Usa Calvin Klein. Com’è noto, la produzione di moda di livello ha luogo sempre e solo nel nostro paese, che nonostante i detrattori continua ad avere un manifatturiero unico per competenze  e il marchio americano non fa eccezione. 130 i dipendenti della Cmi di Mattarello, dei quali 10  sarebbero stati licenziati insieme a 2 di Milano, area amministrativa. 

La comunicazione è arrivata qualche giorno fa a Confindustria Trento ma pare non sia stata notificata ai diretti interessati. Dai vertici della sede legale italiana, che fa capo all’americana PVH, nessun commento. L’amministratore delegato Fabio Fusco e il direttore generale di Ck Italia Luca Medici preferiscono il silenzio. 

Secondo quanto diffuso dal quotidiano Adige, l’assemblea del sindacato e dei lavoratori tenutasi il 16 luglio scorso avrebbe proposto i contratti di solidarietà in luogo della mobilità, ricevendo risposta negativa da parte del management. Una nota stampa afferma che i vertici aziendali parlano di “riorganizzazione del gruppo”, obiettando che poco pesa un risparmio di 500mila euro su 15 milioni di euro di perdite.

Inoltre, pare non vengano confermati tre contratti a termine, sempre nello stabilimento di Trento. Sul fronte sindacale,  l’agitazione è massima: “Il gruppo ha deciso di spostare da Trento la seconda linea e di spostarla in un’altra sede – ha spiegato Osvaldo Angiolini della Uiltec Uil – La seconda linea è la produzione per gli outlet, più economica, ma il grosso dell’attività a Mattarello è rappresentato dalla prima linea, un prodotto di alta gamma. Hanno anche precisato – prosegue Angiolini- che non hanno chiesto la cassa integrazione perché non si tratta di crisi ma di una riorganizzazione”.

L’azienda vuole chiudere la procedura in tempi brevi, ma il sindacato si oppone: “Non ci sono in Confezioni Moda Italia figure professionali di una certa età che potrebbero essere accompagnate alla pensione – ha commentato Marco Ravelli della Femca Cisl – sono giovani e prevalentemente donne”. Il prossimo incontro fra management, sindacato e lavoratori avrà luogo il 25. La premessa? “Non daremo nessuna cambiale in bianco”.

Del resto, il piano di ristrutturazione avviato dalla proprietà del marchio americano è chiaro da un pezzo: già la scorsa primavera i 149 lavoratori dello  stabilimento dell’Osmannoro, Firenze, avevano incrociato le braccia di fronte al piano di dismissione da spalmarsi su un anno e mezzo. Calvin Klein lì progettava la linea jeans, che poi veniva realizzata in Cina. Cigl aveva già lottato lo scorso giugno, quando Warnaco, la proprietaria di Calvin Klein (inglobata dalla PVH a fine 2012), aveva presentato a Confindustria un piano di licenziamento per 40 dipendenti, 5 dirigenti e 10 contratti a termine che non sarebbero stati rinnovati, ottenendo 42 accordi di mobilità e un’incentivazione all’esodo per 15 mila euro. Il risultato era stato il passaggio da 229 dipendenti a 150. Prima ancora, nel novembre 2009, era stata la volta dello stabilimento di Barberino nel Mugello, lasciato dalla multinazionale americana con un bilancio di 130 lavoratori a casa. Ora la dirigenza italiana di Ck rassicura che a Trento resterà la produzione della prima linea, ma i lavoratori restano dubbiosi.

Monica Camozzi

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