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Economia
Cambia il potere in Confindustria. Ecco chi si è già bruciato per il dopo-Squinzi

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Per capire quali sono i candidati che usciranno davvero allo scoperto in Confindustria per il dopo-Squinzi e che finiranno nel lista dei tre saggi per l'elezione della nuova presidenza di Viale dell'Astronomia bisognerà aspettare che passi l'estate. Per quattro motivi. Il primo è che, a differenza di quanto si vociferava alla viglia dell'assemblea privata, il maggiore impegno che l'attuale presidente Giorgio Squinzi (dopo il necessario break per importanti ragioni personali in cui ha delegato molto della sua agenda ai propri collaboratori), profonderà nell'associazione nei prossimi mesi avrà anche l'effetto di serrare i ranghi all'interno della Confindustria. Rafforzando così le aspirazioni di quei candidati che, proprio come lui, provengono dalla stretta cerchia degli imprenditori self-made e non invece dal blasonato cognome o dalla lunga carriera confindustriale (si dice anche che Mr Mapei si tirerà via pure qualche sassolino dalla scarpa, ridimensionando i troppi protagonisti che hanno fatto capolino nell'associazione durante la sua vacatio).

Il secondo motivo è che, con la designazione dei 20 rappresentanti elettivi (del sistema delle grandi, medie imprese e dei probiviri e dei revisori dei conti) del neo-consiglio generale, un'elezione dal particolare significato politico (visto che i restanti dei 150 complessivi membri entrano di diritto nell'ex giunta soltanto per seggi di sistema), si sono completamente rovesciati i rapporti di forza in Confindustria: l'esito delle urne nell'assemblea privata del 6 aprile ha ridefinito infatti una nuova democrazia confindustriale.

La tornata è stata un autentico massacro per Assolombarda, la più nobile e potente delle territoriali, che non ha piazzato i propri candidati, uscendo così sonoramente sconfitta dal sistema confindustriale che non ha riconosciuto all'associazione di via Pantano e ai suoi alleati come UniLazio il ruolo di azionisti di maggioranza e di aristocrazia dell'Aquilotto, con uno smacco pubblico senza precedenti. Un nuova configurazione che finisce per fiaccare in partenza le aspirazioni (ma solo sulla carta) di Gianfelice Rocca (che secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it ha confidato al collega Carlo Pesenti, il padre della riforma di Confindustria e altro auto-candidato dal cognome famoso, di essere indisponibile per la corsa e di appoggiare invece il conterraneo bergamasco, il quale a sua volta ha declinato l'invito dichiarandosi pronto a supportare invece proprio la candidatura di Rocca) e di Aurelio Regina. L'ex vice di Squinzi, dopo il secondo cartellino rosso confindustriale (il primo nel tagliando del mid-term) ricevuto da Antonio D'Amato (per il mancato inserimento del proprio nome nella lista dei prossimi cavalieri del lavoro - vedi articolo nel box in alto a destra), contava proprio sull'asse Milano-Roma per coronare finalmente la sua mai sopita chimera (e del suo grande sponsor, l'ex presidente Luigi Abete) di salire sullo scranno più alto di Confindustria.

Il terzo motivo del perché tutti nomi che stanno circolando sono da considerarsi già bruciati è che si tratta di auto-candidature spontanee, modus operandi lontano dal codice che vige in Viale dell'Astronomia dove vale invece la regola aurea che "alla presidenza non ci si candida, ma si viene chiamati".

L'ultimo fattore che influenzerà i giochi saranno anche i desiderata del presidente del Consiglio Matteo Renzi nell'avere, in futuro, un gradito interlocutore fra il fronte degli imprenditori. Non è infatti escluso che, quando gli schieramenti inizieranno a muoversi, il premier possa far arrivare in Viale dell'Astronomia la propria moral suasion facendo filtrare un velato parere sul tema.

In questo quadro, oltre a Regina, quanti realmente si stanno dando molto da fare per non farsi trovare impreparati ai nastri di partenza sono il compagno in affari nella Sigaro Toscano Gaetano Maccaferri, imprenditore bolognese delle costruzioni e attuale vicepresidente di Confindustria sostenuto dai vecchi bombasseiani fra cui Della Valle, Montezemolo e Abete, l'insospettabile Alberto Baban, presidente veneto della Piccola giunto a metà mandato e incoraggiato a fare il salto dal proprio entourage nordestino (ma che tradirebbe però il proprio elettorato, oltre a fare uno sgarbo al protocollo istituzionale del sistema) e i lombardi Ribolla (varesino e attuale presidente di Confindustria Lombardia a cui andrebbe bene anche una vicepresidenza) e Aldo Fumagalli, imprenditore brianzolo già nella squadra di Rocca in Assolombarda.

A partecipare alla corsa ci terrebbero in modo particolare, ma con un attivismo meno spinto, anche l'emiliana Lisa Ferrarini, presidente del comitato per la tutela del made in Italy di Confindustria e la torinese Lucia Mattioli. Rispetto ai rumors circolati nelle ultime ore, non pensa assolutamente al dopo-Squinzi il vicentino Stefano Dolcetta. Mentre è ormai del tutto fuori gioco la candidatura dell'ex Fondazione Mps Antonella Mansi che ha ricevuto un sonoro ceffone dalla propria Toscana che ha eletto nei 20 del consiglio di Viale dell'Astronomia il conterraneo Beppe Oriana, suo grande antagonista (Confindustria, oltretutto, non eleggerebbe due presidenti chimici consecutivi) e per la quale si prospetta anche un addio definitivo dal settimo piano di Viale dell'Astronomia. Insomma, le manovre fra gli industriali sono iniziate, ma hanno il peccato originale di essere solamente delle auto-candidature. Destinate così a sciogliersi già sotto il sole di questa ormai vicina estate.

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