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Economia
Lavoro, Camusso: "Renzi come la Thatcher". Il premier: "Difendete solo ideologie"


Che non si erano mai amati è stato chiaro sin dalle primarie del Pd in cui Susanna Camusso ha appoggiato apertamente Gianni Cuperlo nella corsa alla segreteria dei Democrat post Bersani. Ora con la riforma dello Statuto dei Lavoratori lo scontro sta emergendo in tutta la sua forza. "Mi sembra che il presidente del Consiglio abbia un po’ troppo in mente il modello della Thatcher", ha detto il segretario della Cgil parlando della riforma del lavoro, durante l’inaugurazione della nuova sede regionale del sindacato a Milano.

"La sfida che lanciamo noi - ha spiegato ancora la Camusso - è fatta dall’idea che si può fare lo Statuto dei Lavoratori, ma bisogna fare sì che tutti abbiano gli stessi diritti con contratti a tempo indeterminato". Secondo la sindacalista, ci vuole "coerenza tra le riforme e l’impianto della Costituzione, per la quale a uguale mansione deve corrispondere uguale retribuzione, non ci può essere retribuzione diversa tra uomini e donne e non ci possono essere discriminazioni. Noi- ha concluso- guardiamo alla Costituzione per costruire un impianto nuovo di cui c’è bisogno per creare un lavoro con diritti, uguaglianza e libertà".

"Non capisco perché lo sciopero generale sarebbe un rischio. E’ una delle forme di mobilitazione possibili del sindacato", sottolinea il segretario della Cgil rispondendo ad una domanda sull’ipotesi di ricorrere allo sciopero generale contro le scelte del governo. Anche perché, per ora, non ci sono incontri in programma con Renzi: "Non mi pare", ha precisato ironica la leader del sindacato, che ne ha approfittato per difendersi anche dalle accuse di conservatorismo: "Quella conservazione è il miglior frutto della storia democratica e - ha aggiunto - noi a quella storia non ci rinunciamo. C’è chi dice che se si cancella l’articolo 18 si dà un colpo al sindacato. Ma noi non stiamo difendendo noi stessi - ha proseguito Camusso - noi siamo uno strumento, per cui chi cancella quell’articolo sta cancellando la libertà dei lavoratori".

LA RISPOSTA DI RENZI - il presidente del Consiglio risponde con un videomessaggio dai toni sarcastici: "A quei sindacati che vogliono contestarci - dice Renzi - io chiedo: dove eravate in questi anni quando si è prodotta la più grande ingiustizia, tra chi il lavoro ce l'ha e chi no, tra chi ce l'ha a tempo indeterminato e chi precario?" perchè "Si è pensato a difendere solo le battaglie ideologiche e non i problemi concreti della gente. Sono i diritti di chi non ha diritti quello che ci interessa - continua il premier - li difenderemo in modo concreto e serio. Non siamo impegnati in uno scontro del passato, ideologico, non vogliamo il mercato del lavoro di Margareth Thatcher - replica alla Cgil - ma un mercato del lavoro giusto", con cittadini tutti uguali. Noi ci preoccupiamo per tutti, voi solo di alcuni".


Lavoro, Bersani: su riforma sara' battaglia

"Altro che modello tedesco, Renzi rischia di frantumare i diritti dei lavoratori". Nel corso di una intervista a Radio Montecarlo, l'ex segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani ha toccato tutti gli aspetti piu' caldi della riforma del lavoro ed ha promesso "battaglia" al Senato se non cambiera' l'impostazione, con la presentazione di molti emendamenti alla legge delega. Commentando le parole di Susanna Camusso, Bersani afferma: "Io preferisco fare un ragionamento diverso: noi abbiamo assolutamente bisogno di una riforma, ma si rischia che si perda l'occasione per una riforma vera. Renzi vuole avvicinarsi al modello tedesco ma cosi' facendo ci stiamo allontanando da quel modello, in questi giorni c'e' spazio per riflettere e per fare una riforma seria che riconosca i diritti dei lavoratori e non li cancelli o li frantumi. La riforma ci vuole ma deve essere seria e non certo una bandierina da sventolare di fronte agli elettori o all'Europa".

Quanto al paragone con la Thatcher, l'ex segretario spiega: "Non voglio credere che ci sia l'idea di fare un braccio di ferro inutile e sterile: servono novita'. Se il neo assunto non ha tutte le garanzie, come gli altri suoi colleghi, va bene purche' sia solo per un breve periodo, pero' a un certo punto bisogna arrivare alla pienezza delle tutele, compreso - e questo deve esser garantito sin da subito - il reintegro in caso di licenziamento ingiusto che esiste in tutta Europa. Se Sacconi deve innalzare una bandiera, lo faccia pure, e' un suo problema, non certo puo' essere un problema del Pd che piuttosto deve pensare solo a riformare l'Italia".

Al Senato, dunque, "saranno presentati molti emendamenti, non solo sull'obbligo di reintegro in caso di licenziamento ingiusto: l'importante e' che il Governo precisi le sue intenzioni, perche' se l'interpretazione e' quella sentita da Sacconi e altri, allora non ci siamo proprio. Andiamo ad aggiungere alle norme che danno solo precarieta' ulteriore precarieta', andiamo a frantumare i diritti, non solo l'articolo 18 e allora sara' battaglia". Renzi non rischia di spezzare la corda? "Certo, e' possibile - ammette l'ex segretario-, ma spero proprio di no, dobbiamo trovare un equilibrio tra capitale e lavoro: e' questa l'essenza del riformismo. Il Governo deve capire che siamo davanti a un punto molto sensibile", "adesso dobbiamo trovare un accordo. Mi viene da ridere quando sento parlare di tabu' da infrangere o bandierine sull'articolo 18". E rispondendo alle accuse di non volere le riforme, Bersani stoppa le polemiche: "Non ci si provi neanche, sono altri che non vogliono le riforme...".

 

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