Leggi al rubrica Fisco&dintorni a cura dell’avvocato Matteo Sances
di Avv. Matteo Sances
È illegittima la cartella esattoriale poco comprensibile agli occhi del contribuente. A tali conclusioni è giunta la Commissione Tributaria Provinciale di Pavia che, con sentenza n.283/3/14 depositata in data 11/04/2014 (sentenza liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – Sez. Documenti), ha affrontato il problema degli atti esattoriali privi di reale motivazione.
Sul punto i Giudici chiariscono che “quella relativa alla <
Ancora, sempre in merito alla necessità della motivazione all’interno degli atti esattoriali, si sottolinea un’altra recente pronuncia della Cassazione, ossia la n.21564 del 20/09/2013 (anche questa sentenza è liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – Sez. Documenti).
In tale sentenza i giudici della Suprema Corte spiegano anche in questo caso come “l’obbligo di motivazione dell’atto impositivo persegue il fine di porre il contribuente in condizione di conoscere la pretesa impositiva in misura tale da consentirgli sia di valutare l’opportunità di esperire l’impugnazione giudiziale, sia, in caso positivo, di contestare efficacemente l’an e il quantum debeatur. Detti elementi conoscitivi devono essere forniti all’interessato, non solo tempestivamente ma anche con quel grado di determinatezza ed intelligibilità che permetta al medesimo un esercizio non difficoltoso del diritto di difesa”.
Alla luce di quanto illustrato, dunque, è evidente come la Corte di Cassazione abbia voluto ribadire l’assoluta importanza della motivazione per gli atti tributari, così come tra l’altro previsto espressamente anche dallo Statuto dei Diritti del Contribuente (articolo 7 della legge n.212 del 27/07/2000).
