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Economia
Lavoro, la Cgil: "In piazza anche da soli". Lotti: "Chi ha perso primarie non detti linea"
"Io non credo e non cedo alla cultura del solito racconto dei cervelli in fuga. Vi chiedo di tornare in italia? No, vi chiedo di andare avanti e cambiare il mondo". Lo dice Matteo Renzi, in visita a San Francisco, dove sta incontrando alcuni 'startupper' italiani. "Da parte nostra faremo di tutto per cambiare l'Italia: per renderlo un paese più semplice, con un mercato del lavoro diverso, con una classe politica che sia dimagrita e di cui non vergognarsi. L'Italia ha bisogno di una rivoluzione sistematica su tutto".

Giorgio Squinzi approva il decreto Poletti e all'interno del Pd è guerra aperta sulla riforma del lavoro. "Gli imprenditori non si divertono a licenziare". Il leader di Confindustria ribadisce la linea degli industriali sull'articolo 18: "E' un mantra da smontare. Forse è un freno più mediatico che di sostanza, ma l'opinione prevalente tra gli imprenditori è: come fai a investire in un paese dove se assumi è per la vita?".

Secca la replica del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. "Vedo dei repentini mutamenti di opinione. Mi ricordo molte dichiarazioni del presidente di Confindustria che dicevano esattamente l'opposto". Nessun dubbio sulla risposta del sindacato: "La Cgil ha già detto e continuerà a ribadire che inizierà la mobilitazione. Sarebbe utile per tutti che fosse unitaria ma comunque non ci tireremo indietro". A una domanda sui rapporti con Cisl e Uil, la Camusso dice che è in corso un dialogo e spiega che "se il tema è quello della riunificazione del mercato lavoro, non si possono creare doppi regimi. Noi continuiamo ad essere convinti che il problema è portare tutto il lavoro italiano ad avere diritti e dignità cosa che oggi evidentemente non ha".

Per Squinzi "il decreto Poletti va nella direzione giusta - afferma, inaugurando il Cersaie, il salone internazionale della ceramica per l'architettura di Bologna - ma serve una riflessione più profonda sul mercato del lavoro", ad esempio prevedendo un "contratto a tempo indeterminato che sia conveniente per tutti". Gli imprenditori, sottolinea il numero uno di Confindustria, "non si divertono a licenziare senza giusta causa. Anzi, i collaboratori bravi facciamo di tutto per tenerli, perchè sono il punto forte dell'azienda".

La riforma del lavoro continua ad alimentare il malumore all'interno del Pd. Maria Elena Boschi invita il partito all'unità. Per anni "ci siamo sentiti dire che dobbiamo voler bene alla ditta", ora chi lo diceva deve "dimostrarlo". Per il ministro delle Riforme istituzionali nel Pd "ci possono essere discussioni" sull'articolo 18, ma "poi si marcia tutti compatti". Un messaggio chiaro alla sinistra del partito che non digerisce la riforma di Renzi. Non si può rischiare lo scontro frontale con la minoranza del Pd: avanza l'ipotesi di un referendum interno sulla questione lavoro. Un'ipotesi che il premier vuole evitare a tutti i costi. Ma il presidente della commissione lavoro della Camera, Cesare Damiano frena: "Una possibilità reale di un referendum interno la vedo abbastanza remota".
 
Damiano, però, invita Renzi a non fare strappi per realizzare quello "che non è riuscito a fare Berlusconi". "Sulle questioni economiche del lavoro dovrebbe essere rifiutato il soccorso azzurro. E' chiaro che se fossero determinanti i voti di Forza Italia per tenere in piedi il governo su questo argomento ci sarebbe anche una conseguenza politica". I dubbi sulla riforma del lavoro sono forti: "Condivido l'idea di Renzi secondo la quale bisogna avere diritti universali senza distinzioni - spiega Damiano - gli stessi ammortizzatori, la stessa tutela per maternità, cancelliamo tutta la precarietà. Se la direzione è questa indicata da Renzi non vedo allora perchè dovremmo avere per quanto riguarda la questione del licenziamento, cioè l'articolo 18, due regimi, uno riservato alla vecchia generazione che mantiene l'attuale normativa e l'altro, più debole, di serie b, riservato ai giovani che in caso di licenziamento ingiusto avrebbero un semplice risarcimento monetario, è una contraddizione che ha Renzi e sulla quale vorrei discutere".

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