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Economia
cipro 500 1

di Paolo Fiore

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Dice Gary Lineker, attaccante dell'Inghilterra: "Il calcio è quello sport che si gioca in 22 e alla fine vince sempre la Germania". Se al pallone si sostituisce la situazione di Cipro, la massima resta calzante. Perché, qualunque sia la decisione di Nicosia, Berlino ci guadagna comunque

Per questo motivo Angela Merkel può permettersi la logica del "tutto o niente": o accettate le condizioni proposte da Bruxelles o addio aiuti. A spingere nella direzione del prelievo forzoso è stata proprio Berlino. Non è solo una coincidenza che l'esposizione finanziaria della Germania nei confronti di Cipro (5,8 miliardi) sia pari alla somma che Nicosia avrebbe raccolto dai conti correnti. Una somma contenuta. Assai minore, si dice a Bruxelles, di quanto potrà costare l'instabilità in termini di spread. Certo, Berlino avrebbe interesse a riavere indietro quei miliardi. Ma mentre Italia, Spagna e Portogallo stanno già pagando con rendimenti più alti, la Germania può anche pemettersi di aspettare alla finestra, in attesa che qualcuno (la Russia o l'Ue) intervenga. Il caos Cipro, infatti, ha già allarmato gli investitori che, preoccupati, hanno cercato un rifugio sicuro. Quale? I titoli di Stato tedeschi. La conferma è arrivata dall'asta di bond decennali. Berlino ha collocato 3,4 miliardi, con una domanda 1,6 volte l'offerta e tassi dell'1,36% contro l'1,66% della precedente asta. In ogni caso, quindi, vince la Germania.

Il no di Cipro-Davide al diktat euro-tedesco, però, non è andato giù a Berlino-Golia. Visti i paracadute su cui la Germania può contare, si tratta soprattuto di una sberla politica. La cancelliera si è detta "dispiaciuta", ma ha aperto a un compromesso. "Cipro è nostro partner - dice - e per questo è nostro dovere trovare insieme una soluzione". La via d'uscita potrebbe essere un piano B:  l'ipotesi è che si riduca o si elimini la tassa sui depositi e si raccolgano i 5,8 miliardi di euro attraverso fonti alternative, come i fondi della Chiesa o della previdenza sociale. I vertici ecclesiastici ortodossi hanno persino dato disponibilità a utilizzare le proprietà come garanzia per fututri prestiti. Alla riunione hanno partecipato i leader di tutti i partiti rappresentati in Parlamento (il conservatore Disy, il comunista Akel, il centrista Dyko e il socialdemocratico Edek, l'Evroko di centro destra e i verdi), oltre al governatore della banca centrale, Panicos Demetriades e un rappresentante della troika. I mercati sperano: lo spread scende sotto i 330 punti. Ma non si sa mai: le banche potrebbero rimanere chiuse fino al 26 marzo per evitare la fuga di capitali.

L'alternativa sarebbe la Russia. Nicosia continua a giocare su due tavoli.  Il ministro delle Finanze cipriota, Michail Sarris, per il momento non ha trovato un accordo con il Cremlino. Ai russi chiede ulteriori finanziamenti per 5 miliardi di euro e l'estensione di 5 anni di un prestito di 2,5 miliardi che scade nel 2016. Tra gli assi ancora nelle mani di Putin c'è la proposta di correre in soccorso in cambio delle future esplorazioni di gas. Una sorta di privatizzazione del salvataggio che la dice lunga sull'influeza russa su Cipro. Il no del parlamento, oltre che per le proteste della popolazione, è arrivato anche per non irritare i ricchi correntisti russi. Elimianare il prelievo forzoso dai piccoli depositi (come ipotizzato anche da Bruxelles) avrebbe significato spingere quello sui conti oltre i 100 mila euro al 15%. Inaccetabile per l'economia cipriota. Ma inaccettabile per gli oligarchi di Mosca e dintorni. Chinare il capo di fronte alla proposta europea avrebbe sgretolato i rapporti con la Russia. Un'eventualità che l'ipertrofico settore bancario cipriota non può permettersi. Lo ha detto chiaramente Vtb, la seconda banca russa: "Riesamineremo i nostri affari a Cipro se si dovesse applicare il prelievo forzoso".

Così la piccola isola mediterranea, con in un anno produce quanto l'Ue in un solo giorno, si trova schiacciata tra un "fronte occidentale" e uno "orientale". Se Bruxelles, con uno sforzo minimo, avesse detto sì al salvataggio, Cipro sarebbe ancora in Europa, le ipotesi di default e uscita dalla moneta unica sarebbero già un ricordo e l'attenzione del mondo finanziario sarebbe rivolta altrove. E invece Cipro rischia di dire no all'Ue per potersi vendere alla Russia. Una guerra fredda combattuta senza baionette, ma a colpi di bailout. Dove la Germania vince sempre e Cipro perderà comunque.  

 

 

 

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