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Economia
Il commento/ Nomine, stavolta il governo ha cambiato sul serio


Di Sergio Luciano


Perché un giovanotto di 17 anni, 11 mesi e 29 giorni non può guidare la macchina e uno di 17 anni, 11 mesi e 32 giorni invece sì?

La risposta non sta nei tre giorni di differenza tra i due, la risposta sta nel gioco formale delle regole. Quando le regole del gioco dicono che c’è un limite formale, preciso e invalicabile, tutti i giocatori sono tenuti a rispettare il limite, anche se non lo condividono.

Quel che ha appena fatto il governo Renzi, con la tornata di nomine annunciate stasera, è stato dettare tre regole: no al quarto mandato per i capi-azienda; sì all’alternanza di genere nei vertici dei gruppi pubblici; sì, quando palesemente opportuno, alla continuità professionale dall’interno delle aziende che funzionano.
Via Paolo Scaroni dall’Eni e Fulvio Conti dall’Enel, dunque: due grandi manager che hanno prodotto miliardi e miliardi di dividendi per lo Stato, e che – simpatie o antipatie a parte – hanno certamente ben meritato, ma sarebbero entrati nel loro quarto mandato durante il quale, per di più, avrebbero compiuto i settant’anni d’età. Via loro ma a sostituirli saranno i loro “numeri due”, più sintonico con l’uscente Scaroni il nuovo a.d. dell’Eni Claudio Descalzi, più ruvido il rapporto tra Starace e Conti, ma comunque sono loro i due top-manager più in vista delle rispettive squadre già in funzione.

Avrebbero potuto essere confermati Scaroni e Conti? Certo che sì: Marchionne, Colao, Castellucci, Guerra, sono top-manager del mondo privato che occupano il loro ruolo da più di tre mandati. Non è una bestemmia. Non è un assurdo. C’è un proverbio secondo cui “squadra che vince non si cambia”. Cambiarla dopo nove anni non è l’undicesimo comandamento.

Però la cosa buona, e nuova, di queste nomine è che si capisce quali criteri le ispirano. Poi sui criteri – le regole, appunto - si può discutere, ma sono una materia politica, che spetta al governo e che il governo si è giocato a tutto campo, mettendoci – come ama ripetere Renzi – la faccia. 

Ai vertici di Eni ed Enel, dopo una serie di eccellenti professionisti non sempre di nome (non il presidente uscente dell’Eni Giuseppe Recchi ha avuto l’opportunità e il buon gusto di defilarsi lui candidandosi alla presidenza di Telecom) arrivano due donne in gamba, già note e “pesanti” nel mondo del business: Emma Marcegaglia, ex presidente della Confindustria, e Patrizia Grieco, presidente di Olivetti. Novità e alternanza di genere anche sulle altre aziende: Francesco Caio amministratore delegato delle Poste con Luisa Todini presidente, una scelta che ha premiato un manager riconosciuto nel mondo, uno che sa di digitale come pochi e certamente saprà accompagnare le Poste nella riconversione, già in atto, verso le nuove tecnologie, e una donna in gamba, già capo azienda a casa sua, molto credibile in quello che fa; e un manager tosto come Mauro Moretti che dalle Ferrovie passa alla Finmeccanica, dove però viene confermato il presidente “di garanzia” Gianni De Gennaro, già capo della Polizia e dei servizi segreti. Non ha nuociuto dunque a Moretti la levata di scudi contro il taglia-stipendi annunciato da Renzi: e quel “se ne vada pure dai privati”, pressappoco dettogli dal premier dopo la polemica, non era evidentemente un anatema. Ora resta scoperta – fino al momento in cui scriviamo – la carica spinosissima di capo delle Ferrovie.

Nell’insieme, una tornata di nomine sorprendenti. Che prelude ad altre, dello stesso genere. C’è da coprire le Fs, appunto, ma anche Terna, dove si sa solo che alla presidenza salirà un’altra donna, Katia Bastioli, ma non è ancora noto se Flavio Cattaneo resterà a.d. oppure no. C’è da capire se in qualche modo rientrerà nel giro-nomine anche la Rai e se qualcuno dei “trombati” andrà ad integrare le numerose poltrone vacanti nelle varie Autorithy che regolano l’economia, conflitti d’interesse permettendo. Ma insomma, nessuno accusi il governo Renzi di immobilismo e di banalità, sul fronte esplosivo delle nomine. Possono non piacere, ma nessuno aveva mai cambiato tanto, e in un sol colpo.
 

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