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Economia
Confindustria e Srm: segnali di ripresa anche al Sud grazie a turismo e occupazione
La fontana della vergogna di Palermo

Secondo le previsioni del Centro Studi Confindustria, l’Italia dovrebbe, infatti, tornare a crescere nel 2015 (+0,8%) e in maniera più robusta (+1,4%) il prossimo anno, ma la risalita sarà più “lunga e difficile” soprattutto nel Mezzogiorno, dove i ritmi di crescita sono stati, negli ultimi anni, strutturalmente più bassi di quelli medi italiani. Applicando alle regioni meridionali il tasso di crescita stimato per l’intero Paese (cosa peraltro improbabile, dati i citati ritmi degli ultimi anni), il Sud è destinato a recuperare i livelli di ricchezza perduti dal 2007 (stimabili in oltre 50 miliardi di euro di Pil) non prima del 2025. Una prospettiva sfavorevole, che va contrastata proprio partendo dal dato di maggior debolezza: gli investimenti, vera chiave di ripartenza per l’economia meridionale. Sono soprattutto le risorse della politica di coesione, sia dei fondi strutturali sia dei fondi nazionali, a dover essere impiegate in maniera intensa e accelerata per favorire la ripresa degli investimenti, anticipando e accompagnando la crescita della spesa in conto capitale ordinaria (ipotizzata dal Def), rispetto alla quale tali investimenti dovrebbero avere (non hanno mai avuto) carattere addizionale, e superando i vincoli del patto di stabilità europeo grazie a un utilizzo ampio della flessibilità.

Al tempo stesso, i fondi devono costituire l’occasione e lo strumento per consolidare e ampliare i segnali positivi che vengono dalle imprese: con meccanismi fiscali come il credito di imposta per nuovi investimenti e ampliamenti, o come il credito d’imposta per R&S; con strumenti di garanzia e di risk sharing per agevolare l’erogazione del credito; con strumenti mirati come i Contratti di Sviluppo per favorire investimenti di grandi dimensioni coerenti con la specializzazione intelligente dei territori meridionali; con il potenziamento dell’azione dell’Ice per favorire l’export delle imprese meridionali. La palla torna comunque nelle mani delle istituzioni. A tutti i livelli.

Gli ultimi mesi utili per portare a compimento il ciclo di programmazione 2007/13 e per l’esordio del nuovo ciclo 2014/20, che muove ora, con colpevole ritardo, i primi passi, sono, infatti, un banco di prova essenziale per il governo, ma anche per le amministrazioni regionali che fino adesso non hanno certamente brillato nella spesa dei fondi. Indirizzi e scelte strategiche sono nella loro sfera di responsabilità. Il primo passo, decisivo, spetta però al governo che deve assumere, una volta per tutte, il tema della riduzione del divario meridionale come prioritaria opportunità e necessità di interesse nazionale. E, di conseguenza, deve indicare con chiarezza la soluzione dei numerosi elementi di incertezza su governance, priorità e disponibilità delle risorse della politica di coesione che si sono moltiplicati negli ultimi mesi, e che rischiano di comprometterne gravemente l’efficacia. Per gli analisti Confindustriali e Srm il tempo è breve e le speranze di ripresa del Mezzogiorno stanno tutte nella capacità di far partire, rapidamente, una politica che abbia davvero al centro le imprese.

Eduardo Cagnazzi

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