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Economia
Confindustria, il governo apre sulla class action

Il disegno di legge sulla class action che tanto ha fatto infuriare la Confindustria? Nessun problema."Apporteremo delle modifiche durante il percorso parlamentare. Ne ho già parlato con il presidente Giorgio Squinzi". Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi esordisce così di fronte alla platea dei Giovani di Confindustria riuniti nel classico appuntamento del convegno di giugno a Santa Margherita Ligure, dal titolo, quest'anno, "Ci interessa". Una rassicurazione per quella che Squinzi, subito dopo l'approvazione del provvedimento alla camera, ha definito come un perfetto esempio di "manina" dello Stato contro le imprese che permette (è questa la novità introdotta più rilevante) di partecipare alla class action anche a coloro che aderiscono dopo il pronunciamento del giudice. Squinzi, che ha concluso la due giorni di lavori a cui, oltre a Maria Elena Boschi hanno partecipato anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando (per il governo) e Matteo Salvini e Giovanni Toti (nelle nuove vesti di governatore della Regione Liguria) per le forze di opposizione (all'ultimo il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, per il M5S, ha dato forfait), si è definito "tranquillizzato" dall'intervento della Boschi e ha tenuto anche smorzare le polemiche di quanti ricordano di come Confindustria, come ccorpo intermedio, non goda di un rapporto fluido con il governo. Il richiamo è all'ultimo episodio, da alcuni definito "uno sgarbo istituzionale" in cui il premier Matteo Renzi nel giorno dell'assemblea annuale pubblica dell'associazione di Viale dell'Astronomia ha preferito andato a fare visita allo stabilimento Fiat di Melfi e non essere presente all'assise degli imprenditori che quest'anno si è tenuta all'Expo. "Non è la prima volta che un presidente del Consiglio non viene all'assemblea di Confindustria. Sono più le volte in cui non è stato presente", ha ricordato infatti Squinzi che poi ha rivendicato di aver portato a casa durante il suo mandato "l'accordo sulla rappresentanza e la decontribuzione".

Due risultati che avrebbero "tenuto la Fiat di Sergio Marchionne all'interno dell'associazione" di Viale dell'Astronomia. Imbeccato da Enrico Mentana, direttore del TG di La7 chiamato a moderare il convegno, il presidente degli imprenditori ha messo da parte il "non abbiamo nulla da chiedere al governo nè lamentele" della scorsa settimana pronunciato dal palco dell'Expo, per fare una lista dei cahiers de doleance delle aziende. A cominciare da "una ripresa economica ancora da prefisso telefonico" e dovuta soprattutto "a fattori esterni, come il deprezzamento dell'euro, il basso prezzo del petrolio e il quantitative easing della Bce, l'unica istituzione che ha una visione politica in Europa". "Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco ci ha chiesto di investire di più in ricerca e innovazione, ma se non c'è il mercato interno, dove li mettiamo questi investimenti?", si è chiesto Squinzi che si è anche definito "obbligato a condividere l'ottimismo del governo per il futuro rafforzamento della ripresa", ma che ha ricordato come gli imprenditori abbiano "un assoluto e disperato bisogno di ripartire". " L'edilizia in Italia sta viaggiando sul 45% dei volumi del 2007", ha spiegato a questo proposito Squinzi, facendo riferimento a un settore che conosce bene visto il business della sua Mapei. Il presidente della Confindustria, che ha riconosciuto dei meriti al governo ("ha un atteggiamento positivo, non una cultura economica anti-impresa e ha il difficile compito di dover disincrostare l'apparato burocratico-normativo"), ha chiesto però all'esecutivo un maggiore sforzo sulla semplificazione del Paese, per sbrogliare l'enorme matassa di "regolamenti e vincoli a siamo sottoposti". "Ci son voluti 8 lunghi anni per ampliare due miei stabilimenti in Italia, a causa delle licenze edilizie. Nel frattempo ho aperto 14 stabilimenti in giro per il mondo", ha spiegato sul tema Squinzi. Poi un maggiore sforzo sull'Europa, "che deve ritrovare il vecchio spirito dei padri fondatori e non essere soltanto un apparato burocratico". Impegno per neutralizzare il fronte anti-euro ("sarebbe una stupidaggine abbandonare la moneta unica che provocherebbe cali del Pil nell'ordine del 20-30%", ha spiegato Squinzi). Sulle tasse, invece, il presidente di Viale dell'Astronomia ha riconosciuto come "il governo abbia pochi margini di azione: il 133% di rapporto di debito/Pil non permette grande flessibilità sulle tasse", ma ha chiesto velocità "nei decreti della delega fiscale". Nessuna differenza poi con l'atteggiamento dei Giovani di Confindustria, il cui presidente Marco Gay ha "rivendicato un forte senso di responsabilità del suo gruppo" nello scrivere il futuro del Paese. "L'assunzione di responsabilità non è una questione di età", ha rimarcato infatti Squinzi che ha sottolineato come il dovere degli imprenditori sia quello di lasciare ai propri figli e ai propri nipoti "un Paese che ritrovi una crescita adeguata". Un auspicio per il prossimo anno? "Ritrovarci qui con un tasso di crescita dell'1,7-1,8%, altrimenti incapperemo in problemi di welfare e di sostenibilità dell'attuale livello di vita", ha concluso il presidente della Confindustria, facendo riferimento all'enorme "peso della spesa sanitaria".

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