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Economia
Confindustria, mediazione di Orsini. La partita del fronte anti-Bonomi

In vista dell’insediamento di domani dei saggi, nel sistema Confindustria si registra una calma solo apparente: il weekend della confederazione degli imprenditori italiani che deve designare a fine marzo il nuovo presidente è stato all’insegna delle telefonate febbrili per organizzare il consenso.

Con davanti l’elenco dei nomi dei 182 membri del Consiglio generale (l'ex giunta che dovrà votare per esprimersi sul successore di Vincenzo Boccia) le truppe dei quattro (anzi cinque perché Andrea Illy non ha mollato definitivamente la partita, ma ha solo optato per un'altra strada che non è l’autocandidatura) aspiranti presidenti stanno combattendo una guerra di posizione per riuscire a conquistare appoggi, cercando di erodere anche gli spazi dei concorrenti.



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C’è il favorito e la partita contro il favorito: chi resiste fra gli altri si coalizza”, rivela ad Affaritaliani.it un ex vicepresidente di Confindustria che conosce bene le dinamiche di Viale dell'Astronomia avendone ricoperto molte cariche di vertice.

Al netto della discesa in campo del patron di Erg e presidente del Sole 24 Ore Edoardo Garrone (la cui discesa in campo non è mai tramontata del tutto), il favorito è il milanese Carlo Bonomi, imprenditore che sta capitalizzando l’enorme lavoro di costruzione del consenso fatto in questi due anni e mezzo in cui ha raccolto da Gianfelice Rocca, suo grande sponsor, il testimone alla guida della blasonata Assolombarda.

Gli altri quattro sono costretti ad inseguire, un fronte in cui sta maturando il pensiero che forse bisognerebbe mettere a fattor comune il consenso di partenza raccolto per riuscire a ribaltare i rapporti di forza ai nastri di partenza. Prima che sia troppo tardi. Prima cioè che in Confindustria parta l’effetto domino della "salita sul carro del vincitore" per valorizzare l'appoggio, imprimendo una direzione irreversibile all’onda crescente del consenso.

Carlo Bonomi Assolombarda
 


In particolare, secondo quanto risulta, il numero uno di Federlegno, il modenese Emanuele Orsini sta cercando di convincere l’ex presidente degli industriali di Torino Licia Mattioli e il capo degli imprenditori bresciani Giuseppe Pasini a deporre le armi per fare fronte comune nell’interesse di Confindustria.

L’imprenditore emiliano è convinto che la frammentazione dei consensi non possa che favorire chi oggi è in vantaggio e ritiene altresì che occorra fare squadra intorno a Pasini, poiché serve un industriale, è il suo pensiero, alla guida di una grande azienda, affiancato da una squadra forte e coesa, per rafforzare la confederazione di viale dell’Astronomia.

Un esempio di massima frammentazione è la Piccola Industria, associazione del sistema dell’Aquilotto guidata dal piemontese Carlo Robiglio. Fonti interne spiegano che l’imprenditore viene strattonato da tutti i candidati nell’illusione che possa controllare l’intero pacchetto di voti della Piccola.

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Un'illusione perché, si spiega, questa tornata elettorale non è come l’ultima in cui l’associazione allora guidata da Alberto Baban si era mossa compatta su Boccia, contribuendo alla vittoria dell’ex numero uno salernitano su Alberto Vacchi. Si fa notare che ci sono tentativi interni per cercare di unire l'associazione e formare così un appoggio unico ma è impossibile, anche perché c’è già qualcuno che ha firmato per Bonomi e alla fine, non vigendo l’obbligo dell’orientamento unico, nell'esercizio del voto vigerà il criterio dell’appartenenza territoriale. Si seguiranno cioè le indicazioni che arriveranno dai rispettivi consigli generali delle associazioni di appartenenza sul territorio. 

Un altro indizio della frammentazione è il non ritiro definitivo dell’ex presidente di Altagamma Andrea Illy. Secondo quanto spiegano alcune fonti vicine all’industriale ad Affaritaliani.it, l’imprenditore del caffè ha solo optato per un'altra strada che non è l'autocandidatura. Si vocifera che Illy abbia chiesto al presidente di Unindustria Reggio Emilia, ex capo di Federmeccanica e imprenditore attivissimo nel Sistema, Fabio Storchi di aiutarlo nella raccolta del 20% dei consensi anche fra le territoriali, per bypassare il blocco di quelle che si sono già schierate con gli altri quattro concorrenti.

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Intanto, in Veneto, mentre a Belluno, è andata in scena oggi l’assemblea della Confindustria Belluno Dolomiti alla presenza dei big per l’inaugurazione dell’"Hub Veneto delle Dolomiti della Luiss Business School” dove pare che l’ex past president Luigi Abete abbia esercitato i suoi buoni uffici per rafforzare i consensi nordestini per Bonomi, si registra l’attivismo del presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi, imprenditore in “cerca di spazio”: Vescovi starebbe giocando la sua partita per valorizzare il suo appoggio, consapevole del fatto che, comunque vada, al Veneto arriverà sicuramente una vicepresidenza nella nuova squadra di vertice.

@andreadeugeni

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