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Regina

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La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stata una doppia uscita "maldestra", contraria al protocollo confindustriale. L'ennesima, in questo periodo di intenso movimentismo in cui Aurelio Regina, ex presidente di Unindustria Roma e vicepresidente di Viale dell'Astronomia, ha deciso di partire con largo anticipo per succedere a Giorgio Squinzi, bruciando in modo grossolano un po' le tappe: un'intervista rilasciata a Repubblica, uscita giovedì scorso in contemporanea con quella di Squinzi sulla Stampa e un intervento a Radio Anch'io nell'immediatezza del tanto atteso convegno della Piccola Industria al Lingotto di Torino di venerdì e sabato. Un doppio blitz narcisistico prima degli interventi dei "padroni di casa": quelli del capo dei piccoli imprenditori Vincenzo Boccia (venerdì) e del numero uno dell'intera associazione, sabato a chiusura dell'happening confindustriale. L'ennesimo sgarbo non solo nei confronti di Squinzi, ma anche nei confronti dei colleghi della squadra di vicepresidenti. Tanto che sembra che anche il riservatissimo numero uno di Viale dell'Astronomia abbia per un momento smarrito la tradizionale compostezza, richiamando all'ordine il presidente della Manifatture Sigaro Toscano.

Ma ormai il dado è tratto: dopo mesi di vacuo presenzialismo in cui Regina non ha fatto alcunché per nascondere il suo sentirsi già capo in pectore di Confindustria, sembra che alcuni membri del comitato di presidenza e molti rappresentanti del nord confindustriale si siano deciso ad uscire allo scoperto formalizzando il prorio malumore e chiedendo a Squinzi la testa di Regina. Un rimpasto che dovrebbe avvenire, raccontano ad Affaritaliani.it i bene informati, al giro di boa del primo biennio presidenziale. Tappa obbligata, secondo lo statuto di Viale dell'Astronomia, in cui il patron della Mapei dovrà farsi approvare nuovamente in Giunta squadra e programma.

L'atto del comitato di presidenza sarebbe la punta dell'iceberg di una disaffezione di pezzi da 90° della Lombardia, del Veneto, del Piemonte e dell'Emilia Romagna, un nocciolo duro che ha sbottato, contrario allo strapotere orami morente dell'associazione romana e al suo tentativo di spostare il baricentro del potere confindustriale verso una Capitale in profonda crisi di legittimità politica e rappresentativa.

Gli osservatori spiegano che la candidatura forte in Assolombarda, associazione territoriale chiave della galassia Confindustria, di Gianfelice Rocca e del bergamasco, ex vice della presidenza Montezemolo, Andrea Moltrasio nel consiglio di sorveglianza di Ubi Banca, fondamentale bocchettone finanziario del tessuto industriale della prima regione economica d'Italia, siano da leggersi come mosse concrete per ristabilire gli equilibri fra Nord e Centro e contrastare la discesa in campo anticipata di Regina e le mosse del vero regista occulto del movimentismo romano: l'ex presidente di Confindustria Luigi Abete, grande mentore di Regina. Entrambi confindustriali di professione. Squinzi, super partes e non molto avvezzo alle lotte di potere interne, non avrebbe scelta: la testa di Regina, che direbbe così addio alle proprie velleità di carriera, sarebbe un'irrinunciabile occasione per ricompattare Viale dell'Astronomia.

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