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Economia
Giorgio Squinzi (3)

"Il Nord e' sull'orlo di un baratro economico che trascinerebbe tutto il nostro Paese indietro di mezzo secolo, escludendolo dal contesto europeo che conta". Non usa mezzi termini il presidente degli industriali Giorgio Squinzi, nel corso dell'assemblea pubblica di Confindustria. Gli strumenti per la risalita? "Ci sono, serve volonta' e concretezza che sono certo troveremo nel governo".

"Se si vuole che il Paese, tutto, abbia un futuro" si deve rilanciare il Mezzogiorno ma anche "affrontare con decisione la questione settentrionale, la sua perdita di connessione con la dimensione europea e una crescente difficolta' di integrazione nel ristretto novero delle regioni industriali forti nel nostro continente", ha spiegato Squinzi,. "Abbiamo conosciuto il nord Italia come una realta' in continuo movimento e crescita, ne abbiamo vissuto le metamorfosi del tessuto imprenditoriale, dalle grandi imprese alla nascita dei nuovi protagonisti: la media impresa, i distretti, le reti di oggi, fino al quarto capitalismo". Per il leader degli industriali "ora il motore di questo straordinario modello economico e produttivo batte in testa e manda chiari segnali di allarme che non possiamo lasciar cadere inascoltati, se si vuole che il nostro Paese, tutto, abbia un futuro".

Come fare per fermare il declino? Primo: ridurre il cuneo fiscale. La questione della crescita "va affrontata in maniera strutturale e con equilibrio, intervenendo sul costo, sulla produttivita' e sulle regole" e in particolare sul cuneo fiscale "tra i piu' elevati nell'area Ocse". "Da un Paese manifatturiero - ha continuato Squinzi - non possiamo permetterci la differenza di competitivita' rispetto ai nostri concorrenti. In Italia da anni il costo del lavoro sale, in Germania scende. Le nostre imprese pagano di piu', i nostri lavoratori guadagnano di meno. Il cuneo fiscale nel 2012 e' stato oltre il 53% del costo del lavoro, tra i piu' elevati nell'area Ocse". Questo vuol dire, ha poi spiegato, "che piu' della meta' di quello che le imprese pagano ai lavoratori va nelle casse dello Stato. Bisogna ridurre questo cuneo, eliminando il costo del lavoro dalla base imponibile Irap e tagliando di almeno 11 punti gli oneri sociali che gravano sulle imprese manifatturiere".

Positivo, ma non troppo il giudizio su quanto già fatto dal governo Letta. Il provvedimento che sblocca il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione e' "una vera e propria manovra finanziaria per le imprese, inattesa e che molti davano per persa. Non ce l'abbiamo ancora fatta. Non e' perfetta" e per questo "siamo impegnati per migliorarla". "Se per qualche ragione - ha poi avvertito - il nostro credito venisse usato per altri fini, chi ci governa sappia che il rapporto con gli imprenditori sara' compromesso irreparabilmente".

Poi un'accusa alle banche. Negli ultimi 18 mesi "lo stock dei prestiti erogati alle imprese e' calato di 50 miliardi. Un taglio senza precedenti nel dopoguerra", ha detto. Tutto questo mentre la crisi morse e uccide. Confindustria fa i conti: i danni, fa sapere il presidente dell'associazione, sono "gravissimi". In particolare, ha detto Giorgio Squinzi, "tra il 2007 e il 2013 il Pil italiano e' sceso di oltre l'8% ed e' tornato ai livelli del 2000. Nessun altro paese dell'Eurozona - ha rilevato - sta vivendo una simile caduta, con l'eccezione della Grecia". "La produzione e' crollata del 25%, in alcuni settori di oltre il 40%" ha proseguito aggiungendo che "negli ultimi cinque anni oltre 70 mila imprese manifatturiere hanno cessato l'attivita'. La redditivita' aziendale e' stata profondamente erosa".

Per sopravvivere serve una tregua politica "solida": "dateci stabilita' politica, una convinta adesione all'Europa, una serie di riforme per uno Stato amico e saremo un grande moltiplicatore della nostra creativita' e capacita' di fare industria", chiede Squinzi. "Sul fronte della politica sembra siglata una tregua. - afferma - Non quella solida, di cui l'Italia ha estremo bisogno e della quale confermiamo la necessita' assoluta' per affrontare i processi di modernizzazione che porterebbero il Paese fuori della crisi". (

Ecco perché è necessario modernizzare il Paese e fare le riforme "che non sono piu' rinviabili". Tra queste Squinzi include quella della legge elettorale: "Ne serve una che assicuri legislature piene e stabilita' governativa".

La risposta del governo, presente al gran completo all'assemblea, è arrivata prima ancora che Squinzi iniziasse il suo intervento. A prendere la parola tra i primi è stato il presidente del Consiglio, Enrico Letta, che ha invitato gli iscritti a Confindustria a "riprendersi la leadership industriale del Paese" e garantito di essere "dalla stessa parte" delle aziende. Oggi - ha spiegato - "possiamo dire che è finito il girone di andata, che è durato per più di un decennio, quando si è pensato che l'Italia e l'Europa potessero fare a meno dell'industria".

Il premier ha messo ai primi posti dell'agenda "la sfida sul lavoro giovanile. Come sottolineato ieri al Vertice europeo, è quella che abbiamo anche noi italiani", ha aggiunto. Un passaggio del discorso di Letta è andato alle difficoltà della politica, messe più volte sotto accusa dal presidente degli industriali soprattutto nei momenti di impasse. Il premier ha detto che "forse in ritardo, ma la politica ha imparato la lezione". Sempre sui temi della politica, Letta ha ricordato l'eliminazione del doppio stipendio dei ministri-parlamentari e proseguito: "Continueremo su questo tema con l'abolizione del finanziamento pubblico, con la riduzione del numero dei parlamentari" e con le riforme istituzionali tese a cambiare la politica. L'impegno dell'esecutivo è assicurato: "Non so se ce la faremo, ma ce la mettiamo tutta", garantisce Letta, che dal palco dell'auditorium ricorda anche le vittime della mafia: "Non stancamente, non ritualmente ognuno di noi deve mettere tutta la determinazione perchè la lotta alle mafie deve essere obiettivo della nostra azione".

 

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