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Conti correnti, rivoluzione in arrivo: il metodo innovativo per far fruttare i risparmi

Il governo punta a lanciare i Sia nel 2027, con un emendamento alla legge di bilancio. Ecco come funzionano

Conti correnti, rivoluzione in arrivo: il metodo innovativo per far fruttare i risparmi

Il problema: 1.600 miliardi fermi sui conti

Le famiglie europee hanno risparmi enormi, ma una parte consistente resta sui conti correnti, dove non rende nulla. In Europa la ricchezza investibile è di 29 mila miliardi di euro e circa 12 mila sono in liquidità o in strumenti a basso rendimento. In Italia, su 6 mila miliardi di ricchezza finanziaria netta, 1.600 miliardi sono liquidi. Secondo Aipb e Prometeia, se i portafogli italiani fossero più esposti ai mercati si potrebbero mobilitare 233 miliardi, con benefici per ricchezza, consumi e investimenti.

La risposta europea: i conti Sia

Per sbloccare questa liquidità, il 30 settembre 2025 la Commissione europea ha raccomandato agli Stati membri di introdurre i Savings and Investment Accounts (Sia), conti di risparmio e investimento a tassazione agevolata pensati per i piccoli risparmiatori. Sono già stati soprannominati “conti intelligenti”.

Sono contenitori facili da aprire e con un fisco leggero, dentro cui si possono mettere azioni, Etf, fondi e obbligazioni, per portare la liquidità verso investimenti di lungo periodo. Gli altri Paesi, dagli Isk svedesi agli Isa britannici, insegnano una cosa: i piccoli risparmiatori entrano in massa sui mercati solo quando il fisco è vantaggioso e lo strumento è semplice da usare.

I tempi in Italia

Il governo punta a lanciare i Sia nel 2027, con un emendamento alla legge di bilancio. Affiancherebbero i Pir, i Piani individuali di risparmio esentasse nati nel 2017. Rispetto ai Pir sarebbero più semplici (si potrebbero aprire anche online, in autonomia), più flessibili e con un fisco stabile. Sul tavolo del governo sono arrivate tre proposte dei principali operatori del settore, tutte in linea con la raccomandazione Ue.

Tre proposte a confronto

Amf Italia, Centro Baffi della Bocconi ed Equita. L’obiettivo è attirare soldi nuovi dai depositi.

  • Versamenti fino a 50 mila euro l’anno, da investire in azioni Ue quotate, direttamente o tramite fondi ed Etf che ne contengano almeno il 70%.
  • La tassa è del 26%, ma calcolata su un rendimento “figurativo” legato al tasso dei Btp, non sul guadagno reale. Per gli under 35 scende al 12,5%.
  • I primi 10 mila euro sono esenti. Niente imposta di bollo né di successione, nessun vincolo di durata.

Assonime e Borsa Italiana.

  • Almeno il 70% in azioni italiane ed europee, anche tramite fondi ed Etf.
  • Versamenti fino a 50 mila euro il primo anno e 20 mila negli anni successivi, fino a un massimo di 200 mila.
  • La tassa è dello 0,7% annuo sul valore medio del portafoglio, oppure del 26% su un rendimento presunto. Esenzione da bollo e successione.
  • Per gli under 35 la franchigia potrebbe salire da 10 mila a 20 mila euro.

Queste prime due proposte si ispirano all’Isk svedese, nato nel 2012 e oggi usato da più di metà degli adulti in Svezia.

Abi, Ania, Assogestioni, Assoreti e Aipb (proposta presentata il 26 ottobre). È un modello simile ai Pir, ma con un respiro europeo.

  • Il Sia potrebbe essere un conto titoli, un fondo, una gestione patrimoniale o una polizza.
  • Almeno il 70% va investito in strumenti di emittenti Ue o See e almeno il 50% in azioni, con un massimo del 10% su un singolo emittente.
  • Due versioni: il Sia base (fino a 40 mila euro l’anno e 200 mila in totale) e il Sia alternativo, aperto anche alle imprese non quotate (fino a 300 mila l’anno e 1,5 milioni in totale).
  • Il vantaggio è l’esenzione totale dalle tasse sui redditi finanziari e da quella di successione, a condizione di tenere l’investimento almeno cinque anni.

Le condizioni del Mef e il nodo Tobin tax

Il ministero dell’Economia ha posto una condizione: i Sia devono smuovere i soldi fermi sui conti, non servire a spostare investimenti già esistenti per pagare meno tasse. Resta aperto anche il tema della Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie. Gli operatori temono che l’aumento annunciato vada in direzione opposta agli incentivi. Contano molto anche i costi: se le commissioni degli intermediari sono alte, cancellano il vantaggio fiscale. Lo strumento deve restare conveniente anche per chi investe piccole somme.

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