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Economia
Coronavirus, Bund, titoli Usa e australiani: prosegue la corsa ai beni rifugio

Nuovi record ai minimi dei rendimenti titoli di Stato americani, australiani e tedeschi a dieci anni. Poi aquisti sull'oro. Mentre la situazione in Cina sembra in qualche misura migliorare (la Commissione sanitaria nazionale ha detto che i nuovi contagi giornalieri sono stati 433, per la prima volta meno che fuori dal Paese, e le vittime 29, il livello più basso in un mese), ma nel resto del mondo, a partire dall'Italia, la diffusione del virus è ancora rapida, gli investitori continuano nella loro corsa ai beni rifugio, tenendosi invece ben alla larga dall’azionario ancora in rosso e dove gli operatori temono contraccolpi sull'economia globale. Con il paradosso sui decennali tedeschi che gli investitori sono disposti a pagare prestando capitali a Berlino pur di vedere conservato il proprio capitale, visto che i rendimenti sono ampiamente in territorio negativo. 

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Sulle commodity, la corsa ai beni rifugio scatenata dal coronavirus ha spinto gli investitori ad accumulare più oro (oggi in rialzo a 1.650 dollari per oncia, +0,5%) di quanto ne sia stato estratto l'anno scorso in tutte le miniere del mondo, con il risultato che sul mercato gli analisti finanziari prevedono che il metallo giallo sia proiettato in maniera spedita verso la soglia dei 1.700 dollari. 

Se si restringe il campo ai soli titoli di Stato (escludendo i Btp) a dieci anni, la reazione all’escalation di tensione sui mercati si è trasformata in una caccia ai Bund (il cui rendimento decennale è tornato a -0,50%) e ai Treasury americani (minimi storici all'1,33%). 

borsa preoccupazione
 

Oltretutto, la corsa all’asset più sicuro è agevolata dal fatto che all’interno delle banche centrali, che finora si sono espresse poco sull'argomento riconoscendo tuttavia che il coronavirus rappresenta una minaccia e che lo stanno monitorando, sta crescendo il dibattito sulle diverse possibilità d’intervento mettendo in campo una rete di salvataggio contro il rallentamento economico. Sulla scia di quanto fatto dalla People's Bank of China nel Dragone e di alcuni istituti nel Sudest asiatico. 

Tanto che nel medio termine infatti stanno crescendo le aspettative fra gli investitori di un allentamento delle politiche monetarie e di un sostegno fiscale. I mercati prezzano adesso almeno un taglio dei Fed-fund rate nella prima metà del 2020.

Aspettative rafforzate anche dal taglio delle stime di crescita dell'economia mondiale da parte di tutti i principali centri studi e banche d'affari. L'ultima sforbiciata è quella di Bank of America che ha abbassato le proprie previsioni dal +3,1% al 2.8%, il tasso più basso dal 2009, anno dello scoppio della crisi finanziaria dei mutui subprime. 

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