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Tutto si può dire degli investitori svizzeri, meno che non siano coerenti: dopo aver segnalato nei giorni scorso quattro macro trend che maggiormente impatteranno sui mercati nei prossimi mesi e che dovrebbero favorire gli investimenti azionari, in particolare sui mercati sviluppati del Giappone e dell’Europa, mettendo invece a rischio l’andamento dei mercati obbligazionari (e non favorendo particolarmente un recupero dell’oro), il Credit Suisse ribadisce anche nella sua consueta newsletter mensile della divisione di Private Banking e Wealth Management la convinzione che “il mercato azionario diverrà un mercato rialzista secolare”, suggerendo che in particolare i titoli azionari europei potranno sovraperformare, mentre appaiono care le obbligazioni societaria senior in euro, alla luce dei nuovi piani di “bail-in”.

Per quanto riguarda i mercati emergenti, secondo Giles Keating, capo analista della divisione Private Banking e Wealth Management, “la crescita tendenziale sui tradizionali mercati emergenti in Asia, America Latina ed Europa dell’Est, sebbene in media ancora al di sopra di quella dei paesi sviluppati, sembra essere rallentata”, mentre “le rispettive economie diventano più mature ed emergono problemi strutturali”. Per questo nell’ultimo periodo “gli investitori alla ricerca di nuove opportunità di crescita strutturale sul lungo termine hanno considerato molte possibilità, tra cui Kazakistan, Mongolia, Myanmar, e i paesi dell’Africa sub-sahariana, come Nigeria e Kenya”. Tutti paesi interessanti, ma, nota Keating, “la gran parte non sono grandi e, dal punto di vista puramente delle dimensioni, ognuno è schiacciato dai giganti del Medio Oriente, spesso trascurati come regione di crescita”.

Se dunque volete scommettere sul rialzo dei mercati emergenti, iniziate a considerare le principali economie del Medio Oriente, che, “anche se è ancora difficile per gli investitori internazionali ottenere un’esposizione, dispongono di una combinazione di dimensioni, demografia e solidità finanziaria tali da renderli chiaramente tra i principali attori in riferimento alla crescita”. Se tuttavia non siete in grado di investirvi, o preferite non rischiare eccessivamente, gli esperti svizzeri ribadiscono che al di là di una prudenza “tattica” è prevedibile che a breve si possa presentare un’interessante occasione d’ingresso, “una volta che miglioreranno le prospettive di crescita” che consentiranno ai mercati, finora sospinti dalla liquidità, di iniziare ad essere spinti dalla crescita stessa (ossia dalle prospettive di maggiori utili aziendali).

Se per l’azionario le prospettive restano dunque positive al di là di un possibile storno a breve termine, altrettanto non può dirsi per altre asset class come obbligazioni o metalli preziosi. Questo perché “le azioni reggono, nonostante l’impatto negativo dei maggiori tassi di sconto sulle valutazioni (poiché i flussi di cassa futuri vengono scontati a un tasso più elevato) in generale sia il frutto delle migliori prospettive per gli utili, che coincidono con un miglioramento delle prospettive economiche”. A livello settoriale meglio puntare sui ciclici mentre a livello geografico recupera appeal l’Europa (a spese degli Usa, mentre resta stabile il giudizio sul Giappone) i cui titoli “traggono vantaggio da valutazioni interessanti e da catalizzatori ciclici”.

Tra i singoli mercati europei gli esperti suggeriscono di sottopesare la Svizzera e il Regno Unito, puntando decisamente sui mercati di eurolandia che potrebbero anzi toccare nuovi massimi (si noti che stamane gli indici delle borse europee sono già risaliti sui massimi degli ultimi cinque anni) se la Bce dovesse allentare ulteriormente la propria politica monetaria dato il rafforzamento dell’euro contro dollaro e l’ulteriore frenata dell’inflazione, a fronte di un mercato del credito che resta debole nonostante qualche timido segnale di ripresa giunto di recente in particolare dalla periferia Sud dell’Eurozona (Portogallo e Spagna).

Quanto al mercato obbligazionario, l’indicazione è di fare attenzione alle obbligazioni bancarie “senior” in euro, le cui valutazioni “appaiono care alla luce dei nuovi piani di bail-in”, il cui effetto appare invece già incorporato nelle quotazioni delle obbligazioni “lower tier 2”. Considerato che il tema della nuova normativa sui “bail-in” potrebbe diventare predominante l’anno prossimo, visto anche che l’Asset quality review lanciato dalla Bce sulle maggiori banche europee “potrebbe sollevare timori sulla ricapitalizzazione delle banche più deboli nel 2014”, il consiglio a chi investe in debito bancario è dunque “di preferire titoli lower tier 2 alle obbligazioni senior non garantite”.

Luca Spoldi

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