Un’idea innovativa da trasformare in impresa, un reportage da girare, un viaggio da sostenere, un libro da pubblicare, un nuovo prodotto da mettere sul mercato. Prima per sviluppare i propri progetti le persone si rivolgevano alle banche, oggi invece – complice la crisi – gli istituti di credito sono sempre più restii a concedere prestiti.
D’altra parte non si può fermare la forza di un’idea, e così le persone, stanche di sottostare alle regole delle banche, si inventano nuove strade per uscire dalla palude dei vincoli esterni e raggiungere i propri sogni. Sono ormai decine di migliaia nel mondo i progetti, grandi e piccolissimi, che sono stati realizzati attraverso il crowdfunding, ovvero la raccolta di risorse attraverso il web.
Il meccanismo è semplice, e quindi efficace: raccogliere poco, talvolta pochissimo, da un grande numero di persone. Nessun filtro, nessuna intermediazione (se non quella delle piattaforme specializzate). Non è un caso, infatti, se oggi sotto il termine “crowdfunding” vengono ricomprese formule anche molto diverse tra loro: si va dalle semplici donazioni (donation), al meccanismo reward-based (ti finanzio l’idea ma in cambio mi dai qualcosa); dall’equity crowdfunding (ovvero la possibilità di vedersi concedere, a fronte di un finanziamento, una partecipazione della società che si vuole sostenere), al social lending, che prevede la concessione di prestiti veri e propri. In particolare, crowdfunding il reward-based e il social lending stanno letteralmente rivoluzionando l’accesso al credito.
Nel caso del reward-based, i promotori di un progetto lo presentano al pubblico della rete attraverso un linguaggio accattivante (spesso con dei video) e poi provano a far girare la voce, condividendo sui social network la loro iniziativa. Dall’altra parte, chi apprezza il progetto, può liberamente contribuire, e ottenere in cambio delle ricompense, tipicamente prodotti o servizi. I più famosi portali internazionali di crowdfunding reward-based sono gli americani kickstarter e indiegogo, attraverso i quali sono stati finanziati migliaia di piccoli progetti ma anche iniziative da milioni di dollari. Il social lending, o peer to peer, è invece un prestito personale erogato da privati ad altri privati. Ha luogo sui siti di aziende di social lending, dove i richiedenti (coloro che richiedono un prestito) e i prestatori (coloro che investono il proprio denaro prestandolo ad altri) possono interagire direttamente tra loro, senza ricorrere ad intermediari come società finanziarie e banche, ottenendo così condizioni migliori per entrambi.
Per comprendere il successo che questo fenomeno sta riscuotendo negli USA è sufficiente pensare allo straordinario successo riscosso, non più di 10 giorni fa, dall’IPO di Lending Club, valutato 8,5 miliardi di dollari. Fondato nel 2007, Lending Club è il principale portale statunitense di prestiti peer to peer, ha raccolto ad oggi oltre 6 miliardi di dollari e nel primo giorno di scambi ha raccolto con la quotazione 1 miliardo di dollari, registrando un’impennata del prezzo del 56% rispetto al valore di collocamento. Numeri, questi, che danno la misura di come il crowdfunding abbia quella versatilità necessaria ad essere uno dei motori del cambiamento digitale che sta modificando per sempre l’universo economico, e a cui sono legate le speranze di crescita più solide.
*BRPAGE*
Abbiamo fatto riferimento a grandi piattaforme americane di crowdfunding, e l’Italia? Il nostro Paese è ancora un passo indietro rispetto agli Stati Uniti, ma sta avanzando rapidamente. Secondo l’ultima rilevazione dell’Italian Crowdfunding Network, nel nostro Paese ci sono 41 piattaforme di crowdfunding per una raccolta complessiva di circa 30 milioni di euro, in costante e vertiginosa crescita. Inquadrare però il crowdfunding nell’ambito di uno dei tanti trend che caratterizzano la rivoluzione digitale sarebbe un errore.
Perché ormai questa modalità di raccolta di finanziamenti ha dimostrato di essere uno strumento di crescita e di sviluppo economico capace di accelerare l’innovazione dei processi e dei prodotti. Specie in un momento come quello attuale, che registra un forte rallentamento della concessione di credito bancario, e specie in Italia, dove il mondo del venture capital (l’investimento di capitale di rischio) non ha una struttura sufficientemente ampia da poter sostenere il crescente ecosistema delle startup. Non a caso il fenomeno sta crescendo, e la rete inizia a cavalcarlo e apprezzarlo anche come strumento realmente meritocratico grazie al quale i giovani possono sfuggire al nepotismo ed alla burocrazia che paralizzano il sistema paese. Come spiegano questi video, scovati in rete dalla redazione di Affaritaliani.it (vedi sopra).
