Crisi in Venezuela e niente scossoni sui mercati: perchè gli investitori restano cauti dopo la cattura di Maduro - Affaritaliani.it

Economia

Ultimo aggiornamento: 18:35

Crisi in Venezuela e niente scossoni sui mercati: perchè gli investitori restano cauti dopo la cattura di Maduro

Il commento di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm

Crisi in Venezuela, ecco come vanno i mercati

L’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte delle forze armate statunitensi e il suo trasferimento negli Usa ha diverse implicazioni rilevanti anche sul fronte dei mercati finanziari. Per quanto riguarda l’impatto immediato sugli asset venezuelani, le conseguenze dirette sui portafogli sono state relativamente contenute. Sebbene, a seguito della notizia, le obbligazioni del Paese abbiano registrato un generale rialzo, infatti, è bene sottolineare che gli asset finanziari venezuelani sono in larga parte assenti dai principali indici globali. Negli ultimi anni, del resto, l’economia venezuelana ha subito una notevole contrazione, con la produzione di petrolio diminuita drasticamente, soprattutto a causa della carenza di nuovi investimenti, tanto che ad oggi il Paese rappresenta meno dell’1% della produzione petrolifera globale.

Anche la reazione complessiva dei mercati è apparsa moderata: il prezzo del petrolio ha inizialmente registrato una flessione, sulla base delle aspettative che un eventuale aumento degli investimenti statunitensi in Venezuela possa stimolarne la produzione, anche se resta forte incertezza sull’entità e sulle tempistiche del coinvolgimento Usa. L’attenzione degli investitori sembra al momento concentrata su altri temi, ad esempio sulle prospettive di un incremento degli investimenti in intelligenza artificiale, di un allentamento della politica monetaria e di una crescita ancora robusta per il 2026, in particolare negli Stati Uniti. Alla base della reazione dei listini vi è probabilmente l’idea che gli Stati Uniti non intendano impegnarsi in modo significativo in operazioni di “nation-building”, un approccio che il Presidente Trump ha esplicitamente osteggiato in passato, così come parte rilevante della sua base elettorale. Almeno nelle prime settimane dell’anno, il sentiment appare quindi costruttivo.

Le implicazioni di lungo periodo risultano, invece, più complesse. Diverse le criticità che potrebbero emergere: anzitutto, resta da capire se gli Stati Uniti intendano proseguire su questa linea d’azione, superando le precedenti riserve. Il Presidente e i suoi consiglieri hanno lanciato segnali di avvertimento ad altri Paesi – tra cui Colombia, Cuba, Messico e Groenlandia – un atteggiamento che può apparire quanto meno prematuro. Tuttavia, qualora il governo di Caracas dovesse allinearsi alle richieste statunitensi su temi chiave come gli investimenti nel settore petrolifero, l’amministrazione potrebbe interpretare questa strategia come un modello efficace per riaffermare la propria influenza nell’emisfero occidentale.

Un secondo profilo riguarda gli equilibri geopolitici globali, in particolare nei rapporti con Cina e Russia. Se l’obiettivo degli Stati Uniti fosse quello di consolidare il controllo sull’area nord-atlantica e americana, ciò potrebbe implicare un minore coinvolgimento in altre aree del mondo, aumentando potenzialmente il rischio di tensioni in regioni come lo Stretto di Taiwan. È interessante osservare come, dalla cattura di Maduro, i mercati azionari taiwanesi abbiano mostrato una performance relativamente positiva. 

In conclusione, dal punto di vista dei mercati finanziari, l’elemento più rilevante è stata la limitata reazione iniziale, probabilmente legata al peso marginale del Venezuela negli indici finanziari e al ridimensionamento del suo ruolo come produttore di petrolio. Negli ultimi anni, gli investitori hanno imparato a non reagire in maniera impulsiva agli eventi geopolitici, una strategia che si è spesso rivelata efficace, ma il potenziale di ulteriori tensioni rimane elevato e deve essere monitorato con attenzione.

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