Export, i dazi Usa frenano il Made in Italy. Con il Mercosur vendite in crescita del 12,9%
I dazi americani frenano il Made in Italy negli Stati Uniti, mentre dal Mercosur arrivano i primi segnali positivi per le imprese esportatrici. È il doppio scenario delineato dal Centro Studi di Confindustria nel rapporto Export italiano tra fratture e nuove rotte, che analizza gli effetti delle nuove barriere commerciali e, parallelamente, le opportunità aperte dagli accordi con altri mercati.
Sul fronte statunitense, “Allo shock tariffario” causato dai dazi imposti da Trump “è associato, in media, un calo fino al 9% dopo nove mesi degli acquisti di prodotti italiani negli Usa”, rileva il rapporto.
Gli effetti delle tariffe non sono però uniformi. A sostenere gli scambi oltreoceano è soprattutto il comparto farmaceutico, rimasto finora in larga misura al riparo dagli incrementi tariffari. “La filiera farmaceutica, minacciata da forti aumenti tariffari ma rimasta in larga parte indenne, spiega l’espansione degli scambi oltreoceano. Invece, molti comparti manifatturieri hanno subito perdite pesanti delle vendite negli Usa nella prima parte del 2026 (autoveicoli, metalli di base, mobili, computer e prodotti di elettronica, bevande, prodotti chimici)”.
La preoccupazione di Confindustria riguarda soprattutto le possibili conseguenze strutturali nel lungo periodo. Secondo il Centro Studi di Viale dell’Astronomia “il vero rischio, nel medio-lungo periodo, è la perdita di importanti attività manifatturiere, qualora diventi più conveniente trasferire negli Stati Uniti parte delle filiere produttive, soprattutto nelle fasi più a valle”.
Mercosur, export italiano in crescita del 12,9%
Uno scenario opposto emerge invece nei rapporti commerciali con il Mercosur. Nei primi due mesi di applicazione dell’accordo, maggio e giugno, le esportazioni italiane verso l’area sono aumentate del 12,9% rispetto allo stesso periodo del 2025, più del doppio del +5,5% registrato complessivamente verso i mercati extra-Ue.
A favorire gli scambi è la progressiva eliminazione delle barriere commerciali. Il rapporto ricorda che “il Mercosur eliminerà i dazi sul 91% dei prodotti importati dall’Ue, mentre l’Unione Europea liberalizzerà il 95% delle linee tariffarie, fino alla completa abolizione dei dazi sui prodotti industriali. L’armonizzazione delle norme e la semplificazione delle procedure doganali renderanno gli scambi più rapidi, meno costosi e più prevedibili, favorendo in particolare le piccole e medie imprese e i prodotti agroalimentari deperibili”.
Tra i Paesi europei, proprio l’Italia potrebbe ottenere alcuni dei vantaggi più consistenti dalla riduzione delle tariffe grazie alla composizione del proprio export. “Germania e Italia -spiega il centro studi di Viale dell’Astronomia- sono le economie europee maggiormente beneficiarie di questo abbattimento dei dazi poiché presentano una specializzazione merceologica nei settori in cui la riduzione delle aliquote tariffarie sarà più forte. Per l’Italia, la combinazione tra forte apertura all’export e riduzione dei dazi comporterà un calo delle tariffe pari al 10,6% del valore esportato a fine periodo di transizione, un beneficio superiore a quello registrato dalla Germania (-10,1%) e dalla media UE”.
Il quadro si inserisce in un 2025 chiuso in crescita per le esportazioni italiane, aumentate complessivamente del 3,3%, sebbene l’espansione sia stata concentrata su pochi mercati e comparti.


