Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Delfin, il Cda si spacca: per Leonardo Maria Del Vecchio ipotesi “no” al bilancio

Delfin, il Cda si spacca: per Leonardo Maria Del Vecchio ipotesi “no” al bilancio

Dalla parte della lettera si sono schierati il presidente Francesco Milleri e il consigliere Mario Notari. Ecco chi ha votato contro

Delfin, il Cda si spacca: per Leonardo Maria Del Vecchio ipotesi “no” al bilancio

Delfin, il Cda si spacca

Le banche volevano una rete di sicurezza, il consiglio di Delfin gliel’ha negata. È finita tre a due la partita interna alla holding dei Del Vecchio sulla lettera di patronage chiesta a Leonardo Maria Del Vecchio come copertura del finanziamento da 11 miliardi destinato alla sua scalata familiare. Una bocciatura arrivata nella tarda serata di mercoledì, che spacca il board proprio sul punto più delicato dell’operazione e che rischia di pesare ben oltre la singola delibera.

Dalla parte della lettera si sono schierati il presidente Francesco Milleri e il consigliere Mario Notari. Contro hanno votato l’amministratore delegato Romolo Bardin insieme a Giovanni Giallombardo e Aloyse May. Nell’entourage di Leonardo Maria Del Vecchio la frattura viene letta con malcelato fastidio: il “no”, filtra, sarebbe “pretestuoso”, privo di reali fondamenta.

LEGGI ANCHE: Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio non arretra sul riassetto: “Pronto a chiudere, ma il board chiarisca”

Il meccanismo, del resto, viene presentato dai promotori come tutto a vantaggio della cassaforte di famiglia. In caso di insolvenza di Leonardo Maria, la lettera avrebbe vincolato Delfin a rilevare l’intero 37,5% in capo al figlio del fondatore a una cifra fissata in anticipo, 10 miliardi: abbastanza per saldare il debito con gli istituti. Un buyback che, come avrebbe rimarcato Milleri in seduta, non si sarebbe fermato al 25% di Paola e Luca — la quota che Leonardo Maria punta a riacquistare — ma avrebbe inglobato anche il 12,5% che il primogenito detiene dalla scomparsa del padre. In sostanza, tre pacchetti azionari al prezzo di due qualora l’erede non riuscisse a onorare i propri impegni. Un argomento che, però, non ha fatto breccia: la mozione è caduta.

Il timing rende la sconfitta ancora più scomoda. Il 30 giugno i soci si ritroveranno in assemblea per il via libera al bilancio e per la revisione della politica dei dividendi, con l’ipotesi di portare il payout dal 10% all’80% degli utili. E la spaccatura nel consiglio alimenta uno scenario finora solo sussurrato: che lo stesso Leonardo Maria possa votare contro i conti, trascinando con sé Paola e Luca, entrambi desiderosi di monetizzare incassando 5 miliardi a testa.

Qui la matematica diventa decisiva. Per approvare il bilancio servono 5 voti sugli 8 disponibili. Convincere un solo altro erede basterebbe a far deragliare il passaggio, e si parla di valutazioni ancora aperte da parte della madre di Leonardo Maria, Nicoletta Zampillo, e della sorella Marisa.

Lo sfondo è quello, già evocato nei giorni scorsi, di una possibile liquidazione della holding con la spartizione delle partecipazioni tra gli eredi nel caso in cui i conti venissero affossati. Posizioni tutt’altro che marginali: oltre al 32% di EssilorLuxottica, Delfin custodisce il 17,5% del Monte dei Paschi, il 10% di Generali e il 2,75% di UniCredit.