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Economia
Diego della Valle (3)

Il dado è tratto. Diego Della Valle sottoscriverà l'aumento di capitale di Rcs. Mr Tod's è pronto a rilevare tutto l'inoptato, con l'obiettivo di salire al 20% di via Rizzoli. Il guanto di sfida alla Fiat è lanciato. E non solo con le manovre intorno al Corriere, ma anche tramite dichiarazioni non certo concilianti: la telefonata con cui John Elkann ha annunciato al Presidente della Repubblica che Fiat avrebbe aumentava la propria quota in Rcs al 20% è stata "una sceneggiata di cui il Paese non aveva bisogno. Non mi è sembrata una cosa giusta - ha accusato della Valle - strumentalizzare una telefonata come fosse un rapporto tra capi di Stato. Hanno rastrellato i diritti d'opzione per poi alzare il telefono e dirlo a Naolitano, mi lascia perplesso". Poi l'affondo, con una stilettata rivolta anche all'eterno nemico Marchionne: "Se hanno mezz'ora di tempo potrebbero telefonare a Pomigliano o andare a trovare i lavoratori all'Ilva di Taranto".

Un attacco frontale, quello di Della Valle, difficile da immaginare se l'imprenditore non avesse già ricevuto rassicurazioni da quei soci che, il 2 luglio, aveva definito come "i miei interlocutori". Quell'ultimatum ("sottoscriverò l'aumento ma non voglio patti di sindacato in Rcs") ha sortito gli effetti desiderati. Anche se Della Valle si mantiene prudente ("Aderirò e poi staremo a vedere"), non è certo sceso in guerra senza elmetto. Ha parlato di "alcuni incontri e telefonate" (non con Fiat) con le quali i soci hanno fornito garanzie sulle modifiche alla governance. "Mi è stato detto che queste cose non si potevano fare prima dell'aumento di capitale - ha spiegato - e allora la mia decisione è di sottoscriverlo. Se poi le cose non accadono significa che abbiamo perso tempo, qualcuno avrà fatto il gioco delle tre carte per lasciare le cose come stanno".

Poi l'ennesima stoccata a Elkann: "Comprare diritti sul mercato - aggiunge riferendosi a quanto fatto dalla Fiat - era una delle cose meno difficili e meno costose da fare. Io auspico che nell'azionariato ci siano almeno cinque soci con il 10% e insieme, senza accordi, governino l'azienda. Per me non dovrebbe esserci nessun primo azionista. La Fiat ha il 20% ma le maggioranze si formano con il 51%, io resto qui per presidiare un pezzo importante del Paese".

 


 

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