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Economia

 

massimo casero 500Massimo Casero

Un sistema per truffare la compagnia e guadagnare soldi. Tanti soldi. E’ quello che avrebbero messo in piedi ai danni di FonSai e di Milano Assicurazioni due dipendenti. A denunciarlo è un altro dipendente, Massimo Casero, che ha presentato un esposto al nucleo di Polizia Tributaria di Milano l'11 gennaio 2013 (atto di cui Affaritaliani.it ha preso visione).
 
Stando alla ricostruzione di cui Casero si assume la responsabilità e che ancora non è stata confermata  da indagini specifiche della Procura, il sistema sarebbe stato piuttosto semplice: le auto di proprietà della compagnia (perché rubate e poi ritrovate dopo la liquidazione delle polizze)  sarebbero state comprate a prezzi stracciati, grazie a false valutazioni, e poi rivendute al giusto valore di mercato. Non solo: secondo quanto denunciato da Casero, le stesse persone avrebbero fatto sparire nel nulla tutti gli arredi antichi (mobili, arazzi, tappeti, quadri) dell’hotel Principe di Piemonte di Torino, di proprietà della famiglia Ligresti. Insomma, una brutta storia che Affari, in attesa di conferme o smentite ufficiali, racconta per voce dell'uomo che ha presentato l'esposto.
 
 
L’INTERVISTA
 
Signor Casero, lei è dal 1996 dipendente della Milano Assicurazioni dove ha svolto il ruolo di autista. All’inizio di quest’anno ha deciso di denunciare in Procura un sistema che avrebbero messo in atto due dipendenti. I due dipendenti in questione sono Rocco Colasuonno e Donato Giuliani, l’uno uomo di fiducia di Erbetta, che ora non è più nel gruppo, e l’altro assunto alla FonSai di Torino. I due, lei dice nell'esposto, avrebbero avuto "il benestare e l'autorizzazione di Erbetta". Lei ha raccontato questo sistema anche in una mail inviata a tutti i dipendenti del gruppo della quale Affaritaliani.it è venuto in possesso. Che cosa è successo secondo la sua ricostruzione?
“Esisteva un mercato di auto e scooter messo in piedi da chi stava all’ufficio ritrovamento veicoli. Funzionava così: Colasuonno e Giuliani si recavano puntualmente nelle varie fiduciarie della compagnia (dove vengono custoditi i veicoli rubati e poi ritrovati, ndr) e sceglievano le auto migliori. Qui, grazie a finte perizie di periti compiacenti, facevano risultare danni molto superiori a quelli realmente riportati dalle vetture per poterle acquistare a prezzi stracciati e per poi rivenderle al reale valore di mercato con notevole profitto. Questo succedeva sia a Milano sia a Torino. Pensi che, come succede nelle compagnie di assicurazione, anche da noi c’è spesso un lista di auto d’occasione che i dipendenti possono acquistare. Ebbene: da un po’ di anni, in queste liste c’erano solo veicoli piccoli, utilitarie…”
 
Come le ha sapute queste cose?
“Due anni fa, a luglio, cercavo un’auto per una mia compagna e mi dissero di andare da Giuliani, l’ex autista di Marchionni. Lui fece una telefonata e poi mi propose una Fiat 500. Quest’auto aveva 8mila chilometri ed era da un fiduciario, che non credo fosse a conoscenza di questi traffici. Era nuova, le mancavano solo i cerchi in lega. Giuliani mi disse che me l’avrebbe fatta avere per 2.500 euro. Il costo di quella vettura era di 13mila euro. Lì ho cominciato a capire come andavano le cose”.
 
Queste cose le ha dette anche in Procura, dove ha presentato un esposto, e alla Guardia di Finanza.
“Mi hanno interrogato per oltre due ore e mezzo. Anche Antonio Sollazzo, autista del dottor Peluso, è stato interrogato per due ore e mezzo. E per tre ore e mezzo hanno interrogato Fabrizio Ponti, un altro autista, che per le sue rivelazioni è stato minacciato qui in azienda”.
 
Sono accuse molto gravi. Ha presentato delle prove?
“Non ho documenti che possono provare quanto accadeva,  ma chiaramente la Finanza avrà fatto i suoi rilievi. Si sarà recata nelle fiduciarie della compagnia. Guarda caso poi l’agenzia di trapassi era di un fiduciario. Va detto che Colasuonno non andava certo lui a ritirare i trapassi, ma mandava il Ponti, il fattorino, l’autista di turno. Ecco perché  in via Senigallia (quartier generale milanese di FonSai e Milano Assicurazioni, ndr) tutti sapevano quello che succedeva. Però nessuno parlava”.
 
Nella mail parla anche di un altro fatto che riguarda gli arredi antichi dell’hotel principe di Piemonte di Torino di proprietà dei Ligresti.
“Quando l’ingegnere (Salvatore Ligresti, ndr) acquistò l’hotel iniziarono i lavori di  ristrutturazione di cui si occupò l’architetto Niccolò Susini, nipote dell’ingegnere. Si decise di cambiare l’arredamento e i mobili antichi dell’hotel, di notevole valore, furono imballati e riposti in un magazzino della FondiaraSai a Moncalieri. Qualche anno fa ho poi saputo da un dipendente di Torino che Colasuonno si presentò al magazzino reclamando tutti i mobili e dicendo che li aveva richiesti il presidente Jonella Ligresti. Ovviamente non era vero. Fu organizzato un trasporto di questi mobili con i furgoni e gli autisti del gruppo, all’insaputa della famiglia Ligresti, qui a Milano. Poi tutti questi arredi sono stati divisi tra Colasuonno e lo stesso Erbetta, che se li è fatti portare da un furgone”.
 
Lei ha le foto di questi mobili? Come le ha avute?
“Me le ha date Susini”.
 
Anche queste sono accuse gravissime. Ha le prove del traffico di cui parla?
“Ci sono gli autisti che hanno fatto il trasporto che glielo possono raccontare. L’ho detto anche a Orsi (il pm, ndr)”.
 
Ma la sicurezza non si è accorta di questi traffici che sarebbero avvenuti con i furgoni dell’azienda?
“Lascio a lei trarre le conclusioni”.
 
Noi non traiamo nessuna conclusione.  Ma perché nessuno parla?
“Hanno paura di ritorsioni. Altri, come Fabrizio Ponti, sono stati minacciati da un ex dirigente dell’ufficio del personale e dal Colasuonno in persona”.
 
E i Ligresti non sapevano niente?
“Nulla. Quando l’ingegnere ha saputo dei mobili era ormai con la testa altrove (era già stata aperta l’inchiesta, ndr) e più che battere i pugni sul tavolo non ha fatto”.
 
A proposito dell’inchiesta della procura di Torino che ha portato all’arresto dell’intera famiglia Ligresti, degli ex amministratori delegati, Fausto Marchionni e Emanuele Erbetta, e dell’ex vicepresidente, Paolo Talarico, con l’accusa di falso in bilancio aggravato per grave nocumento al mercato e manipolazione del mercato, si sapeva niente in azienda?
“No, assolutamente. Mai sentito nulla. Però c’è una cosa che devo dire: tutti ora accusano i Ligresti di malefatte, ma la famiglia ha fatto molto per i dipendenti. Chiunque avesse problemi di salute, con la casa, con i figli, veniva aiutato dall’ingegnere. Ligresti pagava di tasca sua gli interventi. Non solo: faceva chiamare le cliniche e i medici migliori. Non importava che tu fossi un manager o un fattorino. A me, che stavo male dopo due operazioni sbagliate, ha pagato un intervento di 15mila euro alla spalla”.
 
Qual è stato secondo lei l’errore dei Ligresti?
“Lasciare le briglie sciolte ai manager. La grande fiducia che la famiglia ha avuto in questa gente ha contribuito ad affossarli”.

Chiara Santilli

Tags:
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