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Economia

di Antonio Galdo

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Ennesima figuraccia dell’Italia in Europa: la Corte di Giustizia europea, infatti, ha bocciato il governo e il Parlamento perché non applicano i principi, pure contenuti  in diverse norme dell’Unione, per favorire l’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro. Come al solito, facciamo norme, convegni, analisi e promesse, e poi alla fine arrivano i risultati. L’Italia non è in grado di assicurare  un diritto riconosciuto a livello internazionale e, avverte la Corte di Giustizia, “non sono stati messi in campo gli strumenti per garantire l’accesso lavorativo, la crescita professionale e la formazione di persone con disabilità”.

La stangata dell’Unione molto probabilmente finirà con una pesante multa al nostro governo, ma qui conta la sostanza del fenomeno, e cioè un’intollerabile discriminazione. Secondo i dati della Federazione italiana per il superamento degli handicap (Fish) soltanto il 16 per cento dei disabili, tra i 15 e i 74 anni, riesce a trovare un posto secondo quanto previsto dalle leggi. Una percentuale veramente bassa che si traduce in circa 300mila persone disoccupate, collocandoci a livello mondiale dietro a paesi come lo Zambia e il Malawi a proposito di tutela degli handicappati sul lavoro. In queste nazioni, infatti, le percentuali degli occupati con handicap salgono al 42 e al 45 per cento.

Che cosa blocca l’applicazione di una vera par condicio tra lavoratori? Innanzitutto non funzionano gli strumenti pubblici che dovrebbero favorire collocamento e formazione degli handicappati, a partire dai famigerati Centri per l’impiego che si sono trasformati in autentici enti inutili. Soltanto il 10 per cento delle assunzioni riservate ai portatori di handicap passa per le strutture pubbliche. A questo punto tutto è affidato nelle mani dei privati, ma le aziende, ossessionate anche dalle innumerevoli procedure burocratiche che servono per assumere un portatore di handicap, preferiscono pagare le multe piuttosto che applicare la legge. Risultato: i disabili in Italia non lavorano. E sui giornali fioccano le storie, sempre molto documentate, di portatori di handicap che si sono visti sbattere la porta in faccia da qualche datore di lavoro o dal solito Centro per l’impiego.

Mentre quelli veri  sono messi fuori gioco, i finti disabili continuano ad incassare pensioni e vitalizi vari. Nell’ultimo anno la Guardia di Finanza ha accertato ben 3.500 casi di persone in perfette condizioni di salute che riscuotevano pensioni di invalidità, e secondo l’Inps lo spreco che deriva da questo tipo di spesa fuori controllo ammonta a circa 1 miliardo di euro l’anno. Siamo in Italia: i disabili veri non lavorano, anche se la legge prevede un aiuto, e quelli finti incassano la pensione, e la legge non riesce a colpirli.

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