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Economia
Disoccupazione giovanile in calo. Pil italiano rivisto al rialzo
PIL ITALIANO RIVISTO AL RIALZO - Sorpresa sulla crescita italiana, che si mostra più forte del previsto. L'Istat ha rivisto al rialzo le stime del Pil relative al primo e al secondo trimestre del 2015. Nei primi tre mesi dell'anno il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,4% (+0,3% la stima precedentemente diffusa dall'Istituto). Nel secondo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,3% rispetto al trimestre precedente (da +0,2% stimato in precedenza) e dello 0,7% nei confronti del secondo trimestre del 2014 (da +0,5% della stima precedente). Buone notizie per il governo, che ha stimato per l'intero 2015 una crescita dello 0,7% e può ora pensare di centrare l'obiettivo con meno patemi: già ora la variazione acquisita per il 2015 (ipotizzando che nulla cambi negli ultimi due periodi) è dello 0,6%, quindi basta un piccolo sforzo ulteriore per centrare l'obiettivo. O, magari, fare qualcosa di meglio.
 
Le attese degli analisti di Intesa, nella nota mattutina, erano per la conferma della crescita allo 0,2%, "in lieve rallentamento dal +0,3% dei mesi invernali. Per la seconda metà dell'anno manteniamo una previsione di crescita del Pil vicina a 0,3% trimestrale, per una media annua di 0,6%", concludevano gli analisti. La stima del governo contenuta nel Def è per un +0,7%.

Il tasso di disoccupazione a luglio è sceso al 12%, 0,5 punti percentuali in meno rispetto al mese di giugno e 0,9 punti su anno. Si tratta del livello più basso da due anni (da luglio 2013). Netta riduzione anche per i senza lavoro nella fascia dei più giovani: tra gli under 25 il tasso di disoccupazione scende infatti al 40,5%, 2,5 punti percentuali in meno rispetto al mese precedente.
 
"Dopo il calo di maggio (-0,2%) e la lieve crescita di giugno (+0,1% rivisto), a luglio 2015 la stima degli occupati cresce ancora dello 0,2% (+44 mila). Il tasso di occupazione aumenta nel mese di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,3%. Nell'anno l'occupazione cresce dell'1,1% (+235 mila persone occupate) e il tasso di occupazione di 0,7 punti", dice l'Istat nel suo comunicato. La stima dei disoccupati diminuisce invece del 4,4% su base mensile, con un calo di 143mila unità. "Nei dodici mesi la disoccupazione diminuisce del 6,6% (-217 mila persone in cerca di lavoro) e il tasso di disoccupazione di 0,9 punti".
 
Gli analisti di Intesa Sanpaolo avevano pronosticato un calo "marginale al 12,6%, dopo l'aumento a sorpresa a 12,7% del mese precedente (dato oggi rivisto al ribasso, ndr), spiegato da un calo degli occupati ma anche degli inattivi": più persone in cerca di lavoro hanno l'effetto di far salire il tasso di coloro che non lo trovano (ragionando per estremo, in un Paese dove nessuno cerca lavoro non ci sono disoccupati). "La discesa della disoccupazione sarà lenta e irregolare", hanno aggiunto gli analisti, "visto che la ripresa resta debole e che non è escluso che nei prossimi mesi possa riprendere la tendenza al calo degli inattivi. Riteniamo che il tasso dei senza-lavoro possa rimanere superiore al 12% anche nel resto dell'anno". A giugno, gli occupati erano diminuiti di 22mila unità e il ministro Giuliano Poletti aveva parlato di "dati soggetti a quella fluttuazione che caratterizza una fase in cui la ripresa economica comincia a manifestarsi". Altri dati, quelli sul lavoro comunicati dal Ministero e riguardanti l'attivazione e la cessazione di nuovi contratti, sono stati al centro di un caso nei giorni scorsi visti gli "errori tecnici" con i quali sono stati diffusi e le successive modifiche. Il mix di informazioni, pur nella precarietà del quadro informativo e nella sovrabbondanza di fonti che finisce per intorbidire le acque (ai dati Istat sull'occupazione si sommano quelli del ministero sui contratti e quelli analoghi dell'Inps), permette di tracciare un giudizio sull'effetto del Jobs Act (in vigore dal 7 marzo) e delle decontribuzioni (scattate a gennaio) per i nuovi assunti.
 
Si tratta di un giudizio a luci e ombre, anche in attesa della piena attuazione degli ultimi decreti sospesi. I dati del Ministero hanno mostrato l'effettivo spostamento dei nuovi contratti verso il tempo indeterminato, agevolato dallo sgravio dei contributi fino a 8,060 euro e poi dalla maggiore flessibilità introdotta con le tutele crescenti: mentre nel 2014 tra gennaio e luglio si erano chiusi 137mila contratti indeterminati in più di quanti non se ne fossero aperti, il saldo dei primi sette mesi del 2015 è positivo per 117mila unità. A ciò si aggiunge il balzo del 40% delle trasformazioni da tempo determinato a indeterminato. Ma questi dati tracciano 'solo' la registrazione dei contratti, cioè la loro apertura e chiusura: non è necessariamente una persona in più o in meno sul lavoro, visto che a una stessa persona possono far capo diversi contratti nel corso del mese. E' l'Istat allora a dirci come stanno le cose, su base statistica e non 'contabile', circa lo stock di disoccupati e occupati.

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