Il Consiglio dei ministri ha varato ieri il Decreto Lavoro, la misura ribattezzata “Primo maggio”, proprio perché licenziata proprio a ridosso della festa dei lavoratori. Ma che cosa c’è in questo provvedimento da quasi 1 miliardo? Il piano da 934 mila euro lo ha illustrato nel dettaglio la premier Meloni in conferenza stampa. Tutto ruota attorno a due parole “salario giusto”, si tratta di una mossa che permette di fatto di dribblare il “salario minimo” caro alla sinistra. Il decreto, secondo Meloni, è destinato a una platea di “4 milioni” di beneficiari e proroga i bonus per le assunzioni di giovani, di donne e di lavoratori nell’area Zes. Ma solo appunto per gli imprenditori che applicano il “salario giusto”, cioè in linea con le principali sigle sindacali in base ai valori stabiliti dai vari settori.
Nella misura varata dal governo è anche prevista l’indennità di vacanza contrattuale con un adeguamento forfettario delle retribuzioni pari al 30% della variazione dell’indice dei prezzi al consumo. Il decreto introduce, inoltre, misure sia per prevenire lo sfruttamento del lavoro sulle piattaforme digitali, sia per la conciliazione tra lavoro e vita familiare. Ma il segretario della Cgil Maurizio Landini stronca sul nascere il provvedimento: “Non c’è un euro in più per i lavoratori“.

