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Economia
Quote rosa pallido: in Italia solo il 16% dei membri dei cda è donna

L'8 marzo, in Italia, c'è ben poco da festeggiare. La parità di genere è infatti ancora un miraggio per il nostro Paese. Lo dimostrano i dati di un’analisi elaborata, per il terzo anno consecutivo, da Ria Grant Thornton, società leader nella revisione e organizzazione contabile su database AIDA-Bureau Van Dijk, su oltre 9.057 aziende italiane con fatturato compreso tra 30 e 500 milioni di Euro.

Ebbene, dai numeri risulta che solo  il 16% dei membri che siedono in un Consiglio di amministrazione è donna. Troppo poche, insomma. Consola però il fatto che il dato risulta in crescita di 2 punti percentuali rispetto al 14% rilevato nel 2013.

Molto accentuate ancora la differenze territoriali. Le donne membri di Consigli di amministrazione sono concentrate per il 38% in Lombardia, il 12% in Emilia Romagna ed il 10% in  Veneto, mentre Molise e Calabria, con lo 0,1% ciascuna, rappresentano il fanalino di coda.

“Analizzando la distribuzione per dimensione di fatturato – commenta Laura Cuni Berzi, partner RIA Grant Thornton – le donne sono presenti in modo particolare nei Consigli di Amministrazione di Aziende con un fatturato compreso tra 30-100 milioni (che rappresentano circa l’85% nel 2013, in ripresa rispetto al 64% del 2012 e al 74% del 2011): la presenza di quote rosa va mano a mano diminuendo con l’aumentare del fatturato delle aziende".

A livello di incarichi le donne a presiedere i cda in qualità di presidenti rappresentano il 7% (in flessione di un punto percentuale rispetto al 2013) ed il 10% ricoprono la carica di amministratore delegato, dato che, dopo una crescita dell’1% nel 2013 si riporta sui livelli del 2012.

Se il dato mondiale riferito alle donne che occupano posizioni manageriali si è assestato al 24%, tuttavia ci segnalano trend degni di nota con riferimento ad alcuni paesi dell’ex blocco sovietico (Russia, Lituania) e dell’Asia (Indonesia, Filippine) il cui dato riferito alla presenza femminile è ben sopra la media, seppur per ragioni diverse. Nei primi si assiste ad una crescente promozione delle pari opportunità e di conseguenza della presenza di donne nei ruoli dirigenziali nel settore dei servizi, mentre in alcuni paesi dell’Asia, l’offerta dei servizi a supporto delle donne lavoratrici con figli ne ha favorito l’ingresso sul mercato del lavoro, fenomeno che invece non avviene in Europa (23%) e nel Nord America (22%), dove i servizi alle donne che lavorano non sono adeguati al fabbisogno.

Agli ultimi posti in classifica in termini di “donne al comando” figurano Giappone ed India, che sono rimaste ad oggi società patriarcali. I settori nei quali la presenza di quote rosa in posizioni dirigenziali è sopra la media globale sono quelli legati ai servizi (istruzione 51%, servizi professionali 27%, accoglienza 37%, salute 29% e servizi finanziari 29%). Ben al di sotto del dato medio la presenza invece nell’edilizia (20%), agricoltura (16%), industria mineraria (12%) e “utilities”(16%).

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