Dopo il blitz di Fca su Renault-Nissan e in attesa dei piani di espansione di UniCredit (che secondo i rumors ha messo nel mirino la tedesca Commerzbank), un’altra azienda italiana ha messo a segno un colpo oltre confine per contrastare la concorrenza insidiosa delle corporation mondiali. Il tutto mentre in Italia il sovranista Matteo Salvini alza i muri.
Mediaset ha annunciato oggi che, con un investimento di 350 milioni circa, è diventata la prima azionista della tedesca ProSiebenSat.1 Media, il principale gruppo televisivo in Germania, Austria e Svizzera e riaccendendo lo scontro con Vivendi in Europa: se ieri il gruppo di Vincent Bolloré aveva annunciato che la controllata Canal Plus aveva rilevato la pay tv lussemburghese M7, aggregatore e distributore di canali locali e internazionali come Disney Channel, Hbo, Eurosport, National Geographic e Nickelodeon, dal private equity Astorg Partners per 1,1 miliardi di dollari (circa 1 miliardo di euro), oggi il gruppo di Cologno Monzese ha ribattuto annunciando l’acquisizione del 9,6% dell’emittente tedesca ProSibienSat.1 Media (pari ai circa il 9,9% dei diritti tenendo conto dei titoli propri detenuti dalla società).
La partecipazione ai prezzi di chiusura di ieri valeva circa 330 milioni di euro, ma oggi il titolo sale di un paio di punti sfiorando i 15 euro per azione (dopo un massimo a 16,02 euro per azione), segno che il mercato apprezza l’operazione che l’amministratore delegato di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, ha definito “amichevole” e tesa a “creare valore in una logica sempre più internazionale”. Perchè ProSibienSat.1 e perché ora, si chiedono analisti e osservatori politici?
Certamente per rintuzzare le mosse dei francesi (soci non graditi in Mediaset con una partecipazione del 28,8% di cui un 19,2% circa affidato in gestione fiduciaria a Simon Fiduciaria) e non restare indietro nel “risiko” ormai sempre più chiaramente in atto nel settore televisivo europeo, anche sotto la spinta di Netflix. Vivendi e Mediaset continuano peraltro a seguire due strade parallele, i francesi puntando sul modello della pay-tv, gli italiani su emittenti commerciali in chiaro, difficilmente destinate a incontrarsi anche in futuro.
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Poi perché i contatti col gruppo tedesco proseguivano da mesi per arrivare a un’integrazione che desse via al primo “nocciolo” del futuro polo paneuropeo della televisione commerciale, ma sembravano essere giunti ad un punto morto. E con un miliardo a disposizione da spendere in acquisizioni ai Berlusconi non è sembrato il caso di attendere ulteriormente, anche a costo di rischiare di apparire poco amichevoli (non è un caso se Pier Silvio Berlusconi ha ribadito ampiamente i “consolidati rapporti” che già esisteva non tra Mediaset, Mediaset Espana e ProSibienSat.1).
Questo anche perché dopo la tornata elettorale europea Forza Italia è scivolata al minimo storico, raccogliendo poco più di 2,3 milioni di voti contro i 4,5 del Movimento 5 Stelle, gli oltre 6 milioni del Pd e gli olte 9,1 milioni della Lega. Il “partito di plastica” di Silvio Berlusconi (che pure con oltre mezzo milione di preferenze si è confermato il politico più votato dagli italiani) è ormai irrilevante politicamente e ancor di più rischia di esserlo se come probaile perderà ulteriori pezzi (il governatore della Liguria, Giovanni Toti, sembra in procinto di unirsi a Giorgia Meloni per cercare di dar vita a un nuovo soggetto politico “sovranista” di destra).
A questo punto il duopolio Rai-Mediaset è a rischio, o quanto meno la rendita di posizione sul mercato italiano non appare più così certa e confortante, quindi meglio spiegare le vele e cercare di prendere il largo prima che i manche i mercati europei diventino troppo perigliosi ed in mano a pochi grandi gruppi. Se l’avventura avrà successo il passaggio generazionale all’interno del gruppo Berlusconi potrà dirsi felicemnte concluso. E’ quello che si augurano tutti gli azionisti di Mediaset, che negli ultimi due anni tra un mercato pubbblicitario poco brillante e le continue schermaglie col gruppo Bolloré hanno visto il titolo perdere in borsa un 30%.
Poteva andargli peggio (gli azionisti di Telecom Italia, altra “preda” della campagna di Vincent Bollorè, è sotto del 50% rispetto ai livelli di due anni fa), ma non è detto debba andare automaticamente meglio dopo l’ingresso nel capitale di ProSibienSat.1. Un primo giudizio verrà probabilmente il prossimo 25 luglio: in quella data è previsto un Cda di Mediaset che dovrà esprimersi in merito alla proposta di distribuzione di dividendi da sottoporre poi ad un’eventuale nuova assemblea degli azionisti. L’acquisizione del 9,6% dell’emittente tedesca non avrà alcun impatto su questo tema, ha promesso Pier Silvio Berlusconi. Il mercato per ora registra la promessa, in attesa di vedere se sarà mantenuta.
Luca Spoldi
