Le parole di Mario Draghi sono spesso musica per le orecchie dei mercati. E anche questa volta, le indicazioni fornite dal numero uno della Bce (che nella riunione odierna non ha toccato i tassi d’interesse nell’Eurozona) fanno immediatamente scattare in Borsa gli acquisti sui titoli bancari. Così Banco Popolare e Bper hanno tirato la volata, con rialzi rispettivamente del 3,9% e del 3,2%. UniCredit è salita del 2,1%, forte anche del giudizio favorevole di MainFirst Bank, che ha introdotto le azioni nel paniere dei titoli preferit. E Piazza Affari, grazie al traino delle azioni degli istituti di credito, ha chiuso in territorio ampiamente positivo.
Nella conferenza stampa che è seguita alla riunione del direttivo dell’Eurotower, il banchiere centrale ha annunciato che “le regole europee contengono tutta la flessibilità necessaria per circostanze eccezionali“. Ed è l’eccezione cui i governi possono fare riferimento per tirare fuori dai guai i loro istituti. Le circostanze eccezionali si verificano, ad esempio, quando “i mercati di smaltimento dei crediti deteriorati non funzionano e si vogliono evitare vendite incontrollate“, ma le valutazioni su come utilizzare questa flessibilità “spettano alla Commissione europea“.
Le affermazioni di Draghi a pochi giorni dagli stress test hanno aperto una breccia nelle norme sul bail in, entrato in vigore a gennaio, un tema di particolare rilevanza per gli istituti italiani (ma non solo). Una strada per tirare fuori dai guai anche Banca Montepaschi per cui si sta configurando un sistema di intervento quasi totalmente privato con la sola garanzia di ultima istanza dello Stato.
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C’è spazio anche per una nota personale nella conferenza stampa tenuta oggi dal presidente della Bce, Mario Draghi, al termine del direttivo dell’Eurotower. A un giornalista che gli chiedeva di suo figlio, che lavora a Londra come trader, Draghi ha replicato che “e’ una scelta che ha fatto lui cinque anni fa e il Parlamento Europeo non ha ritenuto che si trattasse di conflitto di interesse”. |
Il problema dell’eccesso di sofferenze del resto, “è molto importante” e “certamente va affrontato” con riforme adeguate, ha aggiunto Draghi. “Per le banche italiane quello delle sofferenze è un grave problema – ha continuato il presidente della Bce – e ci vorrà tempo per risolverlo, ma bisognerebbe essere consapevoli che più a lungo durerà e meno efficiente sarà il sistema bancario, tanto più difficile sarà trasmettere all’economia reale i benefici della nostra politica monetaria, dal momento che gli Npl pesano sui livelli di profittabilità. In Italia si può fare di più, ad esempio sviluppare un mercato funzionante, creando un quadro normativo che consenta di vendere e scambiare i crediti incagliati più facilmente”.
Le banche europee “stanno meglio, se non molto meglio, rispetto al 2009” grazie anche alle “serie misure” adottate negli ultimi quattro anni. Oggi il problema da risolvere “non è più di solvibilità ma di redditività”. Quanto al clima d’incertezza seguito al voto in favore della Brexit, il board della Banca centrale europea (il primo dopo la consultazione referendaria britannica) “monitorerà molto da vicino gli sviluppi” economici e finanziari nell’Eurozona e, “se necessario a raggiungere i suoi obiettivi”, nei prossimi mesi “agirà utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione“, ha assicurato il numero uno dell’Eurotower. In particolare, l’istituto centrale verificherà l’effettivo trasferimento all’economia reale delle misure monetarie fin qui varate. Sul versante finanziario, invece, Draghi ha notato che i mercati finanziari europei hanno mostrato una “incoraggiante tenuta” ai picchi di volatilità seguiti al referendum britannico, anche grazie all’annunciata disponibilità da parte delle banche centrali di continuare a fornire liquidità al sistema.
Quanto al futuro della politica monetaria, la Bce prevede di mantenere il costo del denaro ai livelli attuali, se non inferiore, “per un protratto periodo di tempo”, anche oltre il termine stabilito per il quantitative easing (marzo 2017). I tassi sono percio’ confermati ai livelli piu’ bassi di sempre: zero sulle principali operazioni di rifinanziamento, 0,25% sui rifinanziamenti marginali e -0,40% sui depositi custoditi per conto delle banche commerciali. A sua volta, il piano di acquisto di titoli da 80 miliardi al mese potrebbe essere prolungato, “se necessario”. Il banchiere ha dimostrato soddisfazione per l’esito delle misure applicate dall’istituto di Francoforte, manovre che hanno permesso di limare lo stress del mercato e di sostenere la domanda interna dell’Eurozona.
Tuttavia esistono ancora forti venti contrari alla crescita di Eurolandia, con gli eventi geopolitici e la lenta crescita dei mercati emergenti che ne mettono sotto forte pressione l’economia. I dati raccolti dalla Bce indicano un secondo trimestre in espansione, anche se a un ritmo più lento rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Nonostante ciò, Draghi ha sottolineato il permanere di una visione positiva su crescita e inflazione, che continuera’ a essere debole nei prossimi mesi per poi tornare a un trend più sostenuto nel 2017 e nel 2018 Sul fronte dei prestiti, il numero uno dell’istituto centrale ha dichiarato che le misure avviate a marzo hanno contribuito a migliorare le condizioni dei finanziamenti e la ripresa economica, anche se è necessario proseguire con una politica monetaria accomodante. Il flusso dei crediti, infatti, cosi’ come le infrastrutture pubbliche, rimangono importanti ai fini di un recupero.


