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Economia

Un’evasione, secondo l'Istat, ancora alta. Moloch che secondo le cifre ufficiali fornite dalla Nota di aggiornamento al Def è di circa 109,7 miliardi, nel triennio 2014-2016, cifre che però sarà difficile mettere sotto i radar e aggredire per far saltar fuori solo 7 miliardi di coperture per la prossima legge di bilancio. Dopo che già nella maggioranza di governo il dibattito sull’incertezza di alcune coperture della manovra aveva fatto capolino, ora anche la Banca d’Italia nella sua audizione in Parlamento alla Nota di aggiornamento al Def dice esplicitamente che per le coperture da realizzare attraverso gli “interventi riguardanti il recupero dell'evasione, una quantificazione precisa è ardua”.

Tanto che, consiglia il vicedirettore di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, “al fine di assicurare il rispetto dell'obiettivo, è auspicabile che siano definiti momenti di monitoraggio dei conti in corso d'anno e pronti meccanismi correttivi in caso di scostamenti". Le indicazioni di Via Nazionale sono arrivate dopo che il presidente dell'Istat Gian Carlo Blangiardo, sempre in audizione sulla Nadef, aveva rilevato come “i dati contenuti nella Relazione sull'economia non osservata allegata alla Nota mostrano la persistenza di livelli elevati di evasione fiscale e contributiva, aspetti critici per il rafforzamento della capacità competitiva e di crescita del nostro Paese e per l'efficacia e l'equita' delle politiche pubbliche".

Sugli altri aspetti della Nadef, l’Istat ritiene che l'obiettivo programmatico di crescita fissato per quest'anno, Pil a +0,1%, sia "coerente",  in assenza di "perturbazioni derivanti da una significativa involuzione dello scenario internazionale". Il riferimento riguarda in particolare i dazi imposti dagli Stati Uniti:  "L'imminente introduzione di nuovi dazi all'importazione negli Stati Uniti, secondo una logica di tipo selettivo differenziata per tipologia di prodotti a seconda del paese Ue di provenienza, impatta in modo significativo su un numero limitato di prodotti di eccellenza della nostra filiera agro-alimentare".

Nel complesso, ha ricordato Blangiardo, "il valore economico di questi prodotti ammonta nel 2018 a circa 400 milioni di euro, che incidono per meno dell'1% sull'export nazionale verso gli Usa, rappresentando quasi il 10% del valore economico delle vendite di prodotti alimentari italiani negli Usa". "Le regioni che si caratterizzano per un maggiore peso di questi prodotti, sia rispetto all'export complessivo che a quello specifico dei prodotti alimentari verso gli Usa, sono la Sardegna (quasi il 10% dell'export totale, oltre l'80% su quello alimentare), la Valle D'Aosta (1,4% e oltre il 40%), l'Emilia Romagna (1,6% e oltre il 20%), la Lombardia (meno dell'1% e più del 15%).

Seguono, con un peso dei prodotti oggetto di nuovi dazi sul totale dei prodotti alimentari esportati compreso tra il 5% ed il 10%, Calabria, Lazio, Piemonte, Veneto e Campania". Positivo invece il giudizio sul mercato del lavoro: "Pur in una fase di debolezza dell'economia, gli indicatori del mercato del lavoro dal lato dell'offerta hanno mantenuto un'intonazione positiva. Secondo la rilevazione sulle forze di lavoro, nel secondo trimestre del 2019 il numero di persone occupate è cresciuto in termini congiunturali di 130 mila unità (+0,6%) e il tasso di occupazione è salito di 0,3 punti (59,1%)".

Però il lavoro mantiene le sue debolezze di sempre, in particolare la scarsa partecipazione di donne e giovani: "Le maggiori vulnerabilità presenti sul mercato del lavoro italiano sembrano riguardare prevalentemente le donne, i giovani e il Mezzogiorno".  In particolare, "nel nostro paese ancora solo il 56,2% delle donne partecipa al mercato del lavoro e il tasso di occupazione non supera il 50%. Si tratta dei valori tra i più bassi, insieme a quelli della Grecia, tra i paesi dell'Unione Europea dove il tasso di attività è pari al 68,3% e quello di occupazione al 63,4%. Il ruolo ricoperto in famiglia, in assenza di un adeguato sistema di sostegno, appare come uno dei fattori discriminante (insieme alla regione di residenza e al titolo di studio)".

La produttività, ha spiegato inoltre Blangiardo, è più alta nelle imprese sostenibili: il "premio per la sostenibilità" in termini di produttività del lavoro per le imprese più orientate alla sostenibilità che può arrivare anche al 15%. "Il valore aggiunto delle 'ecoindustrie', ossia attività economiche la cui finalità principale è la protezione dell'ambiente o la gestione delle risorse naturali, nel 2017 è stato pari a 36 miliardi di euro e al 2,3% del Pil, con una tendenza alla crescita superiore a quella media dell'economia". 

"Per un Paese in cui il debito pubblico rappresenta uno dei principali fattori di fragilità, assicurare che la variazione di questo indicatore abbia quanto meno il segno giusto è il minimo", ha ribadito la Banca d'Italia in audizione sulla Nadef, segnalando che "il percorso di graduale riduzione del peso del debito sull'economia per essere credibile va fondato su misure di bilancio pienamente specificate e su una quantificazione prudente del loro impatto finanziario". Secondo via Nazionale, "i tassi nominali sono i più bassi che si ricordino. Questa situazione va sfruttata per mettere il rapporto tra debito e prodotto su un sentiero di durevole discesa".

"In prospettiva sembra necessaria una riforma fiscale complessiva e organica, fondata su un'attenta analisi" che "non può consistere nell'abbattere tutte le imposte. Nella definizione dei provvedimenti da adottare sarà opportuno prendere in considerazione in modo complessivo gli strumenti disponibili, incluse le imposte indirette", ha affermato il vice direttore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini. Bankitalia si è detta d’accordo con la riduzione del cuneo fiscale, "può dare uno stimolo non irrilevante, seppur graduale, all'economia, accrescendo sia la competitività delle imprese, sia i redditi reali e quindi i consumi delle famiglie".

Quanto agli incentivi all'uso degli strumenti di pagamento elettronici, la Banca d'Italia "guarda con favore a iniziative che incentivino l'uso di strumenti di pagamento tracciabili, che tendono a ridurre i tempi e i costi delle transazioni e che possono contribuire a contrastare, oltre all'evasione, altri comportamenti illegali; fermi restando, s'intende, i presidi necessari per evitare invadenze indebite nella sfera privata delle persone e per tutelare chi ha ancora difficoltà a utilizzare modalità di pagamento moderne", ha rilevato Signorini, suggerendo che "tali strumenti siano disegnati in base a un'adeguata riflessione tecnica, per minimizzarne il costo, la complessità concettuale e operativa, nonchè gli eventuali effetti distorsivi, e quindi per massimizzarne l'efficacia".

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