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Renzi proponga Milano come sede dell’Eba

L’Italia, diciamocelo francamente, è ferma ormai da 25 anni

 

 

L’Italia, diciamocelo francamente, è ferma ormai da 25 anni (un quarto di secolo) anno più anno meno; è ferma dai primi anni ’90 del XX secolo, il “secolo breve” come lo chiama Eric Hobsbawm

; è ferma, di fatto, dopo che Bettino Craxi cercò in un periodo di incredibile stabilità politica, dal 1983 al 1987, di modernizzare l’Italia cercando di modernizzare anche la visione del socialismo: dalle necessità alle opportunità e questo sarà, variamente declinato a seconda della geografia, anche il mantra della nuova “terza via “del socialismo mondiale che ebbe poi in Bill Clinton e Tony Blair i propri profeti.

Fu un “socialismo veloce”, attento soprattutto alla finanza e poi all’economia, fu più che altro un modo di vivere, (la “Milano da bere”) ed intendere il mondo, in questo ostacolato dal suo eterno vero “nemico” storico: il comunismo che si stava avviando verso un fallimento globale dopo la presa del potere (e di coscienza) di Gorbaciov in Unione Sovietica.

Questo socialismo veloce, come tutti i fenomeni (o i farmaci) aveva però bisogno di efficaci controlli e quindi a lungo andare produsse anche effetti collaterali che si chiamarono nel nostro caso Mani Pulite nei primi anni ’90.

Da allora l’Italia è ferma; le Grandi Opere, i grandi investimenti infrastrutturali ed energetici hanno costantemente segnato il passo ed una burocrazia di tipo sovietico ha preso stabilmente il potere bloccando quasi definitivamente il meccanismo con danno ingenti anche alle fasce sociali più deboli.

E tutto questo, si badi bene, senza neppure sconfiggere la corruzione che anzi è aumentata per dipiù “alzando anche il prezzo”.

L’Italia, oltre questa situazione congiunturale, c’ha poi messo del suo come ricorda efficacemente oggi Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera. Ad esempio, noi siamo gli unici nel mondo che applichiamo veramente – la introdusse il governo Monti nel 2012- la famigerata “Tobin Tax”, cioè una tassa sulle transizioni finanziarie che i nostri concorrenti, come Germania e Francia, hanno adottato molto edulcorata e che quindi utilizzano ora per una ulteriore concorrenza spietata al nostro sistema.

La Tobin Tax fu teorizzata nel 1972 (dopo la fine degli accordi di Breton Woods determinata dal presidente Usa Richard Nixon che bloccò la convertibilità del dollaro in oro ) da un premio Nobel americano per l’economia, appunto James Tobin e prevede una piccola percentuale però su ogni movimento di capitali finanziari; ovviamente fu molto apprezzata dalla sinistra ma finora in Italia ha prodotto solo una povertà aggiuntiva allontanando gli investimenti per la semplice legge della domanda e dell’offerta dei mercati finanziari che si dirigono verso Paesi appunto più furbi di noi.

L’Italia, a livello estero, viene vista come una nazione velleitaria che ha un sistema a pezzi con qualche ottima individualità come Mario Draghi che guida la Banca Centrale Europea.

La recente Brexit produrrà a breve un riassestamento continentale con riflessi mondiali. Della finanza europea: molte istituzioni, banche e gruppi lasceranno Londra e l’Italia dovrebbe avere il coraggio (e un po’ la sfrontatezza) di proporre Milano –reduce dal successo internazionale dell’Expo- come nuova sede della Eba, l’Autorità bancaria europea che attualmente è guidata d a un italiano, Andrea Enria ed ha sede a Londra che a breve diverrà un paradiso fiscale, libera dai controlli Ue.

Renzi otterrebbe con questa mossa un tassello decisivo per consolidare veramente (e non sulla carta) i fondamenti di un “nuovo sogno italiano”, un po’ come quello che con Bettino Craxi portò il nostro Paese –purtroppo per breve tempo- ad essere la quinta potenza economica mondiale.