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Economica, Romano (Sella SGR): “Previdenza complementare e welfare aziendale, così si costruisce il futuro”

Mario Romano, CEO di Sella SGR, parla a margine dell’evento “Economica”, organizzato da Anpit

Economica, Romano (Sella SGR): “Previdenza complementare e welfare aziendale, così si costruisce il futuro”

Al via a Roma la sesta edizione di Economica, rassegna annuale organizzata da ANPIT (Associazione Nazionale per l’Industria e il Terziario) dedicata ai temi economici, politici e sociali, che quest’anno ha come filo conduttore il tema: “L’Europa, il sogno o il grande incubo”. Tra gli ospiti dell’evento, Mario Romano, CEO di Sella SGR. L’intervista ad Affaritaliani.

La previdenza complementare sta assumendo un ruolo sempre più importante nel welfare aziendale. Allora, le chiedo, quali vantaggi può offrire a imprese e a consumatori?

Sicuramente, dal punto di vista del datore di lavoro, offrire una possibilità di accedere alla previdenza complementare rafforza, sostiene e unisce ancora di più il rapporto tra datore di lavoro e dipendente. È chiaro che i vantaggi più in profondità li troviamo soprattutto per l’aderente, perché sappiamo sempre di più, tutti quanti, come il sistema previdenziale nazionale presenti aspetti sempre meno chiari e meno di sostegno. Soprattutto, guardando in prospettiva, il tasso di sostituzione, cioè il rapporto tra la pensione che avremo quando, terminata l’attività lavorativa, andremo in pensione e l’ultima retribuzione, è sempre minore. Allora, qui si sottoscrive un patto: non è soltanto un patto tra generazioni, ma un patto tra datore di lavoro e dipendente.

Il datore di lavoro, ovviamente, riconosce questa necessità. C’è da fare un lavoro insieme per poter costruire quello che poi sarà il domani di tutti noi, datori di lavoro e lavoratori. Quindi, direi che la qualità di questo rapporto è quella che determina poi veramente il futuro di tutti. C’è molto da investire su questo ed è molto importante sia per il datore di lavoro sia per il lavoratore.

A proposito di futuro, quanto conta la collaborazione tra i gestori dei fondi pensione e le organizzazioni datoriali per sviluppare nuovi strumenti di welfare aziendale, soprattutto per le piccole e medie imprese?

Secondo me, da questo punto di vista, il primo elemento fondamentale di collaborazione è la formazione, insieme all’informazione. Sappiamo che si conosce molto, ma non si è ancora perfettamente a conoscenza delle opportunità offerte dalla normativa, che, tra l’altro, evolve in maniera costante. Proprio quest’anno abbiamo visto come il legislatore sia intervenuto più volte, partendo dalla legge finanziaria dell’anno scorso, per aggiungere nuove potenzialità allo strumento. Da dove si parte, quindi? Si parte, ovviamente, dal fatto che noi gestori, che ci occupiamo di gestire e costruire strumenti, ci siamo adeguati e seguiamo l’evoluzione della normativa per arricchire l’offerta. Dall’altra parte, dobbiamo aumentare la formazione e l’informazione affinché, attraverso i datori di lavoro e anche l’organizzazione aziendale, queste arrivino fino ai lavoratori. Questa è la prima parte fondamentale della collaborazione e, soprattutto, rappresenta il nostro impegno come gestori in questo campo.

Rispetto al futuro pensionistico, purtroppo i giovani sono spesso poco informati. Come si può diffondere una maggiore cultura della previdenza complementare e quale ruolo possono giocare le aziende?

Abbiamo condotto un’indagine l’anno scorso sottoponendo, attraverso una società specializzata, delle domande a tantissime persone in Italia, appartenenti a diverse fasce sociali, con differenti livelli di formazione e di età. Se guardiamo nello specifico ai giovani, emerge che hanno una maggiore consapevolezza del problema, ma ciò che manca ancora è la piena conoscenza delle opportunità offerte dalla normativa. Torniamo quindi al tema della formazione e dell’informazione.

I giovani hanno un grande vantaggio: innanzitutto, sono giovani e questo consente loro di aderire il prima possibile. Prima si aderisce, meglio è, perché al momento della prestazione, l’età e il numero di anni di contribuzione determinano un vantaggio dal punto di vista fiscale. Questa è la prima cosa che va detta. Dall’altra parte, i giovani hanno anche la consapevolezza di dover fare qualcosa, perché, come dicevamo, la previdenza pubblica non è più in grado, anche a causa dell’evoluzione demografica, di garantire tutto ciò che ci si aspettava un tempo o che i nostri genitori e i nostri nonni hanno ricevuto in termini di pensione.

I giovani, però, questo lo sanno. Quindi, su questo aspetto bisogna lavorare molto. Tra l’altro, i datori di lavoro giocano in questo momento un ruolo importante, perché i nuovi assunti possono essere messi nelle condizioni di aderire a questi strumenti fin da subito. Noi che abbiamo qualche anno in più, all’inizio non avevamo questa opportunità; oggi, invece, i giovani ce l’hanno da subito. Se riusciamo a mettere insieme consapevolezza e conoscenza tecnica degli aspetti più specifici di questi strumenti, possiamo davvero costruire un pilastro in più, capace di migliorare la qualità della vita al termine dell’attività lavorativa.

Sella SGR propone soluzioni previdenziali anche attraverso accordi collettivi aziendali. Quali opportunità offre questo modello e come si può incentivarne la diffusione nelle imprese italiane?

Anche su questo c’è molto da lavorare. Mi sembra che se ne parli molto, ma che non si riesca ancora ad arrivare al livello di diffusione che si dovrebbe raggiungere. Bisogna conoscere gli strumenti, le opportunità e gli aspetti fiscali. Dall’altra parte, una società come la nostra, specializzata nella gestione di fondi, sia nella parte collettiva, come la chiamiamo noi, sia nei fondi comuni e nei fondi pensione, deve essere pronta a offrire il miglior servizio possibile. Non si tratta soltanto di un’attività di gestione, che è certamente importante. Noi lavoriamo molto anche sull’allocazione degli investimenti, che può essere modulata e personalizzata in funzione dei diversi momenti storici. Quando ci si avvicina all’età pensionistica, per esempio, bisogna valutare una possibile riallocazione del portafoglio.

Esiste però anche un altro ambito, quello dei servizi legati al fondo pensione. Non soltanto, quindi, la gestione e l’allocazione degli investimenti, ma anche l’assistenza durante tutto il percorso: conoscere le opportunità disponibili, le possibilità di accedere, per esempio, alle anticipazioni e le modalità per modulare o modificare i versamenti effettuati. Tutto questo fa parte del servizio che una società come la nostra deve mettere a disposizione degli aderenti e, ovviamente, dei datori di lavoro.

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