Il piano cambia, ma non abbastanza per i sindacati. Dopo due giorni di confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Electrolux conferma la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e fissa a 1.450 gli esuberi previsti in Italia, 269 in meno rispetto ai 1.719 indicati nel piano presentato nei mesi scorsi. Una riduzione che, secondo Fim, Fiom e Uilm, non modifica però l’impianto di fondo della ristrutturazione. Anzi, al tavolo l’azienda ha aggiunto una richiesta destinata a rendere ancora più delicato il confronto: la revisione degli accordi sull’organizzazione del lavoro che, stabilimento per stabilimento, fissano oggi dei limiti alle cadenze delle linee di montaggio. Electrolux punta ad arrivare, nel rispetto delle saturazioni massime e con interventi sull’ergonomia, fino a 140 pezzi all’ora. Il nuovo assetto produttivo prevederebbe inoltre un unico turno, quello cosiddetto a giornata.
È questo lo scambio che i sindacati contestano. Da una parte l’azienda chiede di aumentare la produttività e modificare l’organizzazione del lavoro; dall’altra mantiene una parte consistente degli esuberi e conferma la dismissione di uno stabilimento. Per Fim, Fiom e Uilm, dunque, il confronto tecnico è arrivato al capolinea. Il numero dei lavoratori coinvolti, inoltre, potrebbe essere più alto di quello indicato dal nuovo piano. Ai 1.450 esuberi, spiegano le organizzazioni dei metalmeccanici, si devono infatti aggiungere 135 contratti a termine in scadenza che non saranno rinnovati. Nel frattempo, l’organico a tempo indeterminato sarebbe già sceso da 4.279 persone ad aprile a 4.200 ad agosto, mentre 91 contratti a termine sono già terminati senza rinnovo.
Cerreto resta il nodo
Al centro della vertenza c’è soprattutto lo stabilimento di Cerreto d’Esi, nelle Marche. La chiusura del sito, che occupa circa 170 lavoratori, era uno degli elementi più contestati del piano originario. Nei mesi scorsi il governo aveva chiesto a Electrolux di cercare una soluzione alternativa, ma l’azienda non ha individuato finora un assetto che permetta di mantenere aperta la fabbrica. La conferma arrivata dal tavolo di questi giorni rende quindi più difficile una mediazione. Per i sindacati, la riduzione degli esuberi non può essere considerata una vera discontinuità se contemporaneamente resta la chiusura di Cerreto e viene chiesto ai lavoratori un aumento delle cadenze produttive. Fim, Fiom e Uilm hanno per questo proclamato otto ore di sciopero, con modalità che saranno definite nei prossimi giorni, e chiesto la riconvocazione urgente del tavolo alla presenza del ministro Adolfo Urso e delle Regioni coinvolte.
Electrolux chiede interventi sulla competitività
La multinazionale svedese lega le proprie richieste alla necessità di recuperare competitività. Al governo ha chiesto interventi su alcuni dei fattori che, secondo l’azienda, penalizzano la produzione europea e italiana, a partire dal costo dell’energia e dalle regole europee sul CBAM, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere.
Il confronto tecnico si chiude così senza un accordo. La vertenza torna ora sul terreno politico, con governo e Regioni chiamati a cercare un punto di equilibrio tra le esigenze di competitività indicate da Electrolux e la richiesta dei sindacati di salvaguardare occupazione e capacità produttiva in Italia. La partita, insomma, non è chiusa. Ma dopo il tavolo del Mimit è diventato più chiaro che la riduzione degli esuberi non significa, almeno per ora, un ripensamento del piano. Il nodo resta quello di sempre: quanto Electrolux sia disposta a cambiare il proprio progetto industriale italiano e quanto, invece, la multinazionale consideri ormai inevitabile una riduzione strutturale della presenza produttiva nel Paese.


