Wall Street, l’esperto: “Dem al Congresso, per il tech è un colpo immediato. Ecco cosa rischia l’AI”
Le elezioni di Midterm negli Stati Uniti si chiudono con la vittoria dei Democratici sia alla Camera sia al Senato, consegnando a Donald Trump un Congresso d’opposizione e aprendo una fase di stallo legislativo a Washington. Se a livello storico un governo diviso tende a rassicurare i mercati per via della minore incertezza normativa, questa volta la reazione di Wall Street è stata immediata e violenta, guidata dai timori per le limitazioni alla costruzione dei data center e alle normative sull’intelligenza artificiale. Quali saranno i settori più colpiti dalla nuova maggioranza democratica? Quali rischi corrono i colossi del tech e l’intero ecosistema dell’AI? E quali sono le ripercussioni per i risparmiatori italiani ed europei esposti su asset in dollari e sul mercato azionario americano? A fare il punto è Antonio Tognoli, economista di CFO SIM, che ad Affaritaliani analizza le conseguenze del voto sui mercati finanziari, l’impatto sul cambio euro-dollaro e le strategie di diversificazione per gli investitori.
Quali sono le principali conseguenze della vittoria democratica alle elezioni di midterm sui mercati finanziari? Perché gli investitori avrebbero preferito un Congresso diviso?
I Democratici hanno conquistato sia la Camera sia il Senato alle midterm del 3 novembre, creando un governo diviso con il presidente Trump. Questo produce uno stallo legislativo: il Congresso democratico può bloccare gran parte dell’agenda del Presidente (tasse, spesa, alcune nomine), mentre Trump mantiene i poteri esecutivi su tariffe, politica estera e ordini esecutivi. Si alzano i rischi di scontri sul debt ceiling (previsti nel 2027) e di shutdown, ma si riducono le probabilità di politiche fiscali fortemente espansive.
I mercati hanno reagito con un’iniziale volatilità: un rally di sollievo subito dopo i risultati, seguito da una forte correzione. Storicamente le azioni USA tendono a performare bene dopo le midterm, con guadagni medi del 15-22% nei 6-12 mesi successivi, e un governo diviso è spesso visto positivamente perché limita i cambiamenti radicali di policy, riducendo l’incertezza normativa e fiscale. Gli investitori avrebbero preferito un Congresso diviso tradizionale (con Camera democratica e Senato repubblicano) proprio per garantire questo equilibrio, riducendo il rischio di legislazioni estreme e offrendo maggiore stabilità a utili e investimenti. Un blue sweep pieno introduce invece più rischi di indagini, regolamentazione e frizioni.
Quali settori potrebbero risentire maggiormente del nuovo equilibrio politico a Washington? In particolare, cosa potrebbe cambiare per i titoli tecnologici e legati all’intelligenza artificiale?
I settori più esposti sono quelli legati a infrastrutture AI, data center, semiconduttori e tech in generale, oltre a possibili pressioni sui finanziari per via di una maggiore regolamentazione e su alcuni comparti di industriali e difesa per il rallentamento o la revisione della spesa. Sanità e rinnovabili potrebbero invece beneficiare di politiche più favorevoli, come l’espansione dell’ACA e un maggiore focus ambientale.
Per i titoli tecnologici e legati all’AI il colpo è stato immediato e netto. Il Nasdaq ha perso oltre il 5,5% in un solo giorno – il peggior calo da aprile 2025 – entrando in correzione tecnica, con il Nasdaq 100 in flessione di circa il 6,4% e perdite di valore di mercato stimate tra i 2.500 e i 3.000 miliardi di dollari. Nvidia ha ceduto in una sola seduta circa il 9%, AMD e Micron oltre il 15-17% e l’indice dei semiconduttori di Philadelphia più del 12%. Il motivo principale è il timore che i Democratici, sia a livello federale sia in Stati chiave come il Texas dove hanno conquistato la governorship, rallentino o limitino la costruzione di data center tramite moratorie, controlli sui costi energetici e regole più stringenti sull’AI. Molti candidati democratici hanno fatto campagna proprio su questi temi.
Ciò mette in discussione il boom di CapEx che ha guidato la crescita dei mercati e una parte significativa del PIL statunitense. Una ripresa resta possibile, ma la narrativa di una crescita illimitata dell’AI è stata messa in discussione, così come la redditività degli investimenti nel settore, soprattutto nel momento in cui la componente di debito a sostegno degli investimenti è in aumento.
Quali ripercussioni ci saranno per gli investitori europei e italiani? Come potrebbe evolvere il rapporto euro-dollaro?
Per gli investitori europei e italiani gli effetti passano soprattutto attraverso i mercati azionari globali, data la forte esposizione dei portafogli europei al tech USA e all’AI, oltre che attraverso il cambio e le prospettive su commercio e crescita. Se un rallentamento del boom dell’AI negli Stati Uniti può frenare gli utili delle big tech e dei fornitori europei e asiatici, lo stallo politico a Washington potrebbe d’altra parte limitare l’introduzione di nuove tariffe aggressive, con un impatto positivo per gli esportatori europei, pur aumentando l’incertezza su politica estera e Ucraina.
Sul fronte euro-dollaro, subito dopo i risultati l’euro si è rafforzato verso quota 1,12-1,127, con il dollaro in indebolimento per via delle aspettative di minore spesa fiscale negli USA, i rendimenti dei Treasury in calo e un minore “exceptionalism” americano. Tuttavia, analisti di Citi e altre case d’investimento suggeriscono di non esagerare: si tratta di un movimento tipico e potenzialmente temporaneo, dato che i driver dominanti restano la Fed, l’inflazione e la crescita. Un dollaro più debole favorisce chi ha attività in euro o esporta, ma penalizza chi detiene asset denominati in dollari non coperti per via della perdita di cambio in caso di ulteriore deprezzamento del greenback.
Quali rischi ci sono per chi ha investimenti in asset statunitensi?
I rischi principali per chi ha investimenti negli Stati Uniti riguardano la volatilità settoriale sul tech e sui data center, il rischio di prolungati stalli fiscali sul debt ceiling, con conseguente stress sui Treasury ed effetti a catena sugli altri mercati, la maggiore regolamentazione e le possibili indagini sulle big tech, oltre all’esposizione al cambio senza copertura, che può erodere i rendimenti in euro in caso di indebolimento del dollaro.
Sebbene il quadro macro post-midterm rimanga storicamente positivo, siamo di fronte a una maggiore incertezza politica rispetto a un Congresso diviso classico. Il quadro generale indica un maggiore gridlock che a medio termine è spesso positivo per i mercati, ma accompagnato da un colpo immediato sul settore AI, che rappresenta circa il 35% dell’S&P 500. Per i risparmiatori italiani ed europei diventa quindi utile diversificare, valutare coperture valutarie e monitorare da vicino le decisioni su data center e tetto del debito.
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