Enav, la Uil canta vittoria ma lo sciopero si ferma al 7,8%
La Uiltrasporti canta vittoria. I numeri raccontano una storia decisamente diversa. Il 7,8% di adesione in Enav e appena l’1,8% in Techno Sky, la società del gruppo che gestisce e mantiene gli impianti per il controllo del traffico aereo: il bilancio della protesta del 30 settembre è lontano dall’immagine di una mobilitazione capace di trascinare i lavoratori. Presentarlo come un successo significa chiedere alla propaganda di fare quello che lo sciopero non è riuscito a fare.
Nel comunicato diffuso al termine della giornata, il sindacato rivendica un’«altissima adesione», con «punte fino al 100% su numerosi impianti». Ma una punta locale, anche quando raggiunge il massimo, non misura la partecipazione complessiva. Per valutare il risultato serve il quadro generale, non la selezione delle sedi più favorevoli. E le percentuali complessive disponibili restituiscono il profilo di una protesta rimasta largamente minoritaria.
Nemmeno la Cgil ha aderito alla mobilitazione. Un elemento politicamente e sindacalmente significativo: la Uiltrasporti non si è trovata soltanto senza un fronte unitario, ma senza il sostegno dell’altra grande confederazione con cui condivide tante battaglie. Lo sciopero nazionale di quattro ore, dalle 13 alle 17, è stato proclamato dalla sola Uiltrasporti, come risulta anche dal calendario del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Il motivo della distanza emerge dalla vicenda contrattuale. Il 17 aprile Filt Cgil, Fit Cisl, Ugl Trasporto aereo e Fast Confsal hanno sottoscritto con Assocontrol il rinnovo della parte specifica del contratto nazionale relativa ai servizi di gestione del traffico aereo, valido per il triennio 2026-2028. La Uiltrasporti non figura tra i firmatari. Le altre organizzazioni hanno dunque scelto di chiudere un accordo che il sindacato promotore della protesta continua a giudicare insufficiente.
È legittimo contestare un contratto e rivendicare condizioni migliori. Ma il consenso dei lavoratori non si può dare per acquisito. Con queste adesioni, la Uiltrasporti resta isolata nelle scelte e poco seguita nella mobilitazione. Le rivendicazioni meritano un confronto; il risultato dello sciopero merita una lettura meno trionfalistica.
C’è poi il capitolo ITA Airways, che ha cancellato preventivamente alcuni voli. Una decisione che, alla luce del bilancio indicato per la giornata, senza difficoltà nella gestione del traffico aereo, appare un pesante errore di valutazione. La compagnia ha trasformato il rischio di un disservizio in una cancellazione certa per i passeggeri coinvolti.
La prudenza operativa ha una sua ragione. Ma deve essere proporzionata: cancellare in anticipo significa rinunciare a offrire il servizio anche qualora le condizioni consentano di svolgerlo. E se la mobilitazione si rivela così limitata, quella scelta richiede una spiegazione convincente. Per i passeggeri rimasti a terra, il disagio è stato concreto, indipendentemente dalla riuscita dello sciopero.
La Uiltrasporti dovrebbe spiegare la distanza tra la vittoria annunciata e le adesioni complessive. ITA dovrebbe spiegare perché abbia scelto di cancellare preventivamente. Perché da questa giornata emerge un paradosso: una protesta poco partecipata ha comunque prodotto conseguenze per chi doveva partire, attraverso la decisione anticipata della compagnia.


