
Enel ha diffuso, con largo anticipo rispetto all’avvio delle contrattazioni a Piazza Affari, una nota ufficiale contenente il dettaglio dei conti 2012 approvati dal consiglio di amministrazione dell’ex monopolista elettrico italiano. In borsa il titolo chiude con un pesante -5,98%.
Conti che a fronte di ricavi in crescita del 6,8% a 84,889 miliardi (dai 79,514 miliardi del 2011) vedono l’Ebitda calare del 4,9% a 16,738 miliardi (furono 17,605 miliardi l’anno prima) e soprattutto l’Ebit crollare del 31,4% a 7,735 miliardi (da 11,278 miliardi) a causa di svalutazioni dell’avviamento pari a 2,584 miliardi. Di questi 2,392 miliardi sono relativi alla sola controllata spagnola Endesa e riflettono dunque il peso della crisi spagnola sui conti del colosso energetico italiano. L’utile netto di gruppo si riduce così a soli 865 milioni rispetto ai 4,113 miliardi del 2011 (-79%), mentre l’utile netto ordinario di gruppo cala a 3,455 miliardi (-14,9% dai 4,061 miliardi dell’anno prima).
Tra le note positive, oltre ad una marginalità che si conferma in linea con le previsioni, cala anche l’indebitamento finanziario netto che si riduce di oltre 1,6 miliardi a 42,948 miliardi dai 44,629 miliardi di fine 2011 (-3,8%), un paio di miliardi meno dei 44,9 miliardi segnati a fine 2010. Il dividendo, in linea con la decisione annunciata già lo scorso anno di mantenere un pay-out non superiore al 40% degli utili (e non del 60% come fino al 2011) cala così a 15 centesimi per azione, rispetto ai 26 centesimi distribuiti l’anno passato.
Oltre ad annunciare i risultati 2012 Enel ha anche presentato alla comunità finanziaria il piano industriale 2013-2015/2017, che prevede ora per l’esercizio 2013 un Ebitda in ulteriore calo attorno ai 16 miliardi, un utile netto ordinario in calo sulla soglia dei 3 miliardi e un’ulteriore decisa riduzione dell’indebitamento finanziario netto attorno a 42 miliardi. Nel 2015 l’Ebitda è visto mantenersi stabile sui 16 miliardi, l’utile netto ordinario dovrebbe risalire sui 3,3 miliardi (restando peraltro a livelli ancora inferiori a quelli dell’anno appena concluso) e il debito scendere sui 37 miliardi.
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Solo nel 2017, a fine periodo, l’Ebitda dovrebbe beneficiare pienamente degli sforzi tesi a proteggere margini e flussi di cassa nei mercati maturi e a sviluppare la presenza del gruppo nei mercati in crescita in particolare in Est Europa e nell’America Latina oltre che nelle rinnovabili, risalendo tra i 17 e i 18 miliardi di euro, mentre l’utile netto ordinario è visto balzare tra i 4 e i 5 miliardi e l’indebitamento finanziario netto ridursi ancora leggermente tra i 36 e i 37 miliardi. Per riuscire nel suo intento Fulvio Conti intende accelerare “le azioni di riduzione dei costi e di incremento delle efficienze nell’ambito dell’intero gruppo, nonché di semplificazione della struttura societaria del gruppo medesimo”, anche al fine del “mantenimento della nostra attuale categoria di rating”.
Il numero uno del gruppo italiano prevede che simili azioni, nell’ambito delle quali oltre ad ulteriori risparmi in termini di costi cumulati per 4 miliardi nell’arco del piano si prevedono cessioni per complessivi 6 miliardi ed emissioni di strumenti “ibridi” per circa 5 miliardi, potranno consentire “di cogliere il momento in cui le economie mature, in particolare Italia e Spagna, riprenderanno a crescere“. Un momento che per ora resta lontano, tanto che il gruppo nel prossimo quinquennio prevede di ridurre gli investimenti su tali mercati maturi da 5,3 a 4,6 miliardi per quanto riguarda le attività di generazione (con un conseguente calo della capacità istallata dai 59 GW di fine 2012 a soli 52 GW a fine 2017), mentre quelli per le attività di distribuzione saranno potenziati dai circa 6,2 miliardi preventivati nel piano precedente a circa 6,5 miliardi.
Come molte altre società italiane ed europee, dunque, anche Enel per sottrarsi all’abbraccio fatale con le economie del vecchio continente per ora punta a rafforzarsi fuori dall’Eurozona, con investimenti dedicati allo sviluppo portati da 8,7 a 9,4 miliardi e una capacità istallata nell’Est Europa e in America Latina che dovrebbe complessivamente salire dai 38 GW del 2012 a 43 GW nel 2017. Sempre nel quinquennio accanto alla cura dimagrante in Europa e ai nuovi investimenti sui mercati emergenti Conti procederà ad alcuni riacquisti di quote di minoranza così da far alzare la quota di pertinenza del gruppo sull’utile netto consolidato dal 65% previsto per fine 2013 al 78% nel 2017.
Luca Spoldi
