Mentre l’epidemia svuotava le case e seminava terrore, i romani portarono in processione il Crocifisso di San Marcello al Corso. Il viaggio durò oltre due settimane e attraversò tutti i rioni della città. Secondo la tradizione, al suo passaggio il contagio cominciò a ritirarsi.
Il Crocifisso sopravvissuto alle fiamme
L’8 agosto 1522 Roma era una città assediata da un nemico invisibile. La peste si diffondeva tra i rioni, le campane annunciavano nuovi morti e chi poteva cercava riparo lontano dalle strade più affollate. Non esistevano vaccini, reparti di terapia intensiva o bollettini quotidiani. Restavano la paura, la preghiera e la speranza in un miracolo.
I romani decisero così di affidarsi al Crocifisso custodito nella chiesa di San Marcello al Corso. Quella scultura lignea era già considerata prodigiosa: nel maggio del 1519 un incendio aveva devastato completamente la chiesa, ma tra le macerie il Crocifisso era stato ritrovato intatto. Ai suoi piedi, secondo la tradizione, continuava ad ardere persino una piccola lampada a olio.
La processione attraverso i rioni
Nonostante il timore che un corteo potesse favorire ulteriormente il contagio, il Crocifisso venne sollevato dall’altare e portato per le vie della città. La processione attraversò Roma per oltre due settimane, da San Marcello fino alla basilica di San Pietro.
Dietro l’immagine camminavano nobili, religiosi e popolani. Molti procedevano scalzi, con il capo cosparso di cenere, invocando misericordia. Secondo la tradizione, nei quartieri attraversati dal corteo la peste cominciò a diminuire, fino a scomparire al termine del pellegrinaggio.
Da quell’avvenimento nacque la Compagnia del Santissimo Crocifisso, i cui statuti furono approvati nel 1526 da papa Clemente VII. L’immagine venne poi collocata nella quarta cappella a destra della chiesa, dove è ancora oggi venerata.
Il ritorno durante la pandemia
Quasi cinquecento anni più tardi, il Crocifisso tornò a rappresentare la paura e la speranza di una città colpita da un’epidemia. Il 15 marzo 2020 Papa Francesco percorse a piedi un tratto di via del Corso e raggiunse San Marcello per pregare davanti all’immagine, invocando la fine della pandemia di Covid-19. Pochi giorni dopo, il Crocifisso venne portato sul sagrato di San Pietro durante la preghiera solitaria del Pontefice sotto la pioggia, davanti a una piazza completamente vuota. Un’immagine destinata a restare nella memoria collettiva: la Roma deserta del presente che chiedeva aiuto allo stesso Cristo davanti al quale si erano inginocchiati i romani del Cinquecento.
Le epidemie cambiano nome e i secoli trasformano la città. Ma quando Roma ha paura, finisce spesso per tornare davanti alle immagini che hanno già attraversato la sua storia.

