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Il concerto di Ultimo lo paghi due volte: dopo lo stadio arriva il cinema e il business ricomincia

Il boom dei film-concerto nasce dall’incontro perfetto tra due industrie affamate di pubblico. Le sale cercano eventi capaci di riempire le poltrone, gli artisti cercano nuovi modi per monetizzare ciò che hanno già prodotto. Il risultato è semplice: il concerto non finisce più con l’ultimo bis. Finisce quando smette di incassare.

Il concerto di Ultimo lo paghi due volte: dopo lo stadio arriva il cinema e il business ricomincia

Ultimo, Oasis, Queen, Jovanotti: il live non finisce più con l’ultimo bis. Diventa film, torna sul mercato e trasforma i fan in spettatori paganti per la seconda volta

C’era una volta il concerto: compravi il biglietto, entravi nello stadio, cantavi, uscivi afono e finiva lì. Adesso il concerto ha scoperto la reincarnazione commerciale. Dopo il palco arriva il cinema, dopo il sold out il botteghino, dopo il biglietto da 80 euro magari ne spendi altri 15 per rivedere sul grande schermo quello che hai già visto dal vivo.

Benvenuti nell’epoca del film-concerto, nuovo Eldorado di un’industria musicale che ha imparato a spremere lo stesso evento più di una volta. Il caso di Ultimo è da manuale: il film dedicato alla notte di Tor Vergata, davanti a oltre 250 mila spettatori, aveva già piazzato circa 70 mila biglietti prima dell’arrivo ufficiale nelle sale. Tradotto: oltre un milione di euro potenziale ancora prima di cominciare davvero. Gli Oasis hanno fatto persino meglio: milioni di dollari incassati nel weekend internazionale e oltre mezzo milione di euro raccolto in pochi giorni in Italia.

Il live diventa un prodotto seriale

E la fila è appena cominciata. Arrivano i Linkin Park, poi i Queen con lo storico concerto di Budapest, quindi George Michael e Jovanotti. Materiale nuovo, repertorio restaurato, backstage, interviste, immagini esclusive: basta confezionare bene il pacchetto e il concerto torna a vivere. Ma soprattutto a vendere.

Per le sale è manna: una fanbase già pronta, pubblicità quasi automatica sui social e proiezioni-evento concentrate in pochi giorni. Per gli artisti è ancora meglio: il costo è infinitamente più basso rispetto a una grande produzione cinematografica e il pubblico è già stato conquistato prima ancora che si spengano le luci.

Taylor Swift ha indicato la strada

Il modello esiste da anni, da Vasco Rossi a Ligabue, dagli U2 a Michael Jackson. Ma oggi la scala è cambiata. Taylor Swift, con “The Eras Tour”, ha superato i 267 milioni di dollari nel mondo, dimostrando che un concerto può diventare un blockbuster senza nemmeno inventare una sceneggiatura. Il cinema non documenta più soltanto la musica. La rimette in vendita. Il live diventa evento, archivio, merchandising emotivo e seconda cassa. Così è…