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Energia, il governo accelera sul decreto Bollette bis: nel Cdm ipotesi tetto al prezzo del gas a 58,9 euro

Il decreto Bollette bis atteso in Consiglio dei ministri

Energia, il governo accelera sul decreto Bollette bis: nel Cdm ipotesi tetto al prezzo del gas a 58,9 euro

Decreto Bollette bis, Pichetto Fratin punta al Cdm: tetto al prezzo del gas a 58,9 euro con il modello spagnolo

Il decreto Bollette bis potrebbe arrivare oggi in Consiglio dei ministri. Dopo il rinvio della scorsa settimana, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, punta a portare il provvedimento all’esame del governo, una volta concluse le verifiche tecniche ancora in corso. Intervenendo ieri all’assemblea di Elettricità Futura, il ministro aveva anticipato: “Dobbiamo definire l’applicazione del decreto Bollette. Dovrei tirare le somme del provvedimento e portarlo domani in Consiglio dei ministri”.

Il testo recepisce l’accordo raggiunto venerdì 16 ottobre tra il governo italiano e la Commissione europea sulle clausole di standstill e sull’introduzione di un limite al prezzo del gas utilizzato per produrre elettricità. L’obiettivo è ridurre il costo dell’energia sul mercato all’ingrosso e, di conseguenza, alleggerire le bollette di famiglie e imprese. Il meccanismo prende spunto dal cosiddetto tope adottato in Spagna durante la precedente crisi energetica per contenere l’impatto del prezzo del gas sulla formazione delle tariffe elettriche.

Come funziona il price cap

Nelle bozze circolate prima dell’approvazione, il tetto al prezzo del gas è fissato a 58,9 euro per megawattora per quello destinato alla generazione elettrica. Il riferimento è il prezzo Ttf di Amsterdam, che mercoledì 4 novembre si attestava a 88,3 euro/MWh. Secondo le stime riportate nel testo, il limite corrisponderebbe a un prezzo dell’elettricità pari a circa 160 euro al Pun e potrebbe determinare un beneficio sulle bollette nell’ordine del 10%.

La misura non introduce tuttavia un tetto generalizzato alle tariffe finali pagate dagli utenti. Il meccanismo interviene sulle offerte dei produttori nella Borsa elettrica, riducendo il costo riconosciuto al gas impiegato per generare elettricità. Il modello di riferimento è quello spagnolo del tope, che durante la precedente emergenza energetica aveva cercato di limitare il trasferimento dei rincari del gas sui prezzi dell’elettricità.

Il punto più delicato resta la ripartizione dei costi tra produttori e consumatori. La riduzione del prezzo riconosciuto al gas, infatti, deve essere accompagnata da un sistema di compensazione per gli operatori coinvolti, evitando che gli oneri necessari a finanziare i ristori finiscano per annullare il risparmio ottenuto sul mercato all’ingrosso.

Il nodo delle compensazioni

È proprio il sistema delle compensazioni il principale ostacolo alla definizione del decreto. I produttori dovranno ricevere un ristoro per la differenza tra il prezzo di mercato del gas e il tetto applicato alla generazione elettrica. Resta da stabilire come finanziare questi importi e soprattutto su quali soggetti far ricadere i relativi oneri. Pichetto Fratin ha parlato di un “ribaltamento articolato”: il costo verrebbe ripartito tra gli stessi produttori e i clienti con bollette indicizzate, che beneficerebbero della riduzione del prezzo del gas. Resterebbero invece esclusi i clienti con contratti a prezzo fisso. rischio è che gli oneri aggiuntivi per finanziare i ristori finiscano per ridurre o cancellare il beneficio prodotto dal price cap.

Secondo le ipotesi circolate, il meccanismo dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio. La definizione delle modalità applicative rappresenta dunque un passaggio decisivo per consentire al provvedimento di tradurre il limite al prezzo del gas in un effettivo alleggerimento dei costi energetici.

Le criticità del settore

Il decreto arriva in un momento di forte tensione nel settore energetico, con il confronto sempre più acceso tra Elettricità Futura, Confindustria Energia ed Eni. Nel corso dell’assemblea del 4 novembre, il presidente di Elettricità Futura, Salvatore Pinto, ha sollecitato un confronto con le istituzioni e con le altre rappresentanze associative, mettendo in guardia sulle possibili conseguenze delle misure per gli investimenti nel comparto. Pinto ha sottolineato “l’importanza di aprire un dialogo permanente e costruttivo con governo, istituzioni e le altre rappresentanze associative”, avvertendo che gli interventi previsti rischiano di penalizzare gli investimenti. Il presidente di Elettricità Futura ha inoltre quantificato in 6-7 miliardi di euro gli interventi che graverebbero sul settore elettrico.

Nei giorni precedenti, Elettricità Futura aveva annunciato l’uscita da Confindustria Energia, aprendo una frattura all’interno della rappresentanza industriale del comparto. Eni, presente nell’associazione attraverso la controllata Plenitude, ha dichiarato di non condividere la decisione. Pinto ha spiegato che il recesso è arrivato “al termine di un’ampia discussione che ha visto coinvolti i rappresentanti delle principali associate nonché primarie aziende del settore”.

La posizione di Confindustria

Sul tema è intervenuto anche il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che ha affrontato la questione del caro-energia durante l’incontro a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Orsini ha richiamato la necessità di un confronto tra le diverse componenti del sistema energetico e industriale: “Oggi chi produce energia e chi consuma energia devono avere un dialogo”. Poi il tema della “responsabilità” necessaria per mantenere competitive le imprese.

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