Eni archivia il terzo trimestre 2026 con un utile netto adjusted di 2,8 miliardi di euro, più del doppio rispetto a un anno fa. Nei primi nove mesi i profitti rettificati raggiungono i 6,4 miliardi, mentre il debito scende ai minimi. Il gruppo aumenta la remunerazione degli azionisti con un dividendo straordinario e un nuovo incremento del programma di riacquisto di azioni proprie.
La produzione cresce e il Brent sale del 40%: Eni migliora le previsioni di cassa per il 2026
Eni accelera sugli utili e rafforza i conti. Il gruppo energetico guidato da Claudio Descalzi ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile netto adjusted di 6,4 miliardi di euro, in crescita del 70% rispetto ai 3,8 miliardi dello stesso periodo del 2025. Ancora più marcato l’incremento nel solo terzo trimestre, con profitti rettificati pari a 2,8 miliardi (+125%), contro 1,25 miliardi di un anno fa. L’utile netto contabile dei nove mesi sale invece a 7,59 miliardi (+202%), beneficiando anche di componenti straordinarie, tra cui le plusvalenze legate alle operazioni su Searah e Plenitude.
A sostenere i risultati sono stati sia l’incremento della produzione di idrocarburi sia il favorevole andamento dei prezzi energetici. Nel terzo trimestre la produzione ha raggiunto 1,83 milioni di barili equivalenti al giorno, con una crescita organica del 7%, grazie all’avvio di nuovi progetti in Africa occidentale, Messico e Norvegia e al contributo della joint venture Searah nel Sud-est asiatico. Nello stesso periodo, il prezzo medio del Brent è salito a 97 dollari al barile, il 40% in più rispetto al terzo trimestre 2025.
Il settore Exploration & Production ha così registrato un utile operativo proforma adjusted di 4,63 miliardi di euro (+76%), mentre quello dell’intero gruppo è raddoppiato, raggiungendo circa 6 miliardi. Positivo anche il contributo delle attività legate alla transizione energetica, con Enilive e Plenitude che nei nove mesi hanno realizzato un EBITDA adjusted complessivo di 1,8 miliardi (+20%).
“Gli eccellenti risultati conseguiti nel terzo trimestre derivano dalla forza del nostro modello operativo e dai selettivi investimenti nel nostro portafoglio ampiamente diversificato di asset competitivi”, ha commentato l’amministratore delegato Claudio Descalzi.
Eni, debito ai minimi e dividendo straordinario da 0,46 euro per azione
I risultati consentono a Eni di migliorare le previsioni per l’intero 2026. Il flusso di cassa operativo adjusted atteso raggiunge 16,5 miliardi di euro, con un miglioramento gestionale di 1,2 miliardi rispetto alle stime iniziali e alle relative ipotesi di mercato.
L’indebitamento finanziario netto, escluse le passività per leasing, è sceso a 6,7 miliardi di euro, il 33% in meno rispetto a settembre 2025. Alla riduzione ha contribuito anche il deconsolidamento di Plenitude, che ha prodotto un beneficio sulla posizione finanziaria netta di circa 2,75 miliardi. Il gearing, ovvero il rapporto tra indebitamento e capitale investito netto, si attesta al 10%, che scende al 9% su base proforma, considerando le operazioni di portafoglio in corso.
La posizione finanziaria e le prospettive di generazione di cassa permettono al gruppo di aumentare la remunerazione degli azionisti. Il Consiglio di amministrazione ha approvato un dividendo straordinario da 0,46 euro per azione, per un esborso complessivo di circa 1,3 miliardi di euro, che sarà pagato il 9 dicembre 2026. Sale anche il programma di riacquisto di azioni proprie, il cosiddetto buyback, che passa da 3,4 a 3,8 miliardi di euro, con un ulteriore incremento del 12%. Confermato il dividendo ordinario relativo al 2026, pari a 1,10 euro per azione.
“Sulla base dei nostri fondamentali, delle prospettive di generazione di cassa per l’intero esercizio 2026, con un gearing ai minimi storici, aumentiamo ulteriormente la distribuzione con un dividendo straordinario di €0,46 per azione pagato nel quarto trimestre e incrementiamo nuovamente il buyback a €3,8 mld, evidenziando il nostro impegno a condividere la crescita con gli azionisti”, ha spiegato Descalzi.
Il gruppo ha inoltre rivisto al rialzo la previsione di crescita della produzione di petrolio e gas su base omogenea per l’intero 2026, portandola a un intervallo compreso tra il 6% e il 7%.
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