Il collegamento davanti allo studio di Pippo Baudo, poi il mini-varietà con Biggio, Annalisa e Gigi D’Alessio
C’è un filo rosso, fatto di smoking, ironia, rispetto e un viscerale attaccamento alla televisione pubblica, che lega Rosario Fiorello alla grande figura di Pippo Baudo. Domenica sera, alle 20:30, quel filo è diventato un’immagine-manifesto: Fiorello – affiancato dall’immancabile e soprattutto sodale Fabrizio Biggio – prima di prendere possesso dello studio del Tg1 a Saxa Rubra per il debutto di Tg1 edizione più che straordinaria, si è collegato con il primo telegiornale d’Italia in una location ben precisa. Una scelta assolutamente non casuale.
Il lancio del suo programma lo ha fatto proprio lì, davanti al nuovo studio della Rai intitolato a Pippo Baudo, quello da cui va in onda Ballando con le stelle, trasformando poi per la prima volta nella storia il tempio del telegiornale in un mini-varietà fatto di satira, musica, gag e calore popolare. Perché il varietà non è morto, basta volerlo.
Il nuovo Baudo per la Rai
Per decenni Pippo Baudo è stato molto più di un semplice conduttore: è stato il “signore” della televisione di Stato, il custode del canone morale e d’intrattenimento della Rai, capace di unire il Paese davanti al piccolo schermo. Oggi, quel ruolo di ponte sentimentale tra il pubblico e Viale Mazzini sembra indossarlo alla perfezione Fiorello.
Non è un mistero quanto lo showman siciliano consideri Baudo un mentore e un’istituzione. Basti ricordare il celebre aneddoto del provino giovanile per Fantastico, quando un giovanissimo Fiorello intrattenne Baudo per quasi un’ora sentendosi dire: «Sei bravo… ma per questo tipo di cosa ci sono già io», un giudizio che si è trasformato in un’amicizia profonda e in una tacita investitura.
Quando Fiorello ripete che alla Rai «si deve moltissimo» e ironizza sul fatto che bisognerebbe sostituire la storica statua del cavallo a Viale Mazzini con lo stesso Baudo, non fa cabaret: esprime una dichiarazione d’amore laica verso la tv pubblica. Una dichiarazione d’amore che gli ha fatto anche difendere il mitico Teatro delle Vittorie da una svendita troppo frettolosa.
Un debutto che profuma di casa
Il blitz di domenica sera – un quarto d’ora piombato a sorpresa subito dopo il Tg1 condotto da Emma D’Aquino – ha riportato in auge il rito del grande varietà televisivo. Tra finti operai, Annalisa, Gigi D’Alessio, TonyPitony e battute fulminanti, Fiorello ha dimostrato di possedere la stessa alchimia di Baudo: la capacità di entrare nelle case degli italiani senza spocchia, con la leggerezza di chi sa che la televisione è una cosa seria proprio quando scherza.
Farsi trovare lì, nel lancio durante il Tg1, sulla soglia dello studio intitolato all’uomo che più di tutti ha incarnato l’anima della Rai, non è stata una scelta di location casuale. È il passaggio del testimone ideale. Un modo per dirci che, finché ci sarà qualcuno capace di trattare lo schermo con amore e gratitudine, la grande televisione italiana non è affatto finita ed il varietà non è morto (magari senza alzare troppo il volume del televisore, Peppi Franzelin dixit).
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