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Economia
Draghi, Mr Euro che fa da battistrada a Renzi in Europa sulla crescita

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Non c'è che dire. Mario Draghi continua ad essere alleato più prezioso su cui i premier italiani (prima Mario Monti nella crisi dello spread e ora Matteo Renzi che giustamente scalpita per il passaggio dal Fiscal al Growth Compact) possono contare nel cuore dell'Europa. In quell'Unione Europea in cui il rigore tedesco fino ad ora ha dominato incontrastato nella fase dell'austerity che deve invece passare ora, come ha ricordato ieri in un'intervista ad Affaritaliani.it Filippo Taddei, il responsabile economico del Pd, a quella della crescita. Che per ora è ancora debole e a macchia di leopardo. E' il mantra del Ppe nelle cui fila Renzi ha appena iscritto i Democrat, una fase che oggi Draghi con le misure tradizionali sui tassi e quelle non convenzionali sulla liquidità ha inaugurato nel Vecchio Continente. Finendo per fare un favore anche al Pil dei rigidi tedeschi che fanno invece finta di non aver bisogno degli allentamenti monetari della Bce.

Con la cravatta delle grandi occasioni (rumors da Francoforte riportano che fosse la stessa del decisivo "whatever it takes" del luglio 2012" in cui lanciò un chiaro avvertimento alla speculazione finanziaria), Draghi, che ha fatto anche la voce da duro azionando ancora la preziosa leva delle aspettative ("E non è finita qui"), ha approfittato delle previsioni sulla bassa inflazione per i prossimi mesi e ha prima tagliato il tasso refi, portandolo dallo 0,25% allo 0,15%. Poi per assicurarsi che, a differenza di quanto avvenuto durante la crisi dello spread, la politica monetaria si trasmetta in maniera efficace all'economia reale di tutti i diversi Paesi membri dell'Eurozona, in cui il costo del denaro ha risentito troppo delle differenze strutturali delle economie, ha predisposto un nuovo round di misure di rifinanziamento a lungo termine e tasso fisso delle banche e ha portato in territorio negativo il tasso di remunerazione dei depositi bancari presso la Bce.

Infine, la ciliegina sulla torta: ha avviato il lavoro necessario per giungere all’acquisto diretto dei prestiti cartolarizzati alle Pmi. Si tratta di un armamentario che gli consente di fare filotto: aumentare la liquidità per abbassare il cambio euro/dollaro, importare poi un po' d'inflazione, favorire la competitività e le esportazioni europee penalizzate da un euro troppo forte e spingere, in ultima battuta, la crescita anche grazie a quella liquidità abbondante che le banche dovranno cercare di impiegare in maniera produttiva con i prestiti, perché se vorranno invece parcheggiarla a Francoforte dovranno invece aprire il portafoglio.

Insomma, la Bce a guida Draghi si conferma ancora una volta l’unico attore nell’eurozona in grado di decidere politiche a sostegno dell’economia e a vantaggio della moneta unica. In attesa che Frau Angela si svegli e si lasci guidare a più miti consigli dal giovane Renzi.

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