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Economia
Renzi all'Ue: "No ai compiti a casa dall'Europa. Sappiamo cosa fare"

Niente compiti a casa. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi risponde alla Commissione europea e al Commissario agli Affari economici Olli Rehn dopo la pagella di Bruxelles sui conti pubblici italiani che non è stata affatto tenera. "L'Europa non è il luogo dove veniamo a prendere i compiti da fare a casa. L'Italia sa perfettamente cosa deve fare e lo farà da sola per il futuro dei nostri figli. Non dobbiamo dare rassicurazioni a nessuno", ha spiegato infatti il premier. Le parole del primo ministro italiano sono arrivate dopo che la Commissione Ue ha messo inserito l'Italia nel gruppo dei Paesi con gli "squilibri macroeconomici" più gravi insieme a Croazia e Slovenia, zavorrato come è da un debito spropositato. Ma quel che più conta è che gli economisti comunitari hanno giudicato troppo timida la Manovra per il 2014, che in quanto a riduzione dello stock fa pochino.

Anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha avuto una linea di difesa chiara: il monito di Bruxelles "è severo, ma è d'accordo con quello che pensiamo noi". Intervistato dal Gr1, il ministro riconosce che la pagella europea "mette in evidenza problemi strutturali che conosciamo da tempo, praticamente ci incita a far ripartire la crescita e quindi l'occupazione e in questo modo correggere gli squilibri". Nessuna manovra aggiuntiva all'orizzonte, si garantisce dal Tesoro, per evitare le sanzioni comunitarie se entro un paio di mesi non ci saranno riforme e correzioni ai conti pubblici. Le riforme nell'agenda del governo dovrebbero bastare a rimettere in carreggiata l'Italia e a convincere Bruxelles. Non è un caso che Renzi dica che "ora si deve correre, senza scherzare".

Un'uscita che ha indispettito l'ex ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni: "I commenti sulla correttezza dei 'conti' presentati dal Governo Letta sono incomprensibili e immotivati. Sorprende anche la decisione della Commissione di classificare come 'eccessivi' gli squilibri macroeconomici italiani, anche perché all'elevato debito hanno contribuito i versamenti ai fondi europei salva-stati e l'operazione straordinaria di pagamento dei debiti delle P.a., concordata con la Commissione".

Non cambia invece la posizione di Padoan che punta dunque sulla crescita prima che sulla riduzione del debito per ridurre l'incidenza dello stock d'indebitamento sul Pil. Per Padoan la priorità è il taglio al cuneo fiscale, indicato come prima urgenza. Padoan sta cercando di aggiungere altri 7,5 miliardi ai 2,5 già conteggiati dal governo Letta. Per il ministro, inoltre, sarebbe meglio concentrare le risorse su uno dei due versanti del cuneo: o il lavoratore (attraverso sgravi Irpef) o le imprese (usando come leva l'Irap). Con quali soldi? Il bacino dal quale tutti dicono di voler attingere è la spending review e anche in questo caso Padoan non fa eccezione. Secondo i suoi calcoli, però, a differenza di quanto previsto dal primo piano Letta per la revisione della spesa del commissario Carlo Cottarelli, si potrebbero raccimolare già 5 miliardi nel 2014 invece dei 3 previsti.

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