I conti dell’ex Ilva continuano a peggiorare sul fronte dell’indebitamento. Nei primi sei mesi del 2026 Acciaierie d’Italia accumula una perdita di oltre 551 milioni di euro, mentre i debiti complessivi salgono a 8,48 miliardi. Cresce soprattutto l’esposizione verso i fornitori, aumentata di 333 milioni rispetto al semestre precedente.
I debiti verso i fornitori crescono di 333 milioni rispetto al semestre precedente
L’ex Ilva chiude il primo semestre 2026 con debiti complessivi per 8 miliardi e 480 milioni di euro, in aumento di 602 milioni rispetto ai 7 miliardi e 878 milioni registrati tra luglio e dicembre 2025. È quanto emerge dalla relazione semestrale depositata dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia, Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli.
A crescere è soprattutto l’esposizione nei confronti dei fornitori, che raggiunge 1 miliardo e 749 milioni di euro, contro 1 miliardo e 416 milioni del semestre precedente. Un incremento di 333 milioni di euro, pari a circa il 23,5%, che coinvolge direttamente le imprese creditrici della società siderurgica in amministrazione straordinaria dal febbraio 2024.
Nel dettaglio, la relazione riporta anche 1 miliardo e 142 milioni di debiti finanziari e 5 miliardi e 494 milioni di debiti concorsuali, riferiti alla procedura di amministrazione straordinaria. L’attivo della società ammonta invece a 3 miliardi e 751 milioni di euro, di cui 1 miliardo e 356 milioni riconducibili ad attività materiali.
Ex Ilva, perdita di 551 milioni in sei mesi: i costi superano i ricavi
Anche il conto economico continua a registrare risultati negativi. Tra gennaio e giugno 2026 Acciaierie d’Italia ha realizzato ricavi per poco più di un miliardo di euro, a fronte di costi della produzione pari a 1 miliardo e 443 milioni.
La voce di spesa più consistente riguarda i servizi, per 791 milioni di euro, seguiti dalle materie prime, che hanno assorbito 415 milioni, e dal personale, con costi pari a 193 milioni.
Il risultato finale del semestre è una perdita di 551 milioni e 502mila euro. Nel periodo luglio-dicembre 2025 il rosso aveva superato i 582 milioni, mentre i costi di produzione si erano attestati a 1 miliardo e 299 milioni.
La perdita si è quindi ridotta di circa 30 milioni da un semestre all’altro, ma resta superiore al mezzo miliardo. Nello stesso periodo l’indebitamento complessivo è aumentato di oltre 600 milioni, con una crescita particolarmente marcata dei debiti verso i fornitori.
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