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Ex Ilva e rischio bomba sociale, l’allarme di Decaro a La Piazza torna a far rumore: partono 2.500 licenziamenti collettivi nelle imprese appalto-indotto

La Fiom alla premier: “Il governo chiarisca se vuole chiudere il sito strategico”

Ex Ilva e rischio bomba sociale, l’allarme di Decaro a La Piazza torna a far rumore: partono 2.500 licenziamenti collettivi nelle imprese appalto-indotto

Ex Ilva, 2.500 licenziamenti collettivi nelle imprese appalto-indotto

L’Aigi (Associazione Indotto AdI e General Industries) ha trasmesso ai sindacati le lettere relative alla procedura di licenziamento collettivo che coinvolgerà un numero di lavoratori superiore alle 2.500 unità. “Si tratta di un atto estremo e doloroso, al quale non avremmo mai voluto fare ricorso, ha spiegato il presidente dell’Aigi Nicola Convertino in una lettera, definendo un “atto dovuto e inevitabile, diretta conseguenza dell’improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell’area a caldo già nel mese di ottobre. Siamo giunti a questo punto a causa della totale assenza di una ragionevole programmazione che avrebbe potuto mettere in sicurezza le nostre aziende”.

Ex Ilva, secondo la Fiom dal 2012 nessun governo ha programmato un serio processo di transizione ecologica

“Non vorremmo ricordare il governo più longevo della storia repubblicana come quello che ha chiuso l’Ilva senza offrire alcuna prospettiva occupazionale, industriale e ambientale”. È l’allarme lanciato dalla Fiom Cgil di Taranto in una lettera aperta alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che oggi saraà a Bari per festeggiare il record del governo più longevo della storia repubblicana. “Il governo più longevo della storia repubblicana avrebbe potuto e dovuto dare risposte a migliaia di lavoratori, ma la sua stabilità non ha purtroppo evitato il disastro sociale e ambientale che sta per abbattersi sul capoluogo ionico”, scrive il sindacato, riferendosi alla vertenza dell’Ex Ilva e dell’appalto.

Secondo la Fiom, dal 2012 “nessun governo” ha programmato un serio processo di transizione ecologica, mentre si è intervenuti con “decreti d’urgenza per rinviare un problema sicuramente non di facile soluzione”, aggravando progressivamente le condizioni dei lavoratori e degli impianti. Il sindacato contesta anche il bando internazionale di vendita e definisce il “Piano Corto” del novembre 2025 un “piano di chiusura”. Poi il riferimento all’udienza del 9 settembre davanti alla Corte d’Appello di Milano: “Il prossimo 8 settembre a Palazzo Chigi il governo dovrà necessariamente dare risposte” alla piattaforma sindacale e chiarire “se intenda chiudere un sito d’interesse strategico, mettendo per strada 20 mila lavoratori e provocando una bomba sociale e ambientale senza eguali“. La Fiom denuncia inoltre che nello stabilimento sarebbero già in corso riunioni per avviare le procedure di spegnimento dell’area a caldo. “È giunto il tempo di dare risposte concrete alle rivendicazioni dei lavoratori”, conclude il sindacato, annunciando che continuerà a battersi “con determinazione”.

Ex Ilva, i sindacati chiedono un incontro urgente in difesa dell’indotto

Nel frattempo, Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto chiedono un incontro urgente a Confindustria, Aigi e Confapi per affrontare le criticità che si sono generate nel sistema degli appalti e dell’indotto di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria dopo il decreto della Corte d’Appello di Milano che prevede la sospensione delle attività dell’area a caldo dell’Ex Ilva entro il 28 ottobre. “In attesa del confronto a Palazzo Chigi previsto per l’8 settembre e dell’udienza del 9 settembre, nella quale sarà discussa l’istanza di sospensiva del provvedimento – spiegano i sindacati – crediamo sia necessario avviare un confronto con le parti datoriali al fine di garantire un futuro ai lavoratori e alle stesse aziende dell’appalto”. Per Fim, Fiom, Uilm e Usb, il tema dell’indotto deve inoltre entrare a pieno titolo nel confronto con il Governo. “Tra le questioni inerenti le prospettive industriali, occupazionali ed ambientali poste all’attenzione del Governo e quindi del confronto che si terrà a Palazzo Chigi, c’è anche il tema dell’appalto”, sottolineano le organizzazioni sindacali. La richiesta di incontro è stata formalizzata oggi, 4 settembre, alle tre associazioni datoriali. “Sicuri di un vostro positivo riscontro”, concludono le segreterie territoriali di Fim, Fiom, Uilm e Usb.

Ex Ilva, le parole di Decaro a La Piazza 2026

E di questa bomba sociale ne ha parlato senza remore, solo pochi giorni fa, Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia dal palco de La Piazza, la kermesse politico-economica di Affaritaliani andata in scena a Ceglie Messapica alla fine di agosto. “Siamo preoccupati perché quella è, da un lato, una bomba sociale. Stiamo parlando di 20mila lavoratori, 10mila diretti dell’Ilva e 10mila che lavorano nell’indotto. Contemporaneamente è un problema anche per il nostro Paese, perché il polo siderurgico e la produzione di acciaio sono fondamentali per le aziende italiane. Molti comparti utilizzano l’acciaio, dall’automotive all’edilizia. Se non c’è l’acciaio non hanno la possibilità di realizzare carpenterie e tondini che vanno nelle travi e nei pilastri delle strutture edilizie. Stiamo parlando di un comparto fondamentale per l’Italia e per l’Europa”, ha detto Decaro dal palco de La Piazza.

Decaro ha poi ribadito la necessità di sottrarre il dossier allo scontro politico: “Dobbiamo lavorare insieme, enti locali e governo nazionale. In questo caso ancora di più, perché stiamo parlando di un tema di straordinaria rilevanza non soltanto per Taranto ma per tutto il Paese. La mia posizione non è cambiata: il polo siderurgico è importante, ma è importante che sia decarbonizzato, cioè che non impatti sull’ambiente. È importante per noi che continui a lavorare l’area a freddo, magari ampliando l’attività, perché ci sono tante linee produttive ferme da tanti anni che potrebbero dare lavoro a una parte delle persone ancora in cassa integrazione”.

Per la realizzazione del forno elettrico, secondo Decaro, sarà necessario anche l’intervento pubblico: “Tutte le proposte che sono arrivate dicono che c’è bisogno dell’intervento dello Stato per il forno elettrico. A quel punto lo Stato, visto che mette le risorse, può entrare nel capitale sociale e poi uscire quando si è completata la realizzazione del forno elettrico, che serve a produrre bramme e coils. Credo che avere un polo siderurgico decarbonizzato che non inquini a Taranto sia un tema importante non solo per il lavoro a Taranto, ma anche per l’autonomia e lo sviluppo economico del nostro Paese. Bisogna cominciare da subito a pensare a come realizzare i forni elettrici e come produrre l’acciaio a Taranto utilizzando forni innovativi. Tutta l’Europa sta andando in quella direzione. Quando parliamo di decarbonizzazione non stiamo dicendo solo che dobbiamo togliere il carbone, dobbiamo togliere la CO2 che va nell’atmosfera e che è causa dei cambiamenti climatici che stiamo vivendo in questi giorni. Se noi anticipiamo la transizione ecologica investendo sulle tecnologie green, e i forni elettrici sono tecnologie green, saremo anche più competitivi rispetto ad altri Paesi”, ha dichiarato il presidente della Regione Puglia.

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