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Ex Ilva, la Corte d’appello di Milano ordina lo stop all’area a caldo. Giorgetti: “Sentenza che stravolge”

In quella decisione si affermava che per chi risiede nelle “zone limitrofe” allo stabilimento ex Ilva sussisterebbe “tuttora” un “elevato rischio di lesioni gravi”

Ex Ilva, la Corte d’appello di Milano ordina lo stop all’area a caldo. Giorgetti: “Sentenza che stravolge”
Adolfo Urso

Ex Ilva, la Corte d’appello di Milano ordina lo stop all’area a caldo

La Corte d’appello di Milano ha disposto la “sospensione dell’attività produttiva” dell’area a caldo dell’ex Ilva: il blocco scatterà entro 90 giorni se non verrà “rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti” e se non saranno adottate “le misure necessarie per ricondurre l’emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza”, a fronte dei 6 milioni di tonnellate annue attualmente autorizzate.

A firmare il provvedimento sono i giudici Marianna Galioto, Rossella Milone e Cristina Ravera della sezione specializzata in materia d’impresa, che hanno accolto l’istanza di inibitoria presentata da 11 cittadini dell’associazione Genitori Tarantini, assistiti dagli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Strano.

Il decreto, datato 9 luglio, è stato notificato a Ilva spa, Acciaierie d’Italia spa e Acciaierie d’Italia Holding, tutte sottoposte ad amministrazione straordinaria. Si tratta del seguito della pronuncia di primo grado dello scorso 26 febbraio, con cui il collegio Mambriani-Ricci-Zana del Tribunale, dando applicazione alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 25 giugno 2024, aveva parzialmente “disapplicata” l’Autorizzazione Integrata Ambientale del 2025 in relazione a una serie di voci.

Tra queste compaiono il “monitoraggio PM10 e PM2,5“, il “regime wind days“, l’installazione di “serbatoi contenenti sostanze pericolose“, la “temperatura minima di combustione delle torce alle quali sono inviati i gas di affinazione dell’acciaio” e la “completa intercettazione delle emissioni diffuse in fase di trasferimento del coke”.

In quella decisione si affermava che per chi risiede nelle “zone limitrofe” allo stabilimento ex Ilva sussisterebbe “tuttora” un “elevato rischio di lesioni gravi”, e che a queste persone va garantita la “certezza di vivere senza il fondato timore di essere attinte da malattie gravi” o “di vedere intollerabilmente violata la serenità della propria vita per effetto dell’attività industriale svolta nello stabilimento”.

Giorgetti: “Sentenza che stravolge”

”Le sentenze sono sentenze, valgono per tutti. La sentenza mi sembra chiara con l’ordine di fermare l’area a caldo, e questo è un fatto su cui stiamo ragionando”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in conferenza stampa al termine del Cdm, parlando dell’ex Ilva. ”Domani c’è un incontro con i sindacati ma questo fatto stravolge la fase di cessione che era prossima ad una definizione con la controparte e ora cambia le condizioni della vicenda”, ha aggiunto.