Ex Ilva, da Jindal proposta aggiornata sull’intero perimetro
Non c’è pace per l’ex Ilva di Taranto. La decisione della Corte d’Appello di Milano di disporre la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni riscrive ancora una volta il futuro del gruppo siderurgico e apre un nuovo scenario per la procedura di cessione. A lanciare l’ipotesi di una soluzione nazionale è stato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che al termine del Tavolo Taranto convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha indicato la possibilità di valutare una cordata italiana per il rilancio dell’azienda. L’incontro con il ministro, ha spiegato Orsini, è stato “serio e proficuo”. “Viste le nuove condizioni legate allo stabilimento dell’ex Ilva – ha dichiarato – si aprono le condizioni per valutare una cordata italiana che abbia a cuore l’industria di base del Paese. Oltre alle persone, ci sono filiere importantissime di prodotti dietro all’Ilva”.
Secondo il presidente di Confindustria, il nuovo contesto impone una revisione dell’intera operazione. “Venendo a mancare pezzi della gara precedente, che includeva la parte a caldo, oggi bisogna capire quali sono le nuove condizioni che stiamo esaminando. Dietro a un’attività del genere serve un piano industriale e bisogna pensare alle persone, che per noi rappresentano un capitolo fondamentale. Speriamo che questo lavoro porti buoni frutti”.
Nel frattempo si affacciano anche nuove prospettive industriali. Secondo quanto riferito dall’Ansa, Webuild ha confermato al Tavolo Taranto il proprio interesse a realizzare nell’area un hub dedicato alle opere di carpenteria metallica, funzionale alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. L’investimento sarebbe però subordinato alla disponibilità di acciaio conforme alle specifiche tecniche richieste dall’opera e alla presenza di un presidio industriale in grado di garantire un collegamento diretto con il cantiere.
A fare il punto sul nuovo quadro è stato anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Dobbiamo necessariamente prendere atto della decisione della Corte d’Appello di Milano, che dispone la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni”, ha affermato. Il provvedimento è stato inserito nella data room a disposizione dei partecipanti alla gara e, alla luce del nuovo scenario, Jindal ha presentato una proposta aggiornata sull’intero perimetro aziendale, ora al vaglio dei commissari straordinari.
Ex Ilva, Palmisano: “Non abbiamo ancora capito la strategia”
Nel frattempo, dal territorio il clima è ancora teso. “Ancora una volta abbiamo partecipato a un tavolo che si è concluso senza risposte, senza decisioni e senza una prospettiva concreta per il futuro dell’ex Ilva. Mentre il governo rinvia le decisioni, Taranto, i lavoratori e un intero territorio continuano a vivere nell’incertezza. E noi siamo costretti a tornare dai cittadini senza poter dare le risposte che attendono”, ha detto il presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, al termine dell’incontro con il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso.
“La vertenza ha ormai una portata tale – ha aggiunto – da richiedere un’assunzione diretta di responsabilità da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. È il momento che sia il massimo livello del Governo a prendere in mano questa vicenda e ad assumere decisioni definitive. Ben vengano investitori e progetti industriali capaci di garantire sviluppo, occupazione e una prospettiva alternativa di rilancio per il nostro territorio”, ha sottolineato Palmisano.
“Ma non abbiamo capito quale sia la strategia dopo un anno di interlocuzioni. Non ci bastano più annunci o manifestazioni d’interesse: chiediamo tempi certi, un cronoprogramma preciso e impegni chiari e vincolanti”, ha insistito. “Chiediamo inoltre di conoscere quale sia il piano industriale nazionale sull’acciaio green, che fino a oggi è stato indicato come strategico e imprescindibile. E poi, sul percorso di decarbonizzazione non abbiamo ricevuto alcuna risposta chiara: il Governo deve dire in tutta trasparenza quale modello produttivo intende perseguire e con quali tempi. Taranto – ha concluso Palmisano – non ha più bisogno di riunioni interlocutorie: ha bisogno di scelte”.

